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 Liceo Linguistico: studio delle lingue qualificato, con possibilità di esperienze all'estero

Il liceo linguistico è il ramo più giovane del Montini, ma non per questo il meno importante; anzi, ha avuto un inaspettato aumento di studenti del liceo linguistico, capovolgendo il bilanciamento tra i due indirizzi, rispetto a quello che si registrava solo un decennio fa.
Ne parliamo con il prof. Maurizio Tura, vicepreside del Liceo Linguistico.

SubstandardFullSizeRender1. C’è qualcosa che vorresti approfondire/ imparare o in cui ti riproponi di migliorare, nel confronto con colleghi di altre materie?
Cominciando ad insegnare al liceo linguistico, mi sono accorto di quanto fosse fondamentale conoscere le lingue. Io avevo studiato solo un po' di inglese (in parte a scuola, ma per lo più da autodidatta). Anni fa, chiesi alla mia collega di francese di aiutarmi ad imparare la lingua francese, fornendomi del materiale. Devo ammettere, del resto, di avere avuto da sempre una predisposizione ad imparare, migliorata con gli anni, tramite un metodo di studio adeguato.
In questo momento, anche per via dell'anzianità acquisita, credo sia più io a dover essere disponibile nei confronti dei colleghi più giovani, per aiutarli tramite la mia esperienza.

2. Dopo tanti anni, entrare in una classe nuova o il primo giorno in cui iniziano le lezioni del nuovo anno scolastico, provocano ancora emozioni?
Sicuramente ci sono sempre emozioni, anche se diverse. L'agitazione è minore e lascia spazio alla curiosità verso ciò che ti aspetta (nessun ragazzo è uguale all'altro). Con gli anni, acquisiti maggiore sicurezza nei tuoi mezzi e ciò ti permette di iniziare immediatamente un lavoro di tipo psicologico o l'elaborazione di un progetto che riguardi i talenti e le potenzialità di chi ti sta di fronte.

3. Quali sono le nuove sfide educative a cui chiama questo tempo, in cui la tecnologia ci spinge a guardare sempre avanti, senza soffermarci sui dettagli?
Mi accorgo che ora la mia formazione è diversa da quella dei miei colleghi più giovani, essendoci ormai una generazione di differenza e, soprattutto, abbiamo vissuto esperienze diverse (io avevo a disposizione solo i libri, non il computer o lo smartphone). La tecnologia può avere una sua utilità, se usata con criterio, anche a livello didattico, ma non quando ne divento schiavo e ne dipendo: è in questi termini che si gioca la sfida educativa attuale.
Il libro ha un suo fascino, che sarebbe bello continuasse ad essere avvertito anche dalle generazioni future.
I social network annulla le gerarchie e questo è negativo, all'interno di un rapporto educativo, perché, al contrario, è invece opportuno che queste siano mantenute, perché fanno parte esse stesse dell'educazione.

 

4. Quanto è importante armonizzare l’apporto educativo delle famiglie con quello delle altre istituzioni, a partire dalla scuola?
La famiglia è e rimane il primo soggetto educativo. Alcune paiono voler delegare questo compito alla scuola, ma ciò non è possibile. In questi tempi, la famiglia è disgregata e questo provoca danni nei ragazzi. Quando arrivano qui, hanno ormai 14 anni, non sono una “tabula rasa”, ma sono evidentemente influenzati dalle esperienze che hanno vissuto. Un proverbio dice che quando la pianta comincia a formare il tronco duro, è difficile cambiarne la forma: rimane indicativo, anche nella formazione dei giovani.
Tanti genitori denunciano la propria incapacità educativa e finiscono, magari a portarli dallo psicologo, persino in assenza di reali patologie.
Il compito che spetta a noi, come educatori, è il tentativo di fare ordine e guidare i ragazzi verso scelte autonome e responsabili.

5. Hai mai pensato di andare altrove?
Assolutamente no. Sono arrivato qui quasi trent'anni fa e per me è una seconda pelle. Qui è dove avrei voluto studiare e devo tantissimo, umanamente, al Montini. Qui ho scoperto la mia vocazione, ho conosciuto tante persone interessanti e mi sono aperto caratterialmente. Sono stato chiamato tre volte a lavorare per lo Stato, ma ho sempre rifiutato, perché qui c'è un progetto educativo che condivido totalmente.

6. Ipotizzando di fare un bilancio, ti senti più debitore o creditore del Montini?
Ho un debito di gratitudine eterno nei confronti di chi mi ha messo qui ad insegnare, ma credo di aver dato anch'io qualcosa alla scuola. Finito il liceo, io non avevo alcun desiderio di rivedere i miei insegnanti. Dopo aver condotto alla maturità la prima classe che ho seguito, i miei ex alunni mi hanno invitato ad uscire con loro e da quel momento mi sono reso conto di aver instaurato ottimi rapporti umani con gli allievi a cui ho insegnato.
Nei luoghi dove ti trovi, nella vita, ricevi e dai.

7. Quali sono gli obiettivi didattico - formativi che sono offerti ai ragazzi che intendono intraprendere il percorso del Liceo Linguistico?
A livello didattico, l'offerta è ampia. Il mio impegno è quello di offrire uno studio della letteratura italiana ad alti livelli. Il liceo linguistico propone un'ottima preparazione nelle tre lingue (inglese, spagnolo e francese), con possibilità di ottenerne certificazione (First Certificate, DELF, DELE) e organizzazione di viaggi d'istruzione legati alle lingue studiate. Recentemente, la formula utilizzata al riguardo è alternare viaggi d'istruzione da parte dei ragazzi e accoglienza, presso le famiglie degli studenti, di loro coetanei, liceali di Albì (durante il secondo e terzo anno); il quarto anno prevede in genere un viaggio in Spagna, mente l'ultimo anno di solito gli studenti sono accompagnati in Gran Bretagna.
Come al Classico, sono previste alcune ore supplementari per approfondire discipline non trattate a livello curricolare (dottrine politiche, cinema, orientamento, musica, teatro).
Sono inoltre caldeggiati stage, anche all'estero.
Nell'ambito del progetto di alternanza scuola/lavoro, gli studenti sono stati impiegati presso aziende di vario genere e le prime esperienze sono state positive, innanzitutto perché gli alunni hanno potuto comprendere la complessità del mondo del lavoro. Tuttavia, non si può definirla una vera riforma: bisognerebbe, piuttosto, strutturare in modo differente tutto il sistema scolastico e non cambiare solo qualcosa, nel tentativo di emulare i programmi europei (a parole), senza però intaccare la struttura portante (come si è, invece, fatto fino a questo momento).

8. Quali sono i punti di forza di una scuola come il Montini?
Dal punto di vista umano, l'attenzione ai ragazzi è sempre molto alta.
Arrivare alla mente, passando per il cuore. Se non fai questo percorso, il rapporto educativo rischia di non decollare. Io sono chiamato ad essere un punto di riferimento, per i ragazzi che mi sono affidati e che puntano a diventare uomini e donne autonomi: nel nostro piccoli, l'obiettivo è di creare una “società nuova”.
Don Carlo, il fondatore, ripeteva spesso che “i ragazzi devono venire a scuola sorridendo”: dobbiamo, cioè, offrire loro una crescita umana, culturale, che può anche passare anche attraverso momenti “seriamente ludici”.
Per un professore del Montini, infatti, non è sufficiente avere competenza della propria materia: è necessario che porti e comunichi agli studenti anche grande passione per quello che fa.
La vera sfida, in conclusione, è armonizzare i due aspetti: fornire, cioè un'istruzione di livello elevato, senza dimenticarci delle peculiarità individuali, da valorizzare e supportare, ove necessario.
In questo, il Montini si propone di essere diverso, è bene che rimanga così e dovrebbero essere gli alunni stessi a confermarlo.


Il prossimo open day si terrà sabato 14 gennaio 2017, alle ore 9.30.

Montini open day

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