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Anche a Padova si rivela impresa sempre più ardita entrare in città al mattino rilassati e spensierati. Clacson infuocati, polveri di smog ai record storici, traffico in tilt all'approssimarsi di una rotatoria, dita che disegnano strani segni nell'aria. Ma, nonostante tutto, l'automobile rimane la regina incontrastata degli spostamenti. Una regina così potente da aver ridotto il corpo dell'uomo di poco superiore ad un optional. Un accessorio del quale, rivelate scomparse ad un certo punto le minime caratteristiche richieste per essere funzionale, se ne invoca la rottamazione. La macchina ha ridimensionato l'uomo perché sta eliminando la funzione dei piedi. Se ci pensi, ridi: a cosa servono oggi i piedi? Ad accelerare, a sostenere il pedone da lanciare nel tram...e poi a soffrire per il gonfiore, la pesantezza, l'odore. Se cammini oggi sembri un nostalgico dei tempi passati: è inopportuno nella società dell'impazienza, della furia, del nervosismo. Li abbiamo così ridimensionati i piedi che - come evidenzia bene David Le Breton ne Il mondo a piedi - "dal Neolitico in poi il corpo, le potenzialità fisiche, la capacità di resistenza dell'uomo di fronte ai dati mutevoli dell'ambiente sono rimasti gli stessi". Nonostante tutti i nostri proclami, nonostante la blasonata superiorità dell'uomo del terzo millennio, possiamo contare sulle stesse facoltà dell'uomo di Neanderthal.
Peccato smarrire un'occasione come il camminare, l'adattare il nostro piede alle modulazioni del suolo, l'avvertire suoni, vibrazioni e voci da decantare lungo le vie misteriose del corpo umano. Peccato... perché ti basta aver provato una volta la sensazione per accorgerti che a volte è proprio piacevole essere viandanti: lontano da occhi indiscreti di gente conosciuta, non avverti il rischio di sporcarti la faccia o attirarti reputazioni ardite. Quando ti senti sconosciuto percepisci l'agilità di chi è svincolato dall'obbligo di dare di sè sempre e solo un'immagine rispettabile. E' proprio benefico quand'avverti che abitare l'anonimato è cosa assai gratificante qualche istante nella vita. Così magico che, tornato in città, ti stupisci della sopportazione della gente che si incarcera tutti i giorni nei negozi, negli uffici, nel quotidiano vivere dimentichi dei loro piedi..
Ma è l'uomo che ghermisce il tempo o è il tempo a ghermire l'uomo?
don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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