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MagaCirce

Il progetto è ambizioso: l'Uomo che lo pubblicizza non ha mai dato atto di conoscere cosa sia la modestia. Più che sbiadito, il suo sogno procura vertigini al solo inquadrarlo: si è intestardito di mutare l'uomo-bestia in santo. Che, per un popolo dall'immaginazione potente, significava mettersi contro-mano nell'autostrada della maga Circe: lei mutava gli eroi in bestie eccitando le carni col piacere, il Nazareno vuol salvare l'uomo dall'animalità col potere dell'Amore. Che, a sentirlo dire, è molto più fascinoso dell'eccitazione del piacere. Per farlo, scomoda l'eterno nemico, Lucifero: “Sarete come Dio”, l'illuse abbindolandoli nel giardino delle mele. Quella volta piombarono, rapinati in eterno della santità divina. Dio ritenta: «Siate figli del Padre vostro che è nei cieli»: che, terra-terra, altro non significa che rimettere dentro loro l'avventura dell'Amore.
L'uomo ama se stesso, odia chi lo odia: pare ovvio. Cristo s'imbufalisce: «Amate i vostri nemici». Come dire: odiate voi stessi. Un insulto al buon senso? A dargli-contro pare fin troppo facile. A mirare la storia passata, però, un mezzo credito quasi ci scappa a Lui: abbiamo provato tutto – sangue, ferocia, voluttà, piaceri e carni fumanti – e il cuore si è straccato a dismisura. A guardarlo, senza volergli fare un maquillage di circostanza, è così vuoto d'apparire sfibrato: di ciò di cui lo abbiamo saziato, nulla più lo sazia. Non l'«occhio per occhio, dente per dente», l'«odierai il tuo nemico»: nessun omicida, dopo aver scaricato la pistola, trova pace duratura nel cuore. Lo sa che, tempo al tempo, altri si sveglieranno per rimettere mano al fucile, continuare la mattanza. Alla razza, Cristo rinfaccia il guadagno: «Non fanno così anche i pagani? Quale ricompensa ne avete?» E' dargli torto che, a questo punto, pare ardito. L'uomo, impegnandosi al massimo, riesce ad amare per qualche anno la sua donna, qualche suo figlio, anche il suo rivale in fatto di caccia. Amare-chi-l'odia pare stupido a chiunque. Eppure – fatti salvi tutti i conti – rimane l'ultimo tentativo a disposizione: per chi vorrà, tentare la via battuta da Cristo. “Odiate voi stessi, fratelli!”: cilici, rinunce, frustate!
Qualcuno lo pensa davvero, trova anche l'azzardo di proporlo come strana via all'ascesi. Eppure Cristo, per far tornare dalla bestialità l'uomo, non è affatto questo che propone. Dice di «amare i vostri nemici e di pregare per quelli che vi perseguitano» che, per chi ha logica, è tutta un'altra faccenda. Chi ci è riuscito – per chi scrive la faccenda si fa di giorno in giorno più ardita, ndr – ha lasciato come credito un sospetto: e se il mio nemico fosse anche il mio salvatore? Lui «vede chiaro e dice senza fintaggini quel che v'è di brutto e d'ignobile in noi» (G. Papini). Il nemico ci richiama all'umiltà della nostra miseria: amare-il-nemico, dunque, è stare-umili, non pensarci fatti di chissà quale pasta. “Chi non ha nemici non ha neanche grandi amici” hanno scritto su un muro della stazione Tiburtina a Roma. Il nemico, a-modo-suo, m'invita a purificare la mia bestialità e farla mutare in santità. “Eclettico, l'Uomo” penserà qualcuno: di sicuro non mostra d'essere banale come noi umani. È pure, a conti fatti, un ottimizzatore-di-tempi. Con una prospettiva così originale, guadagna due piccioni con una fava: miglioro io che, trascinandomi mezzo cotto, provo a mutarmi in meglio; migliora il nemico che, prigioniero della gelosia, facendo i conti con un amore-immeritato non ha più armi con cui rispondere.
Amato d'un sol getto, pur non meritandolo, schiatta. L'amore ha vinto.
Son tutti d'accordo: “Si vivrebbe tanto meglio così!” Il Nazareno mica è un venditore di fumo come la maga Circe e il famelico Lucifero: è il Paradiso quello che lui cerca, mostrandolo in presa-diretta e facendo l'impossibile perché altri gli vadano dietro. Che poi se non lo seguono, i primi che stan male sono gli umani. Che, a vivere da bestie, si sta pure scomodi: «In piedi e vicini si sta meglio. Sta meglio anche il più forte, perché lo star sopra a un altro, per tenerlo a terra, non è una positura comoda e ci si stanca, ci si sfibra e si vive male» (P. Mazzolari).Il fatto è che sono tutti d'accordo, anche chi scrive queste righe: “Amate il nemico, sarete felici”. È che costa assai vivere così: Cristo l'hanno appeso al chiodo.

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,38-48).

don Marco Pozza
L'autore: don Marco Pozza

Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s'intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
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