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IMG 0063Per Charlie Hebdo s'è mosso il mondo intero: quasi quattro milioni di persone, nel giorno del grande lutto, hanno sfilato a Parigi contro il terrorismo e la sua folle pedagogia. Dodici furono i morti, assurti in un attimo alla dimensione eroica di liberi pensatori. Tempo qualche giorno, a bandiere ammainate, comparve qualche crepa nella decifrazione di quella strage. L'offesa fu così grande e ardita che, però, tutto passò in secondo piano. Dodici a Parigi, dodici nei fondali del Mediterraneo: la loro razza era ghanese e nigeriana, il loro Credo era cristiano. La redazione di Charlie Hebdo disegnava vignette, a questi dodici la vignetta l'hanno disegnata quelli di “Repubblica”. Ritrae uno squalo che, intento a divorare qualcuno, chiede: «Questo era cristiano?». Con la risposta dell'altro squalo: «Boh! Io di religione non ci capisco niente. Hanno tutti lo stesso sapore». Perchè, dunque, i dodici della redazione di Charlie Hebdo meritano una beatificazione laica mentre i dodici cristiani meritano la derisione pubblica? Forse che anche Cristo, oggi, se tornasse non lo metterebbero più in Croce: quelli erano i tempi delle grandi passioni. Oggi, quasi certamente, lo esporrebbero al ridicolo: è il tempo dell'intelligenza e della laicità a tutti i costi.
Dentro quei corpi gettati in mare, invece, giace la semente di una storia millenaria: quella di uomini e donne che non si sono mai ripresi da una sorte di stupore – quasi un'Annunciazione – che li ha portati ad essere uomini e donne diversi, capaci di affrontare le fauci dei leoni nelle arene e degli squali nel mare pur di non tacere la Grazia che li ha sedotti. Oggi da più parti s'invoca un ritorno alla Chiesa delle origini, al cristianesimo della prima chiesa nascente, al sapore di ciò che era nel sogno di Cristo. Eppure, a conti fatti, ciò che era all'inizio è ciò che è sotto gli occhi di tutti pure oggi: non più catacombe ma barconi, non più ghigliottinai ma scafisti, non più persecuzione ma ironia. Non più «date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» ma tutto e il suo contrario: è il politicamente corretto di Caifa, sacerdote citato nei Vangeli della Passione e ridicolizzato dalla storia successiva. Tutto come all'inizio, insomma, quando Dio venne ucciso in nome di Dio. Loro gettati in acqua, altri salvatisi grazie ad una catena umana. Qualcuno scrisse che l'uomo per l'uomo sarà come un lupo: molti gli dettero credito, la storia lo rese forte di molte sue pagine. Poi venne un Uomo al quale non bastava la logica dell'intelligenza: tentò l'illogico dell'amore perdente. E corresse la frase: l'uomo per l'uomo potrà essere come un Dio. Uomini-lupo che gettano in mare uomini oranti; uomini-dei che, abbracciati, formano una catena umana di salvataggio e di speranza.
Di loro non rimarrà traccia: forse una leggera bava tra i denti degli squali che la prossima vignetta ci racconterà. Di loro, invece, è rimasta la traccia più baldanzosa: alla sicurezza della schiavitù rispondere con il rischio della libertà. Mezzi nudi in mare, mezzo nudo l'Uomo della Croce. Entrambi, però, rivestiti dell'unico vestito che faccia la differenza nel tempo: se non ci è dato scegliere se morire o meno, ci è rimasta la possibilità di scegliere come morire. Da vittime o da testimoni. “In odium fidei” recita la locuzione latina che la Chiesa cattolica utilizza nelle cause di beatificazione di un cristiano la cui morte avviene “in odio alla fede”, che muoia per questioni di fede. Che cosa, dunque, impedisce di aprire loro una causa di beatificazione? I santi-patroni dei mari in burrasca: di quelli naturali, di quelli simbolici, di quelli disperati. Della gente disperata di cui nessuno vuole accorgersi. Eppure sono la Chiesa delle origini, quella che tanti vorrebbero. Come si dice: “Botte piena e moglie ubriaca”? Necessito di un più salutare: «Ora pro nobis». Per non affogare nel peccato dell'ignoranza.

(da Il Mattino di Padova, 19 aprile 2015)

 

«Già all'epoca mi era parsa una trovata demenziale e scorretta - tanto più demenziale e scorretta perchè, se qualcuno avesse osato fare lo stesso in una sinagoga o in una moschea, da tutti gli schieramenti politici si sarebbe levato un coro di proteste indignae: a quanto pare soltanto i cristiani si possono prendere in giro impunemente, contando sulla divertita complicità dei lettori. E ho cominciato a pensare che, nonostante i miei problemi di buonafede, l'idea del safari tra i cattolici non era niente di così diverso».
(E. Carrère, Il Regno)

 

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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Commenti   

albi
#1 Graziealbi 2015-04-19 09:34
Grazie don Marco per questo articolo!
giampaolo
#2 Pace a Voigiampaolo 2015-04-21 10:14
In questo periodo Pasquale i Vangeli domenicali sono caratterizzati da una frase che mai come in questo tempo ci interroga e ci giudica “PACE A VOI”, poche parole, un’esortazione, quasi un ordine, un richiamo sicuramente….

Come possiamo essere in Pace, prima che con il mondo che ci circonda, con noi stessi quando assistiamo inermi e passivamente (se non “contenti e strumentalizzando anche politicamente) tragedie immani come quelle vissute pochi giorni fa nei nostri mari….vedere e sapere di fratelli morti annegati perchè alla ricerca di “vivere”….

L’egoismo, il mettere al primo posto la parola “io” a scapito del “lui”, “loro”, “voi”, o meglio ancora “noi” non può che dare i risultati che oggi si palesano ai nostri occhi….

Don Tonino Bello in un’intervista di molti anni fa (attualissima anche oggi) ebbe a dire: “….le persone hanno diritto a vivere non a sopravvivere….”

La povertà in quella parte di mondo a noi lontana sembra quasi servirci a giustificare il “nostro bene” quando devolviamo loro qualche spicciolo tramite le diverse associazioni di volontariato e beneficenza sparse sul territorio….

Ma noi non siamo chiamati a dare il di più, il superfluo, bensì a darci perchè il mondo creda….quante volte anche noi potremmo sentirci nella nostra vita come quel giovane del Vangelo (che non a caso non viene individuato con un nome proprio) che se ne va triste e sconsolato abbassando gli occhi perchè era molto ricco….

Lo so vado contro-corrente e non sono il più adatto a postare commenti come questo, vi chiedo scusa ma non posso e non voglio più stare in silenzio ed accettare commenti ed espressioni di “falso buonismo” o peggio ancora di becera “strumentalizzazione e propaganda politica”….

Sono morti 800 fratelli circa e la colpa è anche del nostro mondo occidentale che vive, (20% della popolazione del pianete circa) con l’84% circa di quanto il pianeta produce in un anno….

A me interessa poco se in mare han perso la vita più cristiani, atei o musulmani perchè in quello specchio d’acqua è morta e continua a morire l’Umanità quella con la U maiuscola quella che ha incontrato Dio Padre facendosi Uomo quindi Umano.

Riposini in pace quei miei fratelli morti nelle acque dei nostri mari anche a causa del mio egoismo per questo vi chiedo scusa Amen!
Lui
#3 RE: La matita per Charlie Hebdo. La gomma per i cristiani affogatiLui 2015-04-21 12:24
La Pace che ha chi vive nell'infermità dell'anima che rende indifferenti al bisogno. Io la chiamo "insensibilità". Beh, questa Pace non mi piace. www.youtube.com/watch?v=om-SKAj7T-0

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