0 1 1 1 1 1

39587 uomini armati filo russi in crimea
Ogni volta che s’alzano impetuosi i venti di guerra, ovunque nel mondo, è tempo per ciascuno di temere per la propria incolumità e per quella di chi gli sta accanto.
Sì, perché, ovunque avance nel mondo, al giorno d’oggi non è com’era fino a un secolo fa, e ancora meno com’è stato dall’antichità fino al 1700.Guerra sopraffazione, morte, distruzione e prostituzione sono forse mali che hanno afflitto il mondo, o, meglio, l’uomo, sin dagli albori della cosiddetta civiltà. Il male infesta da sempre la nostra tribolata umanità, che pur cerca affannosamente la serenità con cui crescere i propri figli e attraverso cui poter credere nella speranza di costruire un mondo migliore.
Nell’antichità, le guerre si combattevano prevalentemente via mare, talvolta via terra (spesso, tramite agguati, sfruttando la conformazione geografica del territorio di appartenenza), si costruirono potenti macchine da guerra, con una tecnologia ammirevole, rispetto al progresso tecnico-scientifico dell’epoca. Più avanti, s’importarono le prime armi da fuoco, che sancirono la fine degli indios, insieme con le letali malattie portate loro dagli europei.
Tuttavia, la vera rivoluzione, in fatto di armi, fu proprio la bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki del 1945. Solo un’arma così devastante poteva piegare la tenacia inossidabile di un popolo combattivo e ardimentoso come quello giapponese. E così fu.
Con orrore di tutto il mondo, a partire dai piloti di quegli aerei, ancora ignari della potenza distruttiva di quell’arma e la cui vita fu segnata per sempre da quella terrificante visione di morte e distruzione, quale mai si era vista al mondo. Conseguenze oltre ogni immaginazione, con morti atroci e danni fisici e psicologici che sono proseguiti per intere generazioni, sia per la contaminazione dei feriti, sia per la contaminazione del terreno e, conseguentemente, di piante e animali fino a chilometri di distanza dall’impatto.


Questa devastazione è qualcosa di indimenticabile, perché non ha portato solo morte e devastazione ad una gettata più o meno ampia, non si è limitata ad uccidere, colpire, ferire, radere al suolo una città. Ha bruciato i superstiti, condannato ad una vita di paura i sopravvissuti, inquinato fonti e reso insicuri campi ed allevamenti. Ha trascinato nell’insicurezza non solo una città, né solo un popolo, bensì il mondo intero.Il 6 agosto 1945 serpeggio, per la prima volta in modo concreto, in tutto il globo, la consapevolezza che potessero esistere armi in grado di danneggiare in modo serio e duraturo non solo un nemico o un territorio, ma potenzialmente capaci di danni estesi nello spazio, ma anche (pur scoprendosi ciò più tardi, con precisione) nel tempo.
Al momento, la situazione è - se possibile - peggiorata. Sulla scia dell’antico detto si vis pace, para bellum (se vuoi la pace, prepara la guerra), si sono moltiplicati i paesi costruttori di armi nucleari. Tutto questo non è rassicurante, ma è bene precisare che la stima catastrofica secondo la quale tutte le armi nucleari, messe insieme, potrebbero distruggere il mondo, è oltremodo imprecisa: in realtà, 70.000 armi nucleari distruggerebbero l’1% della superficie abitata, corrispondente a diversi milioni di vite umane e a una catastrofe umanitaria inimmaginabile, ma il risultato sarebbe comunque lontano dalla possibilità di distruzione del pianeta. Rimane però allucinante come, a fronte della realizzazione dei possibili danni in vite umane, anche sulla lunga distanza, causati da questa potentissima arma, la corsa alla sperimentazione non si sia mai fermata e abbia, anzi, esteso il proprio raggio d’azione, raggiungendo paesi ancora in via di sviluppo, in cui, probabilmente, sarebbe stato preferibile, privilegiare un ben diverso sfruttamento delle risorse economiche, a vantaggio magari di problemi umanitari, forse atavici, ma non irrisolvibili.
Sembra quasi anacronistico avere a che fare con trattative diplomatiche e, al contempo, al nuovo soffiare di venti di guerra tra grandi potenze come Usa e Russia.
A chiudere gli occhi, pare di tornare al tempo di Bismarck, tra febbrili alleanze per il mantenimento della pace e mal sopiti tentativi d’espansione.Purtroppo, però, è tutto drammaticamente vero: le tensioni al confine, le spinte autonomistiche, una nuova guerra fredda, che potrebbe essere preludio di nuovi eventi bellici.
Oppure no.Perché nessun evento è ineluttabile, e la volontà di pace non si è mai placata nel cuore dell’uomo, perché ogni genitore sa che quello è il vero bene per i propri figli, quello per cui da tanti paesi africani e mediorientali fuggono, su barconi indescrivibili, alla ricerca di una possibilità che in patria sembra irraggiungibile come una chimera.


 Fonti: Antikitera

Maddalena Negri
L'autore: Maddalena Negri

Classe 1986, orgogliosamente nata sotto il sole del 13 agosto. Ama scrivere e vi si cimenta, con alterna fortuna, dall’età di otto anni. Privilegia, inizialmente, racconti e scopre la poesia solo più tardi, a 14 anni.
Leggi tutto...


Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"

N.B. - I commenti potrebbero tardare alcuni secondi prima di apparire.

Solo gli utenti registrati possono inserire commenti!