Nella memoria dei Vangeli, rimane una delle figure più barbine di tutte quelle narrate. Una di quelle che meglio attestano la certezza che ciò che è narrato sia accaduto per davvero: ne parlano tre evangelisti su quattro, della serie che era praticamente impossibile tacere il fatto accaduto senza correre il rischio di sentire dare dei “pennivendoli” dai lettori, gente capace di barattare la loro l’intelligenza per un piatto di lenticchie, una posizione da “addetto stampa”, un posto migliore nelle sedie del potere. Il fatto, tra l’altro, era sulla bocca di tutti. Un’emergenza – come quelle idriche o umanitarie – stava allertando l’entourage di Gesù: troppa gente ancora attorno, il sole ormai al tramonto, le botteghe della zona nell’atto di abbassare le serrande. Il rischio: che tutta quella gente creasse loro problemi: “Ne abbiamo già troppi di casini – temo abbiano ragionato gli amici del Cristo -: ci manca di dover sfamare tutta questa gente che ci ronza attorno”. Il problema, dunque, esiste. Gli apostoli – quasi tutti gente dal forte pragmatismo – propongono di risolvere la situazione di crisi a modo loro: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perchè se ne vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Come dire: “Sono affari loro se poi non hanno niente da mangiare, l’importante è che non creino ulteriori disagi a noi che non abbiamo voglia di casini anche stasera”. Potrebbe essere anche un gesto di premura una condotta del genere – “Non sforiamo coi tempi, in modo da dare la possibilità alla gente di rientrare in tempo” – non fosse per una certa percentuale di cafonaggine e di arroganza nascosta nella proposta: “Chissenefrega degli altri, a noi importa non avere ulteriori grane rispetto a quelle già in corso d’opera”. Così ragiona la prima Chiesa cristiana, quella nascente: “Quando sono a posto io, sono apposto tutti”.
Gente ingrata: come se la loro sicurezza e tranquillità dipendesse dai loro meriti, dalla loro intraprendenza e non dal fatto che, gratuitamente, si sono trovati assicurato vitto e alloggio in cambio di un’imperfetta e incerta sequela. Ci pensa Cristo ad abbassare i toni e le orecchie: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». L’unica maniera per zittirli e farli sedere al loro posto, non senza che loro provino ad esibire l’ennesima scusa fasulla: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci». Ancora non era loro chiaro come le soluzioni non siano questione di arnesi più o meno potenti ma dipendano dalle mani in cui verranno messi. Nelle mie mani, quattro uova e del lievito rimangono quattro uova con del lievito. Nelle mani di un pasticcere – unendo la parte proteica delle uova alla spinta del lievito – possono diventare un delicatissimo pane brioche. Non sempre, quasi mai con Cristo, il poco è sinonimo di quasi niente: il più dei giorni è l’esca di un miracolo, il pertugio di una soluzione, una sorta di capriola inaspettata. Siccome a loro non sarà mai possibile controbattere quando aprirà bocca il Maestro, devono svuotare le tasche. Il che, fatti i conti, non sarà la cosa più ardua. Il difficile rimarrà il constatate come per quella situazione d’impasse che ci allarmava avevamo, in tasca, la soluzione: è che a volte soffriamo molto per il poco che ci manca e gustiamo poco niente il molto che abbiamo. Siamo così buffi, a volte, noi umani che Dio si diverte sentendoci chiamare cristiani.
Non dovranno mettere sul tavolo due pani e un pesce – “Che almeno ci teniamo qualcosina per noi!” -, dovranno tirare furi dalle tasche tutto ciò che è in loro possesso: «Cinque pani e due pesci». Quando le tasche saranno svuotate – “Fidatevi, che non morirete di fame, amici!” – Cristo imbastirà la più prodiga tra le cene con i pochissimi ingredienti a disposizione: «Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene». E’ la storia di un miracolo iniziato male e finito in gloria. Spento il giorno, rimase profumo di pane ovunque e amaro in bocca degli amici. Che, anche stavolta, si sono mostrati più uomini che santi: “Si arrangino per cena!” Meno male che erano i più vicini a Cristo. Satana, bastardo come nessun altro, si nasconde più vicino a Cristo di quel che s’immaginerebbe.
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini (Vangelo di Matteo 14,13-21).

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