"Guardare e andare al largo"
A metà degli anni '80, con una serie d'iniziative ispirate ad un unico disegno, Giovanni Paolo II allarga gli orizzonti del Pontificato nel segno della missione alle genti. Questo rilancio missionario è riassunto in un secondo motto del Pontificato formulato nell'enciclica Dominum et vivificantem (maggio 1986): "Nella prospettiva del terzo millennio, dobbiamo anche guardare più ampiamente ed andare al largo, sapendo che il vento soffia dove vuole".
Tappe d'apertura di questa stagione sono il viaggio in Africa dell'agosto 1985 e quello in India del gennaio - febbraio 1986. Tappe mature sono la visita alla sinagoga di Roma nell'aprile 1986 e la giornata di preghiera e di digiuno per la pace che si tiene ad Assisi nell'ottobre 1986, con la partecipazione di tutte le principali religioni mondiali.
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Di questa fase centrale del pontificato fanno parte l'azione di pace contro ogni guerra e l'appello ai giovani. Nessun Papa ha mai predicato la pace con la forza di Papa Wojtyla e nessuno, quanto lui, ha confessato il peccato della guerra commesso dai cristiani: "Non sempre siamo stati dei costruttori di pace", ha detto ad Assisi nel 1986. Le novità della sua predicazione di pace - sviluppate soprattutto in occasione delle guerre del Golfo e del Kosovo, nel 1991 e 1999 - sono quattro: il rafforzamento della condanna della guerra "totale" contenuta nella Gaudium et spes e la sua estensione alla guerra convenzionale; il messaggio portato in situazione, come attestano le visite a popoli in guerra (per esempio, i due viaggi del 1982 in Gran Bretagna e in Argentina, durante la guerra delle Falkland), o a zone di guerriglia e terrorismo; il monito contro una guerra particolare ripetuto ed accompagnato da iniziative collaterali, prime fra tutte il coinvolgimento - nell'azione di pace - degli episcopati e delle religioni dell'area; lo sviluppo della dottrina dell'"ingerenza umanitaria", cioè del dovere della comunità internazionale di fermare le guerre in atto disarmando l'aggressore.
Anche il dialogo con i giovani è una forma di questo "andare al largo". All'inizio il nuovo Papa vuole incontrare i giovani nelle parrocchie di Roma e ovunque lo portano i viaggi. Sarà sulla base di quell'esperienza che - in occasione del Giubileo straordinario della Redenzione (1983) e delll'Anno della gioventù indetto dall'ONU (1985) - inviterà i giovani a venire a Roma e nasceranno così le Giornate Mondiali della Gioventù.
Anche il mondo delle donne costituisce per Giovanni Paolo II una nuova frontiera: "Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna!": quest'esclamazione, degna di un innamorato, si trova nella Lettera alle donne (1995). Uguale trasporto è nella lettera apostolica Mulieris dignitatem (1988): "I nostri giorni attendono la manifestazione di quel genio della donna che assicuri la sensibilità per l'uomo in ogni circostanza: per il fatto che è uomo!".
L'"andare al largo" comprende anche un nuovo slancio ecumenico: nel giugno 1988 Giovanni Paolo II invia dieci cardinali alla celebrazione del millennio del cristianesimo russo; quello stesso anno davanti al Parlamento europeo di Strasburgo afferma l'incompatibilità della "tentazione integralista" con la genuina ispirazione evangelica; nel 1989 compie una coraggiosa uscita verso le chiese luterane della Scandinavia.
Ma quello slancio ecumenico non trova rispondenza nei fatti, né ad Oriente né ad Occidente. La caduta del comunismo lo induce ad immaginare più facile l'incontro con le Chiese dell'Ortodossia, che invece si fa più difficile per la ripresa dei nazionalismi. Difficoltà nuove (come l'ordinazione delle donne nelle chiese anglicane) sorgono anche in Occidente.
L'autore: Sandro Pozza

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Commenti   

sandropozza
#1 sandropozza 2008-10-06 20:32
La crisi delle vocazioni si può risolvere con l'ordinazione femminile?

Nel mondo anglicano anche se c'è questa "apertura" (!????) non sembra esserci un incremento di risposte vocazionali. Anzi!
In fin dei conti è Lui che sceglie!
Maddalena
#2 un trend in cambiamentoMaddalena 2008-10-06 22:05
Io non vedo crisi, ma un semplice mutamento di tendenze e abitudini.
Faccio l'esempio emblematico del seminario di Milano: l'anno scorso, a fronte del record negativo di ordinazioni (12), si è avuto se non il record, quanto meno, un buon numero di ingressi (una quarantina).
Il grande cambiamento è in altri numeri. Fino a poco tempo fa, chi voleva farsi prete partiva da casa sua a sette,otto,nove anni per entrare in seminario e ne usciva a 25 prete. Ora, innanzitutto, da noi il seminario non esiste più, sostituito da un cammino differenziato per età per gli aspiranti non residenti con incontri mensili in seminario e la collaborazione dei preti delle parrocchie d'origine. Poi, molti entrano in seminario anche molto dopo i 19 anni, con esperienze universitarie o lavorative alle spalle.
E questo non posso considerarlo, aprioristicamente, un male. Forse, in un tempo così complicato, Dio vuole che i suoi servi siano, prima di tutto, "intrisi" di umanità...
Greta Aliprandi
#3 L'ordinazione femminileGreta Aliprandi 2008-10-06 22:12
"La crisi delle vocazioni si può risolvere con l'ordinazione femminile?"

Io non mi pongo tanto questo problema, ma mi son sempre chiesta perchè il sacerdozio sia solo per gli uomini.
Non polemicamente, ma proprio per capire... Qualcuno mi può illuminare?
Maddalena
#4 Re: l'ordinazione femminileMaddalena 2008-10-06 23:16
Diciamo che il motivo originario è piuttosto semplice: il sacerdote si pone in continuità, tramite Pietro, con Cristo stesso.
E Cristo ha calcato la nostra terra come un uomo qualsiasi, ma inequivocabilmente come un uomo.
Poi, il magistero ha, più di tutto, insistito sulla complementarietà di maschio e femmina e sulla peculiarità di ciascuno.
Per cui, da un lato, le prospettive femminili, anche all'interno della gerarchia ecclesiastica propriamente detta, si sono notevolmente e tangibilmente allargate, mentre, dall'altro, non si è ritenuto necessario un cambiamento del ministero sacerdotale, temendo anche di incappare in quelle "degenerazioni - scimmiottamenti" di cui si erano rese protagoniste certe correnti del femminismo.

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