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Oggi numeri per tutti, numeri di netta minoranza: 8 preti, 6 parrocchie, 1 vescovo, 6 suore, 2400-2500 cattolici latini totali! Questa è la diapositiva dell'attuale diocesi turca dell'Anatolia, quel pezzo di terra che fa da cappello ad Israele e da cui è iniziato il peregrinare di un certo Paolo di Tarso o di un certo Pietro. Ora è patria e casa per tanti rifugiati cristiani: iracheni, siriani, curdi. Una macedonia di popoli, di storie, di fughe e di sofferenze, alla ricerca di casa...dentro e fuori! Una fetta di pianeta grande più o meno un’Italia e mezza e comunità distanti fino a 1350 km. Lì,dove tutto è nato e partito 2000 anni fa, oggi rimane luogo di frontiera, di netta minoranza...quasi dimenticato! Una Chiesa straniera in terra natia! Eppure l’amore per quel Dio che non ha paura dei numeri piccoli, che non ha paura di rimanere solo, che ha amato, ama e amerà l’uomo a prescindere, continua a farsi storia, secolo dopo secolo! Anche di fronte al penultimo vescovo ucciso (mons. Padovese), anche dopo 6 anni senza la direzione di un episcopo, la fede tenace e silenziosa di una manciata di laici non ha mai smesso di essere il motore fondante! “È sempre vero che il primo passo nel diventare cristiani si fonda nell'incontro di uomini che vivono da cristiani convinti” (Padovese)
Uomini, principalmente iracheni, riempiono le chiese, le case, le sale. Controllati a vista spesso, con telecamere, per sorvegliare il pregare insieme un Dio ritenuto pericoloso, un Dio che non può essere celebrato pubblicamente ma solo nel cuore. Un Dio, che agli occhi ciechi di chi lo nega, rende impuro ogni luogo. Un Dio che ha liberato dall'Egitto. Oggi in quell'Egitto, per il suo nome, si muore veramente, si è costretti a cambiare religione per vivere. Un Dio caritatevole che è pronto a tendere la mano a tutti i fratelli, musulmani e non. Un Dio che non prevede nemici ma che è continuamente osteggiato e ostacolato in ogni modo, in ogni forma. Un Dio che noi del continente "cristiano" diamo così per scontato. Professare il nostro credo al massimo ci può rendere "sfigati", tutt'al più viene intaccata la nostra autostima, ma ogni altro danno estetico e morale è salvo! Rischiamo di diventare cristiani un po' annacquati, che dallo smartphone scelgono a quale ora, in quale luogo andare a messa e pure quale prete andare ad ascoltare (purché la predica sia corta o fatta bene!). E c'è chi al di là del Mediterraneo piange commosso di gioia per poter "comunicarsi", entrare in comunione, dopo settimane!
A raccontarmi un pezzo di questa storia è stato John, un uomo musulmano convertito, un laico, un marito, un padre, un cattolico! Iraniano di origine, turco di residenza, di Dio nel cuore! "Braccio destro" del vescovo attuale dell’Anatolia, padre Paolo Bizzeti, e ora direttore della Caritas. John, uomo costruttore di ponti, in continuo andirivieni tra l’Europa e la Turchia per aprire brecce di speranza, per non far sentire a quelle poche-grandi fedi solo il peso di una solitudine ma per testimoniare che quell’ardore, che proprio da lì ha preso vita col Cristo, non si è mai spento!
Seminatore inarrestabile di Vangelo,compagno per tanti catecumeni,mano tesa per far ripartire tante vite nella fede e nel lavoro. “Se è vero che chi più ama, più si avvicina a Dio, è anche vero che per questa strada ci avviciniamo al senso vero della nostra esistenza che è un vivere per gli altri. Del resto la porta della felicità si apre solo dall’esterno.“ (Padovese)
Un incontro che lascia il segno, un incontro che chiede di conoscere quei fratelli che lodano e pregano lo stesso Dio e che con coraggio e fedeltà, a volte a costo del lavoro o addirittura della vita, intraprendono la strada della sequela, della comunione, della carità! John ha usato un’immagine che rilancio. Il Cristiano è come uno sgabello di legno a tre gambe, per stare in piedi ha bisogno della Parola, della Liturgia e della Comunità, un Cristiano solo non può esistere! È aperto alla Carità! Allora ci auguro e mi auguro di diventare un po' più sgabello, capace di lanciare lo sguardo anche al di là del mare per conoscere,tendere la mano e continuare a scrivere questa Storia credendo insieme!

Laura Giulian
L'autore: Laura Giulian

Classe ‘85, un’ottima annata! Professoressa precaria per sogno nel cassetto, passione, vocazione. Affascinata dal mondo dell’educazione e dai suoi protagonisti.
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