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conigli

Parole in agguato: così si potrebbero descrivere le parole che sovente papa Francesco usa per dare una forma ai suoi contenuti. In agguato: che disorientano, imbarazzano e acchiappano. Che tendono un'imboscata alla tranquilla monotonia di un certo parlare cristiano. Un papa che – fiero di tenere cucito addosso l'odore delle pecore – non teme di rischiare l'incomprensione, e forse anche l'ironia, pur di far percepire appieno il felice realismo del fatto cristiano. Il papa e le mucche, per parlare dell'anoscia dei cristiani: «Quando uno si brucia con il latte bollente, dopo, quando vede la mucca, piange». Il papa e i pipistrelli, per tratteggiare la paura della vicinanza di Gesù: «Ci sono cristiani pipistrelli che preferiscono le ombre alla luce della presenza del Signore». Il papa e i conigli, per dipingere l'essere madre e padre alla luce del Risorto: «Alcuni credono che i cristiani debbono fare come i conigli». Mucche, pipistrelli e conigli, nella più perfetta fedeltà evangelica dove il Rabbì di Nazareth parlava di pecore, serpenti e colombe per cercare di dare un volto al Mistero che andava accendendo e testimoniando lungo le strade di Palestina.
Francesco mostra di conoscere la fragilità di un'immagine: arrestarsi ad essa può voler dire non comprenderne la profondità, farle significare l'esatto contrario, vestirla di vestiti che non le sono propri. Pur conoscendone, però, l'alto indice di fragilità, coscientemente s'arrischia di farci salire sopra il suo annuncio del Vangelo per l'uomo d'oggi. E' un papa maestro di comunicazione: oggi che non esiste più un sapere che attecchisca nel senso più botanico del termine ma solo un passaggio di informazioni che transitano in quantità esorbitante, Francesco sceglie di abitare lo shock dell'immagine: per colpire, per sorprendere, per arrestare quel fluire monotono di dati, numeri e pensieri del quale è zeppo il comunicare degli uomini. Per fronteggiare un'informazione che viaggia semplicemente alla superficie delle cose – dove non si organizzano pensieri ma, semplicemente, si gestiscono delle informazioni –, Francesco scaglia addosso il potere dell'immagine: con la sua eco, con la sua profondità, con i suoi riverberi. In un pensiero cristiano sempre più barricato dietro una teologia incomprensibile e scortata dai dogmi, il papa disarma con la semplicità del suo linguaggio portando tutti, ancora una volta, alla frontiera del possibile. Al cuore della questione. Per lui, figlio della Compagnia di Gesù, l'importante non è possedere un territorio ma accendere dei processi: quale strumento, meglio di un'immagine, riesce a scompigliare per rinfrescare?
Immagini d'intrigo, però. Quindi di difficile comprensione, a seconda della volontà di scandagliare Dio e i suoi misteri. Ad una prima lettura, divertono: il Papa dei conigli e dei calci nel sedere, dei pugni e dei pipistrelli, delle mucche e dell'amido. E' il più banale dei livelli di lettura, quello che ai più basta per farsi il solletico. Appena sotto la scorza, però, l'immagine s'ingigantisce: è come gettare un sasso in un lago di montagna. Risveglia l'acqua e produce cerchi concentrici. Immagini che, svegliando, accendono e riannodano le vecchie memorie. Ad un terzo livello, poi, c'è spazio per la conversione stessa: è la dimensione spirituale delle immagini. Non contano più le immagini ma il significato alle quali esse rimandano, l'intreccio delle relazioni alle quali esse accennano, la prospettiva alla quale additano.
Fermarsi al coniglio è voler fare di un papa un burlone a tutti i costi. Sposare ciò al quale l'immagine del coniglio addita – una paternità responsabile – è afferrare la serietà di Francesco. Che, sull'esempio del Nazareno, al linguaggio dei rabbini preferisce quello dei bambini. Per non ingannare la gente.

(da Il Mattino di Padova, 25 gennaio 2015)

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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Commenti   

Paolo_Coveri
#1 Discorsi che ingannano la gentePaolo_Coveri 2015-01-27 01:24
Caro don Marco, ho letto con attenzione il tuo articolo e capisco come le tue parole costituiscano una sollecitazione a una lettura più approfondita dei discorsi di Bergoglio, ma la mia è una visione un po' diversa dalla tua e provo qui a spiegare il perché con un discorso abbastanza tranciante (sai che amo parlare "fuori dai denti", perciò spero mi perdonerai).

Anzitutto una divagazione su immagini e parole...
Anch'io ritengo che non sempre (anzi, quasi mai) le sole "immagini" siano la via giusta che porta all'approfondimento autentico, che è invece rappresentato dalle "parole". Non a caso Gesù Cristo rappresenta il "Verbo" che si è fatto carne per la nostra salvezza. Che Lui non parlasse, anzi... che Lui non (s)ragionasse come un rabbino è appurato: le dispute, da Lui portate avanti con ragionamenti perfettamente logici/razionali, che svelavano gli errori (o le menzogne) di molti di questi, sono state uno dei motivi che l'hanno condotto alla croce. Ma allo stesso tempo portava la "Parola", insegnandola attraverso le "parabole" (cioè un insieme di "immagini" e "parole"). E non diceva tanto "guardate", bensì "ascoltate" (Mc 4,3), fino a dire "Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!" (Mc 4,9).

Guardare e ascoltare sono infatti due cose ben diverse tra loro.
Guardare richiede poco sforzo e purtroppo tende a farci fermare solo a ciò che appare. Utilizzando il tuo stesso paragone, il sasso gettato nel lago lascia cerchi concentrici, ma se guardiamo a questi, rimarremo a contemplare solo la "superficie" del lago.
Ascoltare invece richiede uno sforzo ben più grande, perché dobbiamo per forza mettere in moto i neuroni al fine di comprendere il significato delle parole all'interno di un discorso. Se ci si fermasse ad ascoltare il rumore che producono, le parole resterebbero in "superficie" come le onde prodotte dal sasso. Ma se ci si sforzasse di comprenderle, ecco che cominceremmo a immergerci anche noi, insieme a quel sasso, nella profondità di quel lago, dove è custodita la Verità.
Quindi, le "immagini" potranno servire in un primissimo momento, ma per consentirci di scendere in "profondità" dovrebbero esser completate da "parole" adeguate a formare un discorso che sia almeno un po' "profondo", non superficiale come una chiacchiera d'osteria.

Sappiamo che le "immagini" e le "parole" di Gesù non erano comprensibili a tutti. Lui lo sapeva bene e, agli apostoli che Gli chiedevano perché parlasse alla folla con "parabole", diceva: "Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono." (Mt 13,11-13). E ancora, sempre sul racconto del "seminatore", "Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole?" (Mc 4,13).
Quindi, in modo analogo, non possiamo certo aspettarci che anche le parole di Bergoglio possano sempre esser comprese correttamente. Ma la difficoltà di comprensione ritengo aumenti quando il "Vescovo di Roma" venuto "dalla fine del mondo" si lancia in discorsi palesemente ambigui, cioè facilmente interpretabili in modi diversi. E questo purtroppo, da quando è stato eletto, non ha mancato di dimostrarlo più volte (direi troppe).

È il caso delle interviste rilasciate a Scalfari (che mi risulta non siano state smentite né precisate, ma anzi confermate attraverso la loro pubblicazione all'interno del libro "Interviste e conversazioni con i giornalisti", firmato - quindi "certificato" - da Bergoglio stesso), dove l'errore viene palesemente seminato soprattutto (ma non solo) a proposito di "coscienza", tanto che il Beato John Henry Newman si deve esser rivoltato nella tomba... ;-)
Ma c'è anche un altro caso emblematico in cui, sempre durante un viaggio aereo, pronunciò quel discorso sugli omosessuali condito da quel "chi sono io per giudicare", che al compianto Mario Palmaro (riposi in pace) fece scrivere: "ha guadagnato in pochi secondi più metri a favore della lobby gay quella frasetta di Papa Francesco, che in decenni di lavoro tutto il movimento omosessualista mondiale".
E anche qui non mi risulta vi sia stata nessuna precisazione, che sarebbe invece stata più che doverosa, specie considerando come la frase, maliziosamente estratta dal contesto dai media, è stata propagandata contribuendo alla disinformazione anche di gran parte dei fedeli cristiani cattolici.

Senza addentrarmi in ulteriori esempi, a dimostrazione del caos troppo spesso seminato da Bergoglio, sono convinto che molti fedeli stiano cadendo in errore proprio a causa sua. Perché certi suoi discorsi, anche se non sono frutto di parole pronunciate "ex cathedra" (situazione in cui il Papa è ritenuto infallibile), purtroppo vengono recepiti da una significativa parte dei fedeli come "dottrina".

Ma per fortuna c'è anche qualcuno che amichevolmente gli scrive per redarguirlo sull'ambiguità di alcune sue chiacchierate, come quella sui "conigli" che, seppur seguita questa volta da alcuni chiarimenti, si presta ancora a essere travisata.
È il caso di un giornalista, Andrea Zambrano, che in un suo articolo intitolato "Caro Papa, noi "conigli" siamo tanto felici..." (che invito caldamente a leggere per intero qui: lanuovabq.it/.../...) scrive (riporto solo alcuni passaggi salienti):
Citazione:
(...) Siccome Papa Francesco ama i linguaggi coloriti e sembra non scandalizzarsi di fronte a nulla, allora è bene che ci parliamo pane al pane e vino al vino. Ho sentito addirittura dei soloni dire che con questa frase il Papa ha aperto al condom. Perbacco! Credo invece che di questa frase ne possano parlare solo due categorie: le famiglie coniglie e il Papa. È roba nostra. Fuori i secondi: gli esperti, i vescovi, i parroci e i mentalisti tuttologi.

Lui ha già parlato, adesso tocca a noi. Siccome sono fedele al Magistero della Chiesa, al suo deposito e alla sacra tradizione, prima di fasciarmi la testa aspetto che l’anatema "contra cuniculum" venga scritto in una lettera apostolica o in un'enciclica. Prima di quella data considererò la frase sui conigli di Papa Francesco né più né meno che una battuta infelice. Una delle tante proclamata nel corso delle interviste. Lei ne fa tante, Santità, e tutti scambiano le interviste per Magistero ma io ricordo che cosa diceva il suo predecessore sul Magistero mediatico a proposito del Concilio. Quindi ne prendo le distanze.

A me questa "intervistite", siccome sono un giornalista e so che tranelli nascondono, non mi è mai piaciuta. È un po’ che mi girava e adesso gliel’ho detto. Capita, si può sbagliare, Santità. Soprattutto se si parla a macchinetta a 14mila piedi di altezza con giornalisti assetati di chiacchiere e il fuso orario che fa il loop. Una frase infelice, diciamolo, che non fa onore a lei e umilia noi.

E sì, ci umilia perché noi che eravamo dei conigli lo sapevamo, anzi che ci accoppiamo come conigli, diciamola come tutti ce l’hanno sempre detta perché sennò sembra che siamo dei conigli nel senso di pavidi e non mi sembra questo il caso, dato che per mantenere 4 o più figli oggi ci vuole un bel coraggio.

Ce lo dicono tutti, insieme a quella stupida frase: “Adesso basta...vero?”, che non si capisce poi perché uno si debba sentire tranquillizzato a sapere che chiuderemo le porte alla cicogna. Invidia? Frustrazione? Rabbia malcelata? Mah. Ce lo dice il fornaio, il ginecologo, ce lo dice il vigile quando ci controlla patente e libretto e infila la testa dentro l’abitacolo dove trova una selva di cinture di sicurezza che neanche la stazione orbitante. Ci mancava solo che ce lo dicesse lei.

Che poi io il suo discorso l’ho letto. Ma alcune cose non le ho capite. È riuscito a dire in una sola intervista che Paolo VI con l’Humanae vitae è stato un profeta e che i cristiani non devono fare figli come conigli. Non è per caso una contraddizione dato che un concetto esclude l’altro? E guardi che io su questa cosa non mi affido agli esperti come ha detto lei. Mi basta la mia vita, che nessuno può confutare perché è la mia umile testimonianza. Mi basta “l’andate e moltiplicatevi”, vorrei solo che lo Stato riconoscesse che i miei figli pagheranno la pensione di chi i figli non li ha fatti e che nelle famiglie numerose oggi sperimenti quei principi sani che la società ha perso. Perché la famiglia, come ha detto Costanza Miriano, è l’unico luogo dove tutti fanno il tifo per l’altro. Trovatelo un altro microcosmo uguale e così formativo!

Ecco che cos’è per me la paternità responsabile: non solo il mantenerlo il figlio, ma il doverlo educare dopo che l'ostetrica ce lo ha scodellato sul fasciatoio. Ecco la sfida. Educare è più faticoso e più doloroso a volte. Ma è una delle chiamate della nostra santità matrimoniale. Mi sarebbe piaciuto che lo avesse detto invece di concentrarsi come fanno tutti sui soldi e su queste cose. Perché noi, se avessimo guardato il conto in banca, mica li avremmo accolti 4 figli e sarà bene che qualcuno, almeno dentro la Chiesa, riconosca che l’affidarsi alla Provvidenza è questo, sennò andiamo pure a sculacciare le rane.

Né poi mi è piaciuto l’esempio della donna che ha fatto 7 cesarei. Se è per questo io conosco una signora che di cesarei ne ha fatti cinque e vorrei dirle: occhio che ci sei a ruota, tra un po’ scatta la scomunica. Invece lei è un medico, perfettamente con la testa sulle spalle e soprattutto dotata di quella capacità di sacrificio che ha fatto grande Santa Gianna Beretta Molla e farà santa Chiara Corbella. Quell’esempio alla donna dei sette cesarei, come se fosse la donna del libro di Tobia che aveva avuto 7 mariti, non va bene perché è un caso limite e questo mestiere mi ha insegnato che i casi limite sono utilizzati dai Radicali per introdurre un concetto forzando il sentimento simpatetico delle persone, provocando un moto di tenerezza di fronte ad una situazione straordinaria. E così facendo introducono un principio distruttivo: è stato così per aborto, divorzio, eutanasia etc...non vorrei che fosse così un domani anche per la contraccezione.

Forse voleva dire che non dobbiamo mettere al mondo i figli per egoismo? Ok, ma tenga presente che dopo i primi due, che soddisfano l’egoismo di coppia, tutto il resto è cuore e slancio. Di egoismo ne vedo poco. Non vedo egoismo nelle mamme che si riducono a preparare alle undici di sera i vestiti per il giorno dopo e a disporli in serie come polli in batteria. Non vedo egoismo perché prima non sono andate al cinema, ma hanno sparecchiato, fatto la lavastoviglie e guardato con compassione tenera e bisunta nel grembiule, il loro maritino spiaggiato sul divano mentre dorme come un ghiro.

Tenga poi presente che non vorrei che questa tecnica del prescindere dalla teoria per giustificare un’altra pratica sia foriera di ulteriori stravolgimenti. Mi spiego. Lei ha detto che un conto è la teoria, mi riferisco al passaggio sul pugno. Ma la pratica è altro. Bene. Anche noi cristiani in teoria, dobbiamo essere aperti alla vita e il perché non sto a ribadirlo perché ci crediamo tutti e due. Però se introduciamo uno iato tra la teoria e la pratica ecco che ci ritroviamo ancora una volta di fronte alla prassi sganciata dalla dottrina.

Insomma, io non ho voluto farle la morale col ditino alzato, soltanto dirle come mi sono sentito io e i miei amici che non hanno la fortuna di imbrattare pagine di giornale. E dirle che noi siamo fedeli al nostro patto di amore, ci crediamo, ci aiuti ad esserne orgogliosi e nel caso ci difenda dagli attacchi di questa società che ci vede come conigli e basta. Soldati di un piccolo esercito di pretoriani, che non riduce la persona a cosa e non limita la vita dentro il planning di una moleskina.
Mi rivolgo con questa sfrontatezza perché è stato lei a dirci che dobbiamo importunare i nostri pastori affinché ci diano il latte della grazia. Ecco, così faccio io. (...)

Fonte: lanuovabq.it/.../...
Paolo_Coveri
#2 Un momento drammatico per la Chiesa cattolicaPaolo_Coveri 2015-01-28 16:20
:sad: A proposito di "immagini"/"simbologia" e "parole", propongo due letture che ho trovato molto interessanti (vi avverto che sono assai "scomode"!) in cui si inquadra il momento estremamente critico che sta attraversando la Chiesa cattolica, ma la cui drammaticità pare sfugga a molti fedeli.

La prima è intitolata "Roma insiste. È aperto il supermarket delle religioni, tutte salvano": intuajustitia.blogspot.it/.../...

La seconda è relativa a una recente edizione di una rubrica tenuta da Alessandro Gnocchi (che faceva quasi coppia fissa con il defunto Mario Palmaro) intitolata "Il viaggio di Francesco in Sri Lanka e nelle Filippine ha lasciato segni profondi nelle coscienze di molti cattolici. Il Vescovo di Roma che indossa paramenti altrui e le profanazioni dell’Eucaristia. C’è una logica nella successione degli eventi…": www.riscossacristiana.it/gnocch-270115/
donmarcopozza
#3 Francesco, Benedetto e tutti gli altridonmarcopozza 2015-01-28 16:50
Leggo sempre le tue puntualizzazioni, carissimo Paolo, e ne faccio buon uso per il mio riflettere: la tua arguzia e puntualità dicono di un pensare che non è superficiale ma va al fondo delle cose. E, andando a fondo, si può anche risalire con lo stordimento addosso o qualche cenno di perplessità.
Moltissime volte, durante gli incontri, mi vengono rivolte domande circa il pontificato di Francesco. Premetto che, per una questione di sapore (la teologia non è solo un sapere, ma anche un sapore e una sapienza), non amo leggere gli autori che tu citi o altri che, forti di una presa di posizione, s'intestardiscono nelle loro idee anche a costo di pagarle con una dichiarazione di “acidità” dai loro lettori stessi.
Il mio metro di misura, per quanto riguarda la lettura della Chiesa oggi, è molto semplice, quasi scarno ed elementare come mi hanno sempre insegnato a casa mia: mi fido di ciò che lo Spirito Santo mostra di fare e cerco di trarre il migliore degli insegnamenti possibili da ciò che vedo. Anche perchè se mi mettessi io al timone al posto dello Spirito temo che non riuscirei a fare molto meglio!
Francesco per me è il Papa. Come lo è stato per me Benedetto XVI e Giovanni Paolo II: sono i custodi della mia fede e i testimoni di una fede che arriva da molto più lontano di me e che andrà molto più lontano di me. Anch'io, i primi tempi che m'imbattevo in queste discussioni, mi inabissavo in mille puntigli e sottigliezze: quando ho capito che non ne davo fuori – il Mistero di Dio più t'inabissi alla ricerca della sua decifrazione più ama nascondersi (per riaccendere sempre la curiosità) – ho preferito invertire il modo della mia conoscenza. Se prima mi dicevo: “Voglio conoscere per amare” adesso mi affido al suo inverso: “Voglio amare per poter conoscere/capire”.
Questo non significa che a me tutto sia chiaro, e nemmeno che io ami la mia Chiesa così com'è – io amo questa Chiesa anche se non è quella dei miei sogni -: semplicemente mi metto in ascolto di ci che lo Spirito sta dicendo alla mia storia, attraverso le parole e l'atteggiamento di questi uomini che fa sbocciare quando Lui crede meglio. Il pontificato di Francesco non mi scandalizza perchè ho imparato a tenerlo legato a quello di Benedetto XVI: l'uno senza l'altro risulta difficile da capire, da ambedue le parti. E questo chiede uno sforzo notevole – che magari non tutti sono disposti a fare – nell'andare sotto la crosta delle parole, dei gesti, dei simboli che, se letti con il filtro dei “luoghi comuni”, rischiano veramente di allontanare la gente dalla passione per Cristo.

Del viaggio nelle Filippine, per esempio, quasi tutti si sono soffermatial “pugno” di Francesco, perdendo di vista quello che secondo me era il passaggio meraviglioso di quella riflessione. Tra l'altro nato da un'improvvisata del Papa al tempio buddista di Colombo. Lo riporto:

Citazione:
«Ieri ho visto una cosa che mai avrei pensato a Madhu: non c'erano solo cattolici, c'erano buddisti, islamici, induisti e tutti vanno lì a pregare e dicono che ricevono grazie. C'è nel popolo, che mai sbaglia, qualcosa che li unisce e se loro sono così tanto naturalmente uniti da andare insieme a pregare in un tempio che è cristiano ma non solo cristiano... Come potevo io non andare al tempio buddista? Quello che è successo a Madhu è molto importante, c'è il senso di interreligiosità che si vive nello Sri Lanka. Ci sono dei gruppetti fondamentalisti, ma non sono col popolo, sono elìtes teologiche... Una volta si diceva che i buddisti andavano all'inferno? Ma anche i protestanti, quando io ero bambino, andavano all'inferno, così ci insegnavano. E ricordo la prima esperienza che ho avuto di ecumenismo: avevo 4 o 5 anni e andavo per strada con mia nonna, che mi teneva per mano, e sull'altro marciapiede arrivavano due donne dell'Esercito della salvezza, con quel cappello che oggi non portano più e con quel fiocco. Io chiesi: dimmi nonna, quelle sono suore? E lei mi ha risposto: no, sono protestanti, ma sono buone! È stata la prima volta che io ho sentito parlare bene di persone appartenenti alle altre confessioni».
Temo che una certa stampa, a forza di fermarsi su una visione ideologica di Francesco, rischi di far smarrire ai lettori che le accreditano fiducia la rotta che conduce all'essenziale delle parole di Francesco: “Ecco l'Agnello di Dio”. Seguite Lui, non seguite me.
Ragioniamo pure sulle sottigliezze, ma non perdiamoci l'essenziale del suo annuncio: Dio ti cerca e ti trova. Non te lo perdere, altrimenti sei perduto.
Paolo_Coveri
#4 1 - Amare la VeritàPaolo_Coveri 2015-02-01 22:32
Caro don Marco, ti ringrazio per tenere in considerazione le mie osservazioni.
Capisco anche il tuo modo di vivere la fede affidandoti a quel che lo Spirito Santo fa, perché - anche se forse non sembra - questo atteggiamento appartiene anche a me. Allo stesso modo anch'io amo, e attraverso l'amore cerco di capire quel che posso, provando ad affidarmi a Dio con tutto me stesso, anche se non sempre ci riesco. E amo profondamente la verità. Ritengo infatti che cercarla - nel prossimo, ma anche in tutto ciò che ci accade e ci circonda quotidianamente - sia uno dei modi migliori di provare a conoscere meglio Dio (perché Lui è la Verità) e quindi tutto il resto. Ed è proprio questo amore che mi ha riportato nella Chiesa cattolica dopo più di 20 anni di allontanamento volontario.
Ma questo amore costa sofferenza. Perché la verità è scomoda, dato che è spesso causa di conflitto interiore ed esteriore: è la famosa "spada" a cui Cristo accennava, avvertendo che per causa Sua - Lui che è anche verità oltre che via e vita - si sarebbero separati "l'uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa." (Mt 10,34). Già... addirittura nemici proprio tra quelli della sua casa.

Più volte mi son chiesto se questo mio atteggiamento critico nei confronti degli errori (ove questi siano per me palesi) commessi da una parte della Chiesa sia qualcosa che derivi direttamente da Satana, il tentatore, col quale tutti noi, chi più e chi meno, abbiamo a che fare quotidianamente. Quindi il dubbio sulla correttezza del mio modo d'agire, specie quando addito pubblicamente un errore, ce l'ho sempre presente, ma questo non riesce a prevalere quando - dopo averle esaminate e riesaminate, magari anche dopo essermi confrontato con altre persone - mi trovo di fronte a situazioni in cui viene messa a repentaglio la verità che conosco, specie se si tratta di quella rivelata da Cristo alla Sua Chiesa e tramandata in duemila anni di tradizione. E non mi riferisco a quegli aspetti della "verità" ancora difficili da definire perfino da parte dei teologi, bensì di quelli che per un fedele dovrebbero essere punti inamovibili, come, ad esempio, la divinità di Gesù, l'indissolubilità del matrimonio, l'effettiva presenza di Cristo nell'Eucaristia eccetera, senza dimenticare i comandamenti, a cominciare dal primo: "Non avrai altro Dio all'infuori di me".

È quindi sbagliato indicare l'errore, la cui denuncia può portare a divisioni tra le persone? O è invece giusto farlo per difendere la verità, quindi Cristo?

Si deve tacere e lasciare che l'errore si diffonda, rischiando di divenire complici del male? O è meglio parlare, seppur correndo il rischio di sbagliare, in modo tale da stimolare il prossimo a pensare (senza appoggiarsi a pensieri preconfezionati o a sterili sentimentalismi) e ad approfondire, mettendo così anche alla prova la propria fede?

Be', per quanto mi riguarda, l'amore per la verità mi spinge a non girarmi dall'altra parte quando vedo e sento cose che mi sembrano palesemente errate, perciò a queste domande rispondo che è comunque sempre meglio parlarne stimolando il confronto, anche se poi si può scoprire di aver sbagliato (cosa che sarebbe meglio accadesse, specie di fronte a certe situazioni). Per questo, prima di additare un errore, consapevole (come il giornalista che ha scritto a Bergoglio a proposito dei "conigli") che i media costituiscono un terreno "scivoloso", cerco di risalire alle fonti. Ovviamente, come già accennavo, posso sbagliare: mi è già accaduto tantissime volte nella vita. Ma quando qualcosa non può esser contraddetta (come per il recente "caso Messori"), allora è fortemente probabile che si tratti di verità, quindi tacere sarebbe equivalente a rendersi complici del Maligno, che si diverte a seminare l'errore e a dividere (anche se in questo caso, chi fa il passo determinante verso la divisione penso siano coloro che rifiutano di vedere la verità di uno "scandalo", non quelli che lo additano)...
Paolo_Coveri
#5 2 - Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchiPaolo_Coveri 2015-02-01 22:33
Tornando a Bergoglio, ammetto che il suo primo discorso, per me deludente - come scrissi in un commento su questo sito -, mi ha sicuramente spinto a focalizzare in modo particolare la mia attenzione sul suo operato, ma nonostante l'amarezza mi sono sempre sforzato - almeno nei primi tempi - di guardare a lui con simpatia per cogliere tutto quel che di buono diceva e faceva. E, purtroppo, ancor prima di leggere Gnocchi e Palmaro oppure lo stesso Socci insieme a vari altri (tutti autori che cerco di approcciare sempre con tutto il senso critico di cui posso esser capace), ogni volta che rilevavo un passo in avanti, puntualmente ne riscontravo due all'indietro.
Detto questo, e considerato che quel che conta veramente penso sia "il messaggio, non il messaggero", indipendentemente dal "sapore" e dalla "acidità" vera o presunta, mi sono soffermato ad ascoltare e leggere i ragionamenti di giornalisti, teologi, sacerdoti e tante persone comuni, sia che criticassero Bergoglio sia che si levassero in sua difesa. Ma tra questi ultimi non ne ho trovato uno solo che fosse in grado di rispondere - in un modo che a me sembrasse logico, razionale e sufficientemente argomentato - alle eccezioni sollevate dai primi. In tal senso penso sia emblematico il polverone che si è alzato attorno a un articolo in cui Vittorio Messori, in modo più che rispettoso e anche delicato verso la figura del Vescovo di Roma, si è permesso di evidenziare alcune contraddizioni nell'operato di Bergoglio e quindi di esprimere qualche perplessità, pur affermando di rispettare in tutto e per tutto il suo ruolo. Ebbene, sono fioccate bordate da ogni parte, perfino dal presidente di "Azione Cattolica", dall'ex frate Leonardo Boff, da don Luigi Ciotti e perfino dal direttore di “Avvenire”. Bordate che però non entravano nel merito oppure che contenevano frasi aggressive (quasi da tifoseria ultrà), o argomentazioni vaghe, o appelli ad avere una visione "formale" (cioè basata su quando il Papa sarebbe infallibile e quando no). Sta di fatto che tutti hanno glissato sul "senso", cioè sul "cuore delle cose", che a volte è palese e in altre occasioni si può percepire - almeno inizialmente - solo in modo più istintivo. E dire che alcuni di questi sarebbero uomini che, frequentando le "periferie", dovrebbero conoscere il mondo e quindi sapere meglio di altri come funziona l'animo umano, avvezzo a dare più ascolto alla pancia e molto meno alla ragione...
Insomma, tutto questo mi ha fatto pensare una volta in più quanto sia vero il proverbio che recita "il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi", perché - mi ripeto - la verità non è stata contraddetta usando la ragione (che tra l'altro è l'essenza stessa del cristianesimo, essendo questo la religione del Logos, cioè secondo ragione).

Se tu facessi un discorso al mondo e il mondo lo recepisse in modo sbagliato rispetto a quello che intendevi dire, mi pare logico - ma anche più che doveroso, specie se sei il più alto rappresentante di una religione - che tu provveda a fornire chiarimenti precisi e non fraintendibili. Perché se non lo fai significa che effettivamente, quello che ha compreso il mondo, è il tuo pensiero.
E' avvenuto questo con Bergoglio a proposito delle interviste a Scalfari? Non mi sembra.
E nel caso del discorso condito da "chi sono io per giudicare" sugli omosessuali? Nemmeno: e credo sia anche per questo che è stato premiato da uno dei principali giornali facenti capo alla lobby gay mondiale e preso ad esempio da tanti personaggi di spettacolo dichiaratamente aperti alle nozze "omosex".

Il discorso del "pugno" è stato poi seguito da una precisazione, sì, ma ha quasi peggiorato le cose perché, pur condannando la violenza, Bergoglio ha parlato di "teoria" (con un riferimento anche al Vangelo) e di "pratica", perché siamo umani e quindi "è normale" che uno possa rispondere con la violenza a un'offesa. Insomma: il messaggio che ha fatto più breccia non è tanto il giusto invito alla "prudenza", comunque insito nelle sue parole, ma una sorta di attenuante per chi, essendo umano, reagisce violentemente.
Per carità, so bene che ha detto anche tante cose molto giuste, come quando ha avvertito sul pericolo costituito dall'ideologia "gender", ma tutto ciò non è stato molto notato perché è qualcosa di scontato per la Chiesa. Mentre le altre cose hanno avuto un effetto dirompente proprio perché sono state interpretate come una evidente rottura con il passato e con la dottrina. E il mondo, ormai estremamente secolarizzato, è proprio questo che sta aspettando: che la Chiesa gli dia ragione rinnegando Cristo.
Paolo_Coveri
#6 3 - C'è davvero continuità con i suoi predecessori?Paolo_Coveri 2015-02-01 22:42
Se davvero il pontificato di Bergoglio fosse legato a quello di Benedetto XVI, come dici, ritengo che non dovrebbero esserci contraddizioni (talvolta molto evidenti) che invece vediamo. Ed è proprio andando "sotto la crosta delle parole, dei gesti, dei simboli" che lo si può comprendere. Perché la "forma" talvolta non corrisponde alla "sostanza".
Durante la prima parte del Sinodo non credo proprio siano stati dei "luoghi comuni" a lasciar perplessi alcuni cardinali (tra cui Burke, sulla cui fede in Cristo - che mi pare abbia dimostrato di mettere anche in pratica nella sua vita - e sulle cui capacità non penso vi siano dubbi) al punto da chiedere a Benedetto XVI di essere ricevuti, anche se poi quest'ultimo li ha rimandati al mittente, probabilmente (penso io) per non creare gravi spaccature nella Chiesa: perché i motivi di preoccupazione c'erano (anzi ci sono ancora) tutti, essendo riconoscibile una chiara regia atta a predisporre l'alterazione della dottrina in punti in cui sarebbe impossibile farlo se non andando contro al Vangelo (è infatti difficilmente confutabile che Bergoglio stesso abbia collocato persone favorevoli al cambiamento dottrinale tra i principali referenti del sinodo, altrimenti non si spiegherebbe nemmeno la richiesta di "soccorso" nei confronti di Ratzinger).

Anche sul discorso di Bergoglio che hai riportato non sono del tutto d'accordo. L'apparente assolutismo del provocatorio articolo che ho proposto in merito al "supermarket delle religioni" non è infatti infondato, specie se letto alla luce di quanto accaduto in altre occasioni, compresa la preghiera interreligiosa per la pace in Palestina tenutasi in Vaticano nel giugno 2014 - con Bergoglio e i presidenti dell'Autorità Palestinese e dello Stato di Israele - in cui furono nascosti tutti i simboli cristiani per non urtare la suscettibilità degli appartenenti alle altre due religioni, come se ci si vergognasse di Cristo (non so quindi se sia un caso se di lì a poco tempo la violenza in Terra Santa è divampata nuovamente, anche perché questa "vergogna di Cristo" si era già manifestata proprio là nel mese precedente, quando, in occasione dell'incontro interreligioso svoltosi a Gerusalemme, Bergoglio nascose il crocifisso sotto la fascia bianca così come i prelati che l'accompagnavano).

D'altra parte riconosco la fondatezza dell'esempio riferito all'infanzia di Bergoglio, ma limitatamente al fatto che è ragionevole pensare come non si possa ritenere che una persona di diversa religione non possa ottenere "grazie" o addirittura la "salvezza" se nella sua vita persegue il bene autentico in modo conforme all'esempio di Cristo. Ma, di sicuro, se è vero che la verità piena e la salvezza sono solo in Cristo e che la religione "autentica" è solo quella che a Lui fa riferimento (perché diversamente - non c'è alternativa - si aprirebbe il supermarket di cui sopra), le altre religioni - ben che vada - saranno "incomplete" e conterranno sicuramente degli "errori" importanti, quindi potenzialmente renderanno più difficile il raggiungimento della salvezza ai loro fedeli. Per render meglio l'idea di quel che intendo, suggerisco la lettura di un bellissimo discorso scritto da Benedetto XVI per l'inaugurazione dell'anno accademico della Pontificia Università Urbaniana, tenutasi il 21 ottobre 2014. Si trova qui: www.kath.net/news/48020.

Ora quindi non dico che Bergoglio non sia stato eletto legittimamente, come ipotizza Socci, ma da quel che noto - unitamente al fatto che Benedetto XVI, seppur emerito, è ancora Papa - dubito sul fatto che Francesco possa essere davvero il Vicario di Cristo. Formalmente lo sarà senz'altro, come formalmente sarà anche valida l'abdicazione di Benedetto XVI, ma nella sostanza mi sembra che il suo modo d'agire non sia sufficientemente congruo al suo ruolo di guida della Chiesa e custode della fede. Anzi... A me sembra che stia seminando un po' troppo caos tra i fedeli.

Concludendo, sono d'accordo con te, caro don Marco, sul fatto che Dio ci cerchi e ci trovi, ma allo stesso tempo tengo sempre presente che Dio ci chiede di vegliare al fine di scansare i falsi profeti, riconoscibili dai frutti, che per ora mi sembra stiano purtroppo coincidendo con quanto profetizzato da Anna Katharina Emmerick, beatificata sotto papa Giovanni Paolo II, la quale ebbe la visione di un tempo con "due papi" e della contemporanea protestantizzazione della Chiesa cattolica (ilfoglio.it/.../...).

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