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Il ritmo dei sogni

 

Lavorare nel mondo della musica non è facile, ma è possibile. Certamente c’è molto altro dietro al mondo scintillante e più vistoso che siamo abituati a vedere e che è forse più conosciuto. Per chi avrà un po’ di pazienza, sarà possibile affacciarsi sul mondo della musica, a partire da una finestra speciale: lo sguardo e le parole di un batterista umile e molto talentuoso, da ringraziare per la sua proverbiale disponibilità e cortesia.

Nella speranza che quest’intervista possa contribuire a sfatare tanti (falsi) luoghi comuni!

 

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Claudio Del Signore.

 

Va beh, saltiamo l’età, che non si dice… cosa fai nella vita?

Musicista.

 

Interessante, ma… di lavoro?

Studente o disoccupato[ci si ritrova troppo spesso a dire così, per farla breve, perché in pochi riconoscono che essere musicista sia un lavoro, nonostante richieda  tanti anni di studio, NdC].

 

Lavori anche come insegnante… dove?

Sì, insegno al mio paese (San Lorenzo Nuovo, VT) e in provincia di Grosseto (Castell’Azzara).

 

Quali sono i tuoi allievi? Bambini? Ragazzi? Adulti? Professionisti? Amatori?

Allievi di tutti i tipi. Principalmente sono ragazzi dai 16 ai 25 anni. Però anche vecchiett

 

Ti capita di incontrare ragazzi presuntuosi, arroganti, che pensano già di sapere tutto, refrattari quindi ad essere guidati o ricevere consigli? Come ti rapporti con loro, in questi casi?

Molto spesso. Nella maggior parte dei casi cerco di portarli a capire i loro limiti. La sincerità è alla base: alle volte, si crede di essere già bravi perché manca  l’esperienza per capire gli errori.

Riesci sempre ad entrare in sintonia con i tuoi allievi? Quali le difficoltà maggiori che puoi trovare? Quant’è importante il rapporto che si instaura tra maestro e allievo, ai fini dell’apprendimento?

Sempre!!! La difficoltà maggiore è appunto la presunzione. Il rapporto tra maestro e allievo è assolutamente fondamentale (almeno secondo me) perché si deve creare un rapporto di fiducia reciproca.

 

 

Ci sono difficoltà oggettive di tipo caratteriale che influiscano significativamente sulla performance? Ci sono consigli utili per migliorare questo aspetto oppure si tratta di una caratteristica legata esclusivamente al lavoro del singolo su se stesso?

Chiaramente, il carattere e la personalità del musicista influiscono in modo rilevante sulla performance. Ad esempio, un musicista troppo emotivo o troppo nervoso, o, al contrario, troppo timido, può avere difficolta durante il live.  Bisogna quindi lavorare molto su se stessi. Suonare rilassati è fondamentale, come lo è credere nelle proprie potenzialità. Suonare uno strumento non è solo una questione tecnica, è importante anche il controllo su se stessi e sulle proprie emozioni: solo raggiungendo questa tranquillità sul palco o in studio si riesce ad avere la situazione sotto controllo, così da esprimersi al meglio e trovare empatia col pubblico.

 

Quando hai avuto la consapevolezza di voler fare della tua passione una professione? I tuoi genitori hanno appoggiato questa scelta? Ci sono consigli che ti senti di dare ai giovanissimi che vorrebbero intraprendere la stessa strada?

Più o meno a 13 anni. I miei genitori mi hanno sempre appoggiato e sostenuto, anche economicamente; è tutto merito loro! Il consiglio è: umiltà e autocritica, sempre. Non si è mai troppo bravi. Per rispondere alle critiche, anche in famiglia, è importante farsi vedere determinati a proseguire in questa direzione, intenzionati a farlo diventare un lavoro: i genitori pensano sempre al bene del figlio, per cui la loro preoccupazione è comprensibile, ma generalmente si arrende di fronte alla serietà e all’impegno profusi dal figlio.

 

 

La musica è uno strumento efficace per parlare ai giovani, specie quelli più “difficili”? Può essere utilizzata come “strumento di riscatto”? Se sì, perché?

Assolutamente sì. La musica è un linguaggio che arriva a tutti, anche ai ragazzi più difficili; ci sono persone specializzate, che sono in grado di utilizzare la musica in questo modo. Per chi ha un carattere difficile (rissoso o violento), può essere un aiuto per inserirlo in un contesto che li aiuti a socializzare. Ho avuto alcuni ragazzi autistici, che quindi vivevano in un mondo un po’ tutto loro: riuscire a farli suonare in un gruppo li ha aiutati a relazionarsi con altri ragazzi. Quest’esperienza è tra le gioie più grandi che la musica mi abbia dato.

 

 

Se si potesse racchiudere in una parola (o in una frase), cosa vedi che manca a questa generazione?

Le buone maniere.

 

 

Come lo vedi il futuro, specie per chi sogna di fare un lavoro come il tuo: c’è ancora spazio per la musica e per l’arte?

Nero(e sorride: è la sua schiettezza disarmante che gli mantiene sempre i piedi ben piantati a terra, n.d. C.). È un rischio. C’è poco lavoro per la troppa gente che vorrebbe farlo. Ci sono professori molto bravi senza un ingaggio.

Però, se uno si impegna, prima o poi, la possibilità gli viene data. Umiltà e autocritica(abbiamo capito che queste sono le parole chiave, per chi vuole fare strada davvero, e non solo come musicista!).

 

La chiacchierata si conclude davanti al lago di Bolsena  ed è bello pensare che quest’intervista (un po’ atipica nella sua realizzazione) abbia avuto luogo proprio negli scenari a lui familiari, quasi a sancire un grato ricordo del passato recente e uno sguardo di speranza volto al futuro. Insomma, come direbbe lui: umiltà e autocritica, sempre!

Commenti   

Cristina93
#1 Un Mito..Cristina93 2011-09-21 15:39
è un Mito quest'uomo...ha detto delle cose molto belle soprattutto per quanto riguarda il suo lavoro (quello da insegnante) i concetti che ha espresso si sposerebbero bene anche con il mondo della scuola :) grande Claudiooooo
LaPols.
#2 RE: Viaggio nel mondo della musica - seconda puntataLaPols. 2011-09-21 15:53
Claudio è un musicista eccezionale, un "rockettaro" dal cuore grande, un uomo simpatico e professionale. Sa il fatto suo! Averlo conosciuto è stato un grande piacere... Claudio sei il batterista numero 1! :D Fammi un urloooooooooooo ;D

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