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LibereDiCorrere


Un fatto di cronaca nera che fa sbocciare un capolavoro di cronaca rosa, che per questa volta è il colore della speranza: quella che riesce sempre a sorprendere, ad oltranza, anche a Padova. Mesi addietro, mentre corrono sugli splendidi argini della nostra città, alcune ragazze subiscono delle violenze da parte di alcuni sconosciuti: una di loro vince la vergogna e trova il coraggio di denunciare l'accaduto, che porta al fermo dell'aggressore. A leggere certe notizie ormai siamo abituati: non per questo, però, certe gesta perdono la loro gravità e la loro bruttezza. Ignorandole, semplicemente s'ingigantiscono: è dall'origine dell'umanità che il male predilige le tenebre – il non racconto, la non denuncia, la mancata ribellione – per ingrossarsi e ingrassarsi. A scapito della speranza collettiva, anche se a pochi sembra interessare alcunché.
Certe donne, però, mica son facili alla rassegnazione: non per nulla – scriveva Oriana Fallaci - «essere donna è una sfida che non annoia mai». Che non annoia e che accende il cuore. Cosicché da quell'episodio funesto, un gruppo di donne ha tratto l'incipit di una nuova avventura, finita direttamente sulle pagine di Runners' World di questo mese, la bibbia del popolo che corre. Si sono chiamate “Libere di Correre”, laddove la libertà era prima di tutto solidarietà con chi era incappato nella disavventura e vicinanza a tutto il popolo femminile che nel silenzio tacito soffre e trema, oltre che lotta. Sono partite organizzando una corsa, la cosa più semplice che era nelle loro possibilità: quello che piaceva loro fare, quello che per loro era riscatto, affermazione, libertà per l'appunto. E l'hanno dedicata a questa ragazza: certi messaggi fanno bene al cuore, sia di chi soffre sia di chi gioisce. Alla fine è uscita una festa, perchè quando la vita chiama, la sorpresa è sempre la prima delle alleate che accetta la sfida: uomini e donne, bambini e anziani, podisti e gente della porta accanto. Tutti di corsa per dire “No alla violenza sulle donne”. Con quel colore rosa che le contraddistingue, a indicare che il vero segreto per cambiare la mentalità del mondo rimane quello di cambiare la nostra mentalità. Di scendere in strada, di prestare la voce, di metterci la faccia, meglio ancora se sorridente visto che il male ama la bruttezza e mal sopporta i gesti dell'amore gratuito.
Sono passati dei mesi e “Libere di Correre” non è più solo un gruppo: forse sta diventando uno stile, magari diverrà qualcosa di più grande, o forse rimarrà così: piccolo, debole, sin quasi invisibile. Però presente: alle gare alle quali le invitano, col microfono in mano o le scarpe ai piedi, con un messaggio sempre a portata di mano: «Essere l'uomo più ricco al cimitero non mi interessa. Andare a letto la notte sapendo che abbiamo fatto qualcosa di meraviglioso, questo si mi interessa» (S.Jobs). Parole condivise, prospettive di speranza, gesti concreti. Come quello di mercoledì prossimo (c/o Parco Sarmazza, Vigonovo, ore 19): stavolta l'alleanza è con Suor Miriam di Casa Priscilla. Anche qui una donna di mezzo, anche qui delle storie da ricostruire nel silenzio e nella dedizione, anche stavolta “di corsa”: per certe storie un attimo prima o un attimo dopo potrebbe cambiare la traiettoria della loro esistenza. Una suora che da vent'anni abita in periferia, prima ancora che questo termine diventasse una moda, anzi lo stile stesso di un Papa. Anche suor Miriam corre, dove la vita chiama e dove sovente pochi hanno il coraggio di rispondere. Stavolta “Libere di Correre” prestano la voce a questa suora di periferia: perché certe storie fa bene al cuore sentirsele raccontare, farle diventare proprie, accorgersi che tutto può ancora succedere. Ci si sente più umani e meno foresti tra le vie della medesima città. Vien voglia di correre: di lasciarsi sorprendere dall'amore.

(da Il Mattino di Padova, 6 luglio 2014)



Vigonovo
don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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