Giovanni Paolo II, al secolo Karol Josef Wojtyla, nasce martedì 18 maggio 1920 a Wadowice, 50 Km da Cracovia, in Galizia, la regione meridionale della Polonia. Sua madre partorisce in un umile appartamento in affitto, nei pressi della chiesa di Nostra Signora. Al di là di un cortile tetro, “varcata la soglia di un portone tarlato”, dopo aver salito “una scala di pietra”, si accede ad “un ballatoio con la ringhiera in ferro”. Prima la cucina, poi la sala da pranzo ed infine la camera.
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La madre ha 36 anni, a quell’epoca un’età piuttosto rischiosa per partorire. Infatti, soffre, sembra allo stremo delle forze. Infine sopraggiunge Karol, un bel neonato lungo e pesante, caratteristiche che lasciano presagire un’infanzia robusta. Il bambino viene alla luce alle 17.00, “praticamente alla stessa ora” dell’elezione di Giovanni Paolo II, come il papa rivelerà al pubblico romano il giorno del suo settantesimo compleanno. Un mese dopo, ossia il 20 giugno dello stesso anno, il piccolo Karol Wojtyla riceve il battesimo dall’abate Franciszek Zak, un cappellano militare amico del padre. Nel liber natorum (registro di stato civile) a pagina 549 del IV volume del 1920, il prete scrive i dati obbligatori: “Religio romcath. Sexus mascolini…”. I nomi del bambino, scritti in latino, sono Carolus Josephus. Karol (Carolus), in onore di San Carlo Borromeo, è anche il nome del padre. Josef, che si riferisce evidentemente allo sposo della Vergine Maria, è lo stesso del padrino presente nel battistero, ma è soprattutto quello del maresciallo Pilsudski, l’eroe dell’indipendenza polacca tanto ammirato dal padre del futuro papa.
L’indipendenza polacca è stata proclamata soltanto un anno e mezzo prima, l’11 novembre 1918; per più di un secolo il Paese è stato diviso tra i suoi tre potenti vicini: Russia, Prussia e Austria, ma ora, finalmente, i polacchi sono liberi di ricostruire la loro patria distrutta dalla guerra. L’indipendenza, purtroppo, porta con sé molti problemi. La Polonia appena risorta entra subito in guerra con l’Unione Sovietica e, tre mesi dopo la nascita di Wojtyla, l’Armata Rossa è alle porte di Varsavia, da dove è respinta all’ultimo momento in una storica battaglia detta “il miracolo della Vistola”che si conclude con la vittoria il giorno della festa dell’Assunzione di Maria.
Gravi difficoltà economiche ostacolano, poi, lo sviluppo del paese, prevalentemente agricolo; un altro fattore complica ulteriormente la situazione: il cattolicesimo, sebbene abbia plasmato la nazione, non è l’unica religione post-1920, ad Est ci sono molti cristiani ortodossi, ad Ovest alcune comunità luterane, mentre il dieci per cento della popolazione è di religione ebraica.
Il padre Karol ha prestato servizio nell’esercito imperiale austro-ungarico e al tempo della nascita del futuro papa è ufficiale amministrativo dell’esercito polacco; la madre Emilia, d’origine lituana, è di modestissime origini – la sua famiglia è composta da artigiani: la madre era figlia di un sellaio, il padre figlio di un calzolaio – e di salute cagionevole. La coppia, unita dal vincolo del matrimonio nel 1904, ha già un figlio, Edmund, che nel 1920 ha 15 anni.
Il primo Wojtyla di cui si trova traccia negli atti parrocchiali della parrocchia di San Bartlomiej, a lungo frequentata dai Wojtyla, è un certo Maciej, nato nel 1765. Nel registro della chiesa, i Wojtyla sono registrati come hortolani (“piccoli agricoltori”).
Wadowice è una piccola cittadina, dove ognuno conosce tutti gli altri. Ci si ricorda ancora delle tragedie che hanno colpito la famiglia Wojtyla: ha passato brutti momenti, perché papà Karol è stato congedato dall’esercito con una piccola pensione. Quando, poi, il piccolo Karol ha circa 9 anni, la madre muore, a 45 anni, dando alla luce una bambina nata morta alla quale si è dato il nome di Olga. Sul certificato di morte, redatto dal medico di famiglia, si legge: “Myocarditis nephritis”.
Tre anni dopo la morte della madre, Edmund, che si è laureato in medicina e svolge il tirocinio in un ospedale a Bielsko, prende la scarlattina da una ragazza di nome Anna che ha vegliato una notte intera incurante del rischio di contagio e muore. Karol entra al ginnasio maschile Marcìn Wadowìte di Wadowice nel 1931: il giovane Wojtyla riesce bene soprattutto nelle lingue antiche e moderne e in filosofia; meno bravo in storia, chimica e fisica. Nell’autunno 1938 Karol comincia a studiare lingua e letteratura polacca, poesia e drammaturgia presso l’Università Jagellonica di Cracovia, fondata nel 1364 da Casimiro il Grande, una delle più antiche università del mondo, la seconda dell’Europa centrale dopo quella di Praga, ed è uno dei fondatori del gruppo teatrale studentesco “Studio 39” che rimane attivo fino a quando, nel 1941, si trasforma nel Teatro Rapsodico. Ama lo sport, si dimostra un portiere robusto e tenace e ama nuotare nella corrente veloce del fiume Skawa, ma soprattutto ama sciare.
Durante l’occupazione tedesca della Polonia, iniziata il 1° settembre 1939, nel corso della seconda guerra mondiale, il futuro successore di Pietro lavora in una cava di pietra di Zakrzowek che dipende dall’industria chimica Solvay. Poiché la fabbrica è considerata d’importanza militare, i lavoratori beneficiano di un timbro speciale stampato sulla carta d’identità, una possibilità in più per non morire di fame ed evitare la deportazione in Germania, nel Reich.
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Giovanni Paolo I è stato il primo papa di classe operaia, ma Giovanni Paolo II è il primo papa ad essere stato lui stesso operaio. “ Io ho condiviso le sofferenze degli operai, le loro giuste richieste e le loro legittime lamentele. So bene quanto sia necessario per ogni essere umano avere un lavoro che non sia causa di alienazione e di frustrazione, di avere un lavoro che riconosca la sua piena dignità” (Messico, gennaio 1979).
L'autore: Sandro Pozza

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Commenti   

donmarcopozza
#25 donmarcopozza 2008-07-20 16:16
la mia frase è semplicemente un invito che le rivolgo di farsi apprezzare di più qui in parrocchia e sopportare di meno. Se vuole le giro un po' di commenti che mi arrivano circa il suo atteggiamento.
Nessuno mette in dubbio la validità (più o meno condivisibile) della sue affermazioni. Si rileva soltanto lo stile martellante che non appassiona a commentare in alcuna maniera le sue contestabili affermazioni.
Chi ha orecchie per intendere intenda.
Franco Damiani
#26 Franco Damiani 2008-07-20 22:55
Le mie "contestabili affermazioni" non sono mie, ma della Chiesa. Ho uno "stile martellante"? Può darsi (anche se consiglierei di concentrarsi, come insegna l'Imitazione di Cristo, su "ciò che è detto" e non su "chi l'ha detto" o magari su "come è detto"). San Paolo raccomanda di predicare "opportune et importune" ("opportune" a quelli che vogliono ascoltare, "importune" a quelli che non vogliono). Lei dovrebbe decidersi. quando mando (bellissimi) testi non miei, ma che condivido al mille per cento, mi accusa di "copiare-incollare"; quando scrivo di mio mi accusa di avere uno "stile martellante". Caro don, ognuno ha lo stile che il buon Dio gli ha dato: vuole che esprima un giudizio sul suo? E poi mi sembra un po' la favola del lupo e dell'agnello (ricorda? "Superior stabat lupus, longeque inferior agnus...").
La verità (sia detto senza iattanza) è che siete spiazzati e non sapete come replicare...
Franco Damiani
#27 Franco Damiani 2008-07-21 18:41
Cari amici,
presso il portale cattolico www.cattolicesimo.eu, è disponibile la bellissima omelia del Rev. Don Ugo Carandino, dell'IMBC, del 20 luglio 2008, 10a dopo Pentecoste.

Tema dell'omelia:
"La preghiera eleva lo spirito a Dio"

La medaglia miracolosa.

Per l'audizione in rete cliccare qui:
www.cattolicesimo.eu/.../20-07-08.ram

Per scaricare il file nell'hard disk: selezionare col tasto destro del mouse il seguente link e scegliere "Salva oggetto con nome".
www.cattolicesimo.eu/.../20-07-08.rm

Buon ascolto e buona settimana p.v.
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Note tecniche per l'audizione on line:
www.cattolicesimo.com/.../noteTecniche.htm

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