C’è una grossa differenza tra un impulso e un progetto: “Con l’entusiasmo si va dritti sulla luna: poi, però, bisogna concretizzare le cose” insegnano i nonni ai nipotini. Poi, accreditatisi ai loro occhi, completeranno il ragionamento: “Eppoi un progetto che promette soltanto delizie non è possibile che riesca bene”. Non è questione di grandezza, megalomania o quant’altro. Anzi: sono esattamente i progetti più piccoli quelli che avranno bisogno degli aiuti più sostanziosi: la sala di casa più della Sagrada Familia, i dissapori familiari più dell’assurdo di Gaza, le beghe feriali più delle guerre mondiali. Progettare, anche per Dio, è un affare serio: non bastano i buoni propositi, è necessario il pragmatismo di chi fa bene i conti con le forze che ha. Coi se e con i ma non si va distante nemmeno nel Regno dei Cieli: «Con più soldi, potrei permettermi di fare un progetto migliore» disse uno studente al suo precettore. Che, scafato, non tentennò nella risposta: «La questione invece è un’altra: con un progetto migliore in tasca, avresti più soldi». A fare la differenza – il segreto, chiamatelo come volete – non è l’importo ma il progetto: controllare la benzina prima di partire per un viaggio, fare i conti fatti bene prima di firmare un mutuo, dare un’occhiata alle finanze prima di fare un lavoro. Perdere tempo a scavare dentro di sé prima di mettersi a scavare per terra e costruire. “Ho fretta, lasciami partire, andare, fare: altrimenti mi rideranno dietro per il mio ritardo” diciamo a chi, saggio, vorrebbe insegnarci a progettare prima di costruire. Scordando che, qualora ci prendessimo senza il necessario – la benzina, i soldi, la materia prima – avranno da ridire doppiamente di noi per essere stati sprovveduti: “Ma questo, prima di iniziare, ha fatto quattro conti?”

Cristo, in materia di figuracce e affini, quando può cerca sempre di infilare una pulce all’orecchio: «Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?» Esistono per questo i preventivi di spesa: per farsi un’idea di quanto costi, quanto serva, se è alla portata. In caso contrario, si liquiderà l’architetto, o si ridimensionerà la pretesa per evitare di fare brutte figure. Del tipo: «Se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, coloro che vedono comincino a deriderlo». La storia certifica, in materia, che ognuno è la somma di ciò che non ha mai calcolato: la vita, quando vuole sorprendere, irrompe in fase di calcolo. Dio, poi, si accoda a meraviglia quando si accorge che un progetto è per la morte, non per la vita: «Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli. Il piano del Signore, però, sussiste per sempre» (Sal 32,11). Far due calcoli, soprattutto con Cristo, non è una pecca ma è indice d’intelligenza. Soprattutto con Cristo e i suoi misteri andrà calcolata bene la spesa, considerandola dentro un progetto più grande: come una sedia la consideri in una stanza, una stanza in una casa, una casa in un ambiente particolare, un ambiente dentro il progetto di una città.

La scusa è sopraffine: “Intanto partiamo, poi in qualche maniera si farà”. È la tentazione di pensare che la Provvidenza supplirà alle nostre sbadataggini. Il che, pare di capire nel Vangelo, non sarà esattamente così. Per amore dei figli, anche Cristo li lascerà sbagliare, osserverà assieme a loro il crollo dei progetti, farà i conti pure lui, povero Cristo, con quello che si sarebbe potuto procurarsi con un po’ di avvedutezza in più e con quello, invece, che si è ottenuto per non avere fatto bene i calcoli in fase di progettazione. Anche la sequela, alla fine dei conti, consiglia di tracciare prima un preventivo dettagliato delle spese, perchè «colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo». Che nessuno s’illuda, insomma, che costruire sia una faccenda alla portata di tutti. Alla portata di tutti è solo l’inizio, forse: “Inizia cento cose ma non ne conclude una”. L’inizio accade ma la durata è da costruire, insomma.

da Il Sussidiario, 6 settembre 2025)

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo» (Vangelo di Luca 14,25-33).

Una risposta

  1. Buon giorno Don Marco, i suoi pensieri sono sempre molto chiari e alla portata di tutti. Il pensiero di oggi, mi dice che devo iniziare (ma alla mia veneranda età avrei già dovuto..) a fare progetti seri e a lunga durata con Dio.
    Portare la mia croce e seguirlo…..Cosa non facile, ma forse senza accorgercene la croce, nelle nostre piccole azioni quotidiane, già un po’ la portiamo. Non crede??? Grazie e buona giornata anna

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