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Una creazione nata per passione e per sfida. Mi ero data un anno di tempo per realizzare un puzzle da 5000 pezzi. Quella volta non potevo scegliere un quadro banale, l’impresa certosina doveva essere supportata da una motivazione più grossa e da un significato che spingesse verso “un oltre” altrimenti sarebbe rimasto un incompiuto che avrebbe albergato per mesi occupando un intero tavolo della casa!
Comprato e cominciato. 5000 tasselli, 101x153 centimetri quadrati, impregnato di tante ore di silenzio, preghiera, musica, chiacchierate, riflessione, e proprio come accade nella vita reale, piano piano la “creatura” ha preso forma, pezzo dopo pezzo. Il desiderio non solo di provarmi in una sfida più grande dei soliti 1000 pezzi di cui è tappezzata qua e là la mia casa, ma anche un chiaro e molteplice messaggio da lasciare a chiunque passerà per il mio salotto a cenare o bersi un caffè.
In meno di un anno, il grande puzzle è stato ultimato, ma ce ne son voluti due in tutto per finirlo, incollarlo, rifinirlo, per creare uno spazio che, dipinto a nuovo,lo accogliesse. Il tempo della cura, del far ordine, della scoperta di sempre nuovi e più profondi significati e motivi che quest’opera del Michelangelo continua a regalarmi. “La creazione di Adamo”.

Il primo tocco di un Dio, circondato da angeli, attorno, sopra, che tocca l’uomo, nudo, vero, così com’è. Un dito che dona vita, che rigenera, che quando accarezza un’esistenza la trasforma, nulla rimane com’era. È la forza vitale di un Padre che continuamente ama ogni creatura, nessuno escluso. Mi son molto dispiaciuta, e inizialmente arrabbiata con me stessa, quando ho scoperto, troppo tardi, di aver invertito due pezzi. L’errore umano in un’opera che trasuda divino. Mi ci son volute settimane per cogliere la bellezza di questa mia svista e per arrivare a non solo accettare ma anche andare fiera del mio essere stata imperfetta.
È diventato il “mio” quadro, un insieme di tasselli più personali, come ogni storia d’amore. Il prendere forma di questa sfida di pazienza è andata di pari passo con lo studio artistico dell’opera. Quel dito mi conquistava, mi attirava. I retroscena del dipinto continuano a lasciarmi stupita. Un Dio così audace e misericordioso da continuare imperterrito a voler toccare tutti e ciascuno.
Quante dita puntate continuamente, invece, contro l’uomo, contro il Cielo, contro noi stessi. E mi si è aperto un mondo. Ed è stato bellissimo aver scoperto come il dettaglio di quell’indice di Adamo dipinto da Michelangelo, sia stato “citato” dal Caravaggio nella sua famosa chiamata di San Matteo. L’uomo Adamo comparato con l’Uomo del Cristo, l’umano toccato da Dio con l’Uomo per eccellenza che chiama, che indica una direzione. “Nessuno di quelli che stavano lì, compreso Matteo avido di denaro, poteva credere al messaggio di quel dito che lo indicava” (papa Francesco).
Un Padre che chiama, tocca, mostra una strada ai propri figli. Ed è stato ancor più meraviglioso ritrovare quell’indice in un quadro di Leonardo su San Giovanni Battista. Lo stesso dito usato per la prima volta dal profeta, non più per mostrare la croce ma il Cielo. “Da Vinci promette il Paradiso: guardate quel dito levato” (Pablo Picasso).
L’orizzontale e il verticale, le dimensioni dell’umano e del divino unite da quel secondo dito della mano che invece noi troppo spesso usiamo per accusare , per incolpare, per additare. Adamo, l’uomo peccatore nostro amico e fratello, a stretto contatto con il Padre, racchiusi nel loro guardarsi fisso occhi negli occhi.
Nell’era del touchscreen, lasciamoci toccare, accarezzare, indicare da Dio e diventeremo anche noi dita alzate verso il Cielo a mostrare il Paradiso!

Laura Giulian
L'autore: Laura Giulian

Classe ‘85, un’ottima annata! Professoressa precaria per sogno nel cassetto, passione, vocazione. Affascinata dal mondo dell’educazione e dai suoi protagonisti.
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