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Indice articoli

L'AUTORE


image1Andrea Torquato Giovanoli, classe 1974, nasce a Milano, dove vive attualmente con la sua famiglia. Marito e padre per vocazione, asseconda le sue passioni di artigiano e scrittore, nei ritagli di tempo che la vita famigliare gli concede.
Con penna mordace e sarcasmo pungente, intinge la penna nel sangue vitale della vita quotidiana, pervasa da una spiritualità profonda e mai banale, come spesso accade in chi, come lui, dopo un periodo di allontanamento dalla fede, riavvicinandosi, è capace di riscoprire per sé, ma anche comunicare agli altri il vero sapore dell'autenticità della fede in Cristo.
Di lui colpisce innanzitutto il contagioso ottimismo e il garbato sorriso che, a fronte di una storia personale che fa venire i brividi, non puoi che pensare possa solo essere frutto della Grazia. Padre di sei figli (Matteo, Tobia, Jonathan, Mattia, Christian e Nadia), di cui tre già saliti al Padre,  e uno malato di un morbo a cui nessun medico ha ancora dato un nome, ama dire che "non è il dolore a renderci migliori, ma l'Amore" (Zenit).

Ha scritto:
Il Vangelo di Maria, ed. Segno
Nella carne, col sangue, ed. Gribaudi
Non più due, ed. Gribaudi
La sindrome del Panda, ed. Gribaudi
Le avventure del Barba Beloria, ed. Gribaudi

Sito


IL LIBRO

pandaLa sindrome del Panda - manuale di maschilismo reazionario, edito da Gribaudi ed uscito pochi giorni fa,  l'8 settembre, il giorno della natività di Maria Bambina è l'ultima fatica letteraria di Andrea. Che così lo presenta:
"Volevo scrivere un libro che parlasse all’uomo, dell’uomo, da uomo. Ma che parlasse anche alla donna, dell’uomo, da uomo. Un libro che parlasse dell’uomo e della donna, agli uomini ed alle donne, da uomo.
Volevo scrivere un libro che ricordasse all’uomo il bello d’essere uomo ed alla donna il bello d’essere donna, ma che riconducesse anche entrambi a riscoprire il bello dell’essere fatti l’uno per l’altro e non l’uno contro l’altro.
Volevo scrivere un libro che parlasse del maschio e della femmina e del loro essere meravigliosamente unici e complementari: definitivamente non-intercambiabili. Un libro serio, ma non barboso, che fosse piacevole da leggere, anzi persino divertente.
Volevo scrivere un libro politicamente scorrettissimo e per farlo non serviva altro che parlare di cose ovvie, del tutto banali, cose vecchie come il cucco, ma altrettanto vere, che però oggigiorno non si conoscono più, ed anzi dà scandalo parlarne.
Volevo scrivere un libro, un bel libro, che parlasse di quella relazione tra ruoli capace di muovere il mondo, ma che di questi tempi è stata talmente pasticciata da essere quasi irriconoscibile, da renderla talmente triste che si preferisce rifuggirla nella vita vera, per scimmiottarla in quella virtuale.
Ma soprattutto volevo scrivere un libro che desse un po’ la sveglia a quella generazione d’uomini che si sono lasciati rubare il senso buono e bello della vita, in particolare di quella di relazione, e seguendo il più facile richiamo di falsi slogan si sono lasciati instradare sulla via dell’estinzione. E manco se ne accorgono più, tanto sono impegnati a cercare pokémon anziché figa.
Volevo scrivere un libro che fosse vero ed irriverente, ortodosso ed originale, serio e faceto insieme, e con dentro anche qualche parolaccia, così: tanto per sentirmi un po’ trasgressivo.
Ecco: volevo scrivere un libro così".
Ed io, dopo averlo detto, non potrei trovare parole migliori per definirlo, perché posso solo garantirvi che è proprio così. È un libro che si lascia leggere tutto d'un fiato.
Spiritoso, spirituale, sarcastico, irriverente, autoironico. Eppure, o meglio, proprio per questo, autenticamente saggio, profondo e perennemente d'attualità. Sono pagine di Scrittura sacra, snocciolate al ritmo richiesto dai lettori di oggi, più abituati alle app dello smartphone, che ai libri dei grandi romanzieri ottocenteschi.

Maddalena Negri
L'autore: Maddalena Negri

Classe 1986, orgogliosamente nata sotto il sole del 13 agosto. Ama scrivere e vi si cimenta, con alterna fortuna, dall’età di otto anni. Privilegia, inizialmente, racconti e scopre la poesia solo più tardi, a 14 anni.
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