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Flash che s'accendono nella mente. Pasqua: sul telefonino approdano auguri dal mare di Capo Verde, dalle montagne di Cortina, dal sole di Sharm el-Sheik, dalla 5th avenue di New York, dalla foresta africana del Congo. Firme amiche che, scappate dalla loro città, han trovato rifugio altrove per lodare con santità o laicità il loro Triduo Pasquale. Il pranzo di Pasqua mi guardo attorno: commensali splendidi dai sorrisi faticosi ma sinceri, degni testimoni di quello che ho appena celebrato. Una fortuna passare l'ora di pranzo pasquale nella Città della Speranza, uno scorcio umano nella frenesia di una Padova semivuota.
Oltrepassi quella porta - ricamata di graffiti, ornata di musica e profumata di colori - e ti sembra di camminare in quel sentiero che conduce al sepolcro vuoto di Gerusalemme. Nella prima pasqua tre donne, all'aurora di un mattino ebraico, all'incrocio di tre strade diverse, si rinfacciavano la medesima domanda: "Chi toglierà per noi la pietra dal sepolcro?". Terrore di madri, angustia di spose, attesa di innamorati. Lì dentro ho compreso la vera eroicità. Puoi anche entrare ragazza, ma dopo alcuni passi avverti l'anima di un'indomita guerriera. Mi han sempre messo in crisi queste donne! Han paura, ma non tremano; son terrorizzate ma dimenticano l'amare, son distrutte ma non smettono di sorridere nei sogni. A Gerusalemme non volevano rassegnarsi: son tornate al sepolcro...perché le donne tengono le chiavi della natura che ingegna vita e chiede amore. Si vergognavano di abitare una città che spediva a morte fuori dalle mura chi chiedeva cieli nuovi e terra nuova.  "Perché cercate tra i morti Colui che è vivo? Non è qui: è risorto" (Lc 24,5).
E' una serenità che mi lacera e mi sbatte alle voce di Padre Turoldo: "No, credere a Pasqua non è giusta fede: troppo bello sei a Pasqua! Fede vera è il venerdì Santo quando Tu non c'eri lassù!". E penso: i piedi di Mosè erano stanchi, il volto di Abramo impaurito, Geremia aveva labbra tremanti, Giona camminava con passi vacillanti, il cuore di Pietro si ruppe, le donne sotto la croce piangevano, Giuseppe avrà bagnato di lacrime il suo silenzio... ma al tramonto della loro vita li trovi tutti sol sorriso tra le rughe.
Sulla soglia di questo mistero, Signore, tremiamo. Non ci rimane che una richiesta.
Se questo è il tuo linguaggio, insegnaci a parlare...
don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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