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Intervista a Matteo Marsan, direttore artistico del Teatro comunale Vittorio Alfieri di Castelnuovo Berardenga (SI)

La ricca programmazione del teatro "Vittorio alfieri" di Castelnuovo Berardenga (SI) - ricordiamo, in particolare:

  • venerdì 6 novembre 2015: Marco Paolini con Numero Primo - Studio per un nuovo Album.
  • sabato 5 dicembre 2015: Gli Omini  con La famiglia Campione
  • giovedì 14 gennaio 2016: Ascanio Celestini con Laika.

Ma non è sempre stato così...

1. 2015 01 29 23.27.50 2rIl tuo cognome tradisce origini "forestiere". Cosa ti ha portato nella terra del Chianti?

Mio nonno era istriano ed è venuto in Toscana negli anni ‘30, mentre sia io che mio padre siamo cresciuti a Firenze. Arrivai nel Chianti nel 1996, assieme al mio socio, Giuseppe Scuto. Avremmo dovuto proporre uno spettacolo al teatro di Castelnuovo Berardenga (SI), che però trovammo chiuso (da quattro anni). Così, andammo in Comune, a parlare con l’Assessore alla Cultura: ci propose di pensare una bozza di stagione che lui avrebbe fatto approvare. Ci assegnarono un budget di 1 milione di lire (promozione compresa) per l’intera stagione (dieci spettacoli): da quel momento, ci fu affidata la direzione del teatro.
Ci sono stati anni difficili (10-12), che hanno visto il teatro vuoto o quasi. C’è stato bisogno di fare molto lavoro a livello locale, con le scuole, ad esempio. Il problema principale è che il teatro è sovradimensionato, rispetto alla popolazione. Basti pensare che Siena, la città più grande nei dintorni ha 55000 abitanti e Castelnuovo Berardenga, che ne ha meno di 10000, ha un teatro di 250 posti.
Quest’anno è forse la stagione più importante che siamo riusciti ad organizzare. Tuttavia, già l’anno scorso, abbiamo esordito con Bollani, che fece la strana triangolazione Firenze - Castelnuovo - Bologna. Abbiamo inoltre avuto l’onore di ospitare spettacoli di artisti rinomati, come Marcoré, Vergassola o Ascanio Celestini. Quest’ultimo, che quest’anno viene per la terza volta, è esemplare: la prima volta c’era solo uno spettatore, un turista inglese che era stato invitato dal mio socio e che assistette sul palco. L’ultima volta, invece, il teatro, era pieno e ricordava perfettamente quanto era successo la prima volta.

2. Quali sono i ruoli che attualmente ricopri o, se preferisci: come ti definiresti, oggi?

Ho fondato l’associazione teatrale “Lo stanzone delle apparizioni”, condivido con lui oneri ed onori. In realtà, ricopro i ruoli più diversi. Sono responsabile del teatro Vittorio Alfieri di Castelnuovo, insieme con il mio socio Giuseppe Scuto: ciò comporta, per me, le mansioni più disparate, dalla pulizia dello stesso, all’amministrazione, alla direzione artistica e alla promozione degli eventi. Il mio socio si occupa più direttamente di alcuni compiti letterali, perché ha una preparazione migliore in questo ambito. Qui a teatro ci sono io e mi occupo di tutto, dalla pulizia ai progetti europei. Ci sono poi i tecnici di Cantiere4, che chiamo abitualmente sia in occasione degli spettacoli teatrali, come anche per diverse necessità tecniche.

3. Quali sono le doti fondamentali che è necessario avere, per calcare un palcoscenico?

Non mi reputo un’autorità. Tuttavia, chi riesce a colpirmi (e, credo, a colpire, in generale) son quelli che hanno in testa il fatto di “dare” in fatto di emozioni e di concetti da trasmettere, senza guardarsi troppo allo specchio, mostrando una forma di narcisismo (caratteristica che, in minimi termini è comprensibile, in questa professione). Ho l’impressione che alcuni recitino “guardandosi”, che recitino di recitare. L’autoreferenzialità rischia però di allontanare. Dev’esserci un’apertura, nei confronti del pubblico. A livello tecnico, potrebbero esserci disquisizioni infinite, ma alla fine sono dell’idea che proprio il non credersi nessuno è quello che ti “fa arrivare” al pubblico che ti guarda, perché ti consente di dare senza troppi filtri.

4. Che ruolo ricopre la capacità d'improvvisazione, nella valutazione della performance di un artista?

Da due anni, sono anche direttore artistico del festival di Monteriggioni (SI), dove si hanno per lo più spettacoli di teatro di strada: il godimento è immediato, che sono caratterizzati dall’improvvisazione. Ovviamente c’è molta tecnica, tuttavia c’è anche molta improvvisazione perché questa gente non sa di preciso dove andrà a fare il numero, chi ci sarà e quanti. È lodevole, d’altra parte, anche il lavoro serio di tanti, come lo stesso Ascanio Celestini o Alessandro Benvenuti, che sono professionisti seri e scrupolosi, a me non resta che applaudire e, magari, cercare di capire come facciano. Non riesco a dare la priorità ad una sola tra le due cose, laddove sono entrambe motivo di professionalità, di serietà, di amore per il proprio lavoro.

5. Quanto è importante la padronanza e la capacità di scelta sulla propria voce, oltre ad una completa padronanza del proprio corpo?

Il mio socio è uomo più di lettere che di teatro: essendo stato il mio primo regista, con cui tuttora faccio spettacoli, il mio lavoro è stato maggiormente improntato sulla voce e sull’interpretazione di testi letterariamente elevati. Una cosa che sta funzionando molto bene sono le serate letterarie, in cui, complice anche la mia voce piuttosto particolare, organizziamo una sorta di lezione - spettacolo in cui Giuseppe Scuto introduce un autore (l’anno scorso, abbiamo affrontato Gadda, Montale, Céline e Saramago, questa stagione sono in programma Dante e Shakespeare), mentre io presto loro, letteralmente, la voce. Questo mi ha portato ad applicarmi in modo particolare allo studio della pagina scritta, focalizzandomi più sull’interpretazione vocale che su quella fisica. Anche con Gualteri Burzi e Massimo Poggi, gli spettacoli realizzati hanno visto più protagonista la voce che il corpo.

6. Cosa ami del lavoro di regista e cosa ti ci ha fatto avvicinare?

Io nasco come attore, intorno ai 15/16 anni. Abbastanza rapidamente, verso i diciannove anni, iniziai a scrivere e impostare le prime regie. A 23 mi sono ritrovato ad occuparmi del teatro di Castelnuovo e quindi ho dovuto capire come funzionasse un teatro. Mi sono reso conto che mi veniva più naturale pensare all’allestimento scenico, più che alla recitazione individuale e guardare lo spettacolo da fuori, con uno spirito d’organizzazione più complessivo. In altre parole, mi veniva più facile impostare la scena, più che esserci.

7. In che modo ti spendi per la propagazione della cultura teatrale, nella tua zona?

Cerco di mostrare che il teatro è un bellissimo modo di stare insieme: che sia un capolavoro di di Shakespeare oppure il saggio delle medie, ho cercato di mostrare a tanti ragazzi, anche ventenni (che è forse la fascia d’età più difficile da coinvolgere) che è molto bello costruire degli spettacoli tutti insieme (ragazzi, ragazze, bimbi e anche vecchi), perché è la cosa più vicina alla vita di tutti i giorni. Starsi accanto, sopportarsi, ridere e discutere sono un’ottima palestra, specie se finalizzato a qualcosa di concreto come uno spettacolo da allestire.
Ognuno tende sempre a vedere il proprio lavoro come l’unico importante e questo fa avere una visione distorta, per cui rimaniamo amareggiati e perplessi della poca attenzione concessaci.
Ho però notato che tanti ragazzi ed anche adulti che mi danno volentieri una mano per le cose più impensabili, come pulire il teatro o mettere a posto i costumi, spesso poi non vengono mai quando si tratta di assistere a qualche evento della stagione teatrale. Devo dire però che io penso che sia anche giusto che ognuno faccia ciò che crede meglio: io allo stadio, per dire, non ci vado e mi darebbe noia che il responsabile del campo sportivo rimarcasse la mia assenza alle partite. Quindi ho preferito far vedere che qualcosa accadeva, lavorando su più fronti, presso le scuole, con promozioni o sconti per le associazioni, senza la presunzione che il mio lavoro fosse “il lavoro” o che fosse mio il compito di spiegare la vita agli altri.
Io sono Matteo, questo è il mio lavoro e cerco di trasmettere agli altri quello che ho imparato io per primo, senz’alcuna illusione di essere padre o maestro per nessuno.

8. Trovi che i più giovani siano interessati e ricettivi al mondo del teatro? Quali accorgimenti ritieni siano importanti da tener presenti, con questo pubblico?

Li ho trovati senza dubbio molto ricettivi. A livello personale, posso garantire che richiedo le stesse cose che chiedo agli adulti. Magari è diverso l’atteggiamento, oppure le parole, ma non il contenuto. E vedo che paga. I bimbi e, soprattutto, i ragazzi non ti tradiscono, se dai loro delle responsabilità e se sono trattati con serietà e sincerità. Sono scuse degli adulti e delle famiglie che i giovani non abbiano valori: l’importante è anche quanto tempo, amore ed onestà tu decidi di dedicare loro. Anzi, posso dire, lavorando con persone che vanno dai 7 agli 80 anni, che è molto più facile lavorare con i bambini o coi ragazzi che con persone più adulte, che ormai sono non solo strutturate, ma anche incancrenite sui propri vizi, paranoie e idiosincrasie. Io ho 43 anni e mi rendo contro che io sono molto più rigido su tante cose, rispetto a qualche anno fa.

9. La società civile partecipa attivamente agli eventi oppure tende ad ostacolarne la riuscita?

Castelnuovo Berardenga ha senz’altro avuto il merito di crederci, anche negli anni più bui ed aver scelto di preferire un teatro aperto ad uno chiuso: di investire in questo, piuttosto che in altro. È stata poi importante la collaborazione con la Fondazione Toscana Spettacolo, un ente pararegionale che distribuisce spettacoli. Anno dopo anno, grazie alla collaborazione col Comune e la Fondazione siamo riusciti a proporre spettacoli sempre più importanti.
Nonostante ci siano molte altre opportunità per stare insieme, l’interesse per “fare” teatro è vivissimo e non morirà mai. Forse, se mi fossi imposto, sarebbe morto tutto. Ora, invece, la gente mi ferma per strada e mi chiede. Perché di fronte al “C’era una volta”, detto dalla nonna o dal narratore,l’umanità si ferma. Certo, dev’essere detto bene. E ognuno di noi è pronto ad ascoltare. È una cosa ancestrale questa necessità di raccontare una storia: ogni libro che si apre troverà sempre un orecchio pronto ad ascoltarlo.

03r10. Puoi parlarci dell’esperienza internazionale di “Albicocche Rosse”?

Da queste parti, abita, per alcuni mesi all’anno, un regista tedesco, Ulrich Wallen, che è direttore artistico del teatro St. Pauli di Amburgo. Sapevo che era solito venire al Bruscello tutti gli anni, ma non lo conoscevo di persona. Ci conoscemmo fortuitamente e lui mi disse che avrebbe voluto, per il 2014, anniversario del passaggio del fronte toscano da parte dei Tedeschi, fare un’operazione importante dedicata all’Eccidio del Palazzaccio: si tratta di un punto dolente, per la storia del piccolo borgo senese, che si trova a pochi chilometri da quel podere, in cui nel ’44, la divisione “Hermann Göring“ trucidò, nell’ambito di un’azione di ritorsione dopo un attacco da parte dei partigiani, nove civili, quasi esclusivamente donne e bambini. Si tratta di un punto dolente nella storia locale, perché parte della popolazione dava la colpa ai partigiani, parte ai fascisti: insomma, era una ferita ancora aperta. Con lui, abbiamo dato vita a questo progetto, che ha ricevuto il patrocinio della Regione Toscana e dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania e la collaborazione con il Goethe-Institut di Roma. Ne è venuto fuori uno spettacolo con attori di primo piano, sia italiani che tedeschi e, soprattutto, un documentario che abbiamo presentato pochi giorni fa (1-10 ottobre, Filmfest Hamburg) in Germania, con interviste ai pochi testimoni rimasti ed interventi di storici (un lavoro di circa un anno e mezzo). Anche a livello locale, ho riscontrato grande gratitudine tra la gente del luogo. È forse uno dei progetti più importanti a cui io abbia mai partecipato, che sicuramente lascia la consapevolezza che anche due mondi così distanti apparentemente, forse lo sono soltanto per la lingua.

11. Come ti è venuta l’idea di realizzare “Romeo e Giulietta” nel borgo di san Gusmé (frazione di Castelnuovo Berardenga)?

L’idea è stata quella di realizzare quest’opera sotto forma di Bruscello (in Lucchesia si chiama “Maggio” e in altre zone toscane prende ancora altri nomi). In sintesi: i contadini andavano di aia in aia, raccontando storie epiche (il Nerone, l’Ulisse, la Pia de’ Tolomei), in ottava rima, che è sostanzialmente il metro usato per l’epica (utilizzato da Tasso per la Gerusalemme liberata, da Ariosto nell’Orlando Furioso, ma inventato da Boccaccio nel Trecento). Dopo la caduta della mezzadria, negli anni ’50, si cercò di riprendere questa tradizione. Nel 1997, fui coinvolto io con altri 60 figuranti. Da allora, ne sono diventato autore e regista. Quest’anno, si è pensato di rappresentare Giulietta e Romeo perché c’erano tanti ragazzi dai 17 ai 25 anni e volevo che fossero protagonisti. E difatti è stato forse il miglior Bruscello mai realizzato finora. Poi c’è una bella storia a riguardo del cantastorie: di solito è tradizione che sia il più anziano della compagnia ad interpretare quella parte, essendo anche la più impegnativa; difatti, è sempre stata data a un anziano di 88 anni. Quest’anno, per motivi di salute, avendo quest’ultimo rinunciato, è stato assegnato questo ruolo ad una bambina di 8 anni, che me l’aveva chiesto espressamente. È stata eccezionale. Oltretutto, simbolicamente, mi è sembrato un segnale forte dare una parte importante come quella del narratore ad una giovane donna, proprio in un momento di passaggio, in cui abbiamo avuto diverse vicissitudini, tra cui anche un cambio di sede.

12. Quali sono gli appuntamenti principali della nuova stagione  teatrale?

La stagione di quest'anno è particolarmente ricca di appuntamenti e vede molte novità, che si aggiungono a diverse conferme, di artisti che hanno ormai legato il proprio nome a Castelnuovo e al suo teatro.
I prossimi appuntamenti da ricordare sono senz’altro venerdì 6 novembre, con Marco Paolini, che porta il suo Numero Primo.
Ci sarà poi la compagnia di ottimi giovani “Gli Omini”, sabato 5 dicembre.
Il ritorno di Ascanio Celestini è previsto invece ai primi di gennaio dell’anno prossimo, nel 2016, con il suo nuovo spettacolo Laika .
Questi sono un po’ gli eventi maggiormente di richiamo della stagione teatrale appena iniziata.
Ci saranno naturalmente anche le serate letterarie, diverse commedie e spettacoli di danza.

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