E’ accaduto qualche giorno fa. Era già capitato qualche altra volta: dunque sarà molto più facie che accada ancora piuttosto che se non fosse mai accaduto. L’uomo, poco più che ragazzo, stava seduto accanto ad un altro uomo: di quest’ultimo sapevo la divisa che portava. Più una missione che un lavoro la sua. Il ragazzo, invece, usciva da una lunghissima stagione di galera durante la quale – generosità della vita – gli incontri fatti l’avevano allenato a ragionare diversamente. Ovvero: “D’ora innanzi dovrò fare in modo che tutto ciò che mi è accaduto possa diventare una sorta di bene per me”. Nel mezzo dell’incontro, lo invito sul palco: a raccontarsi, a raccontare la sua storia, a condividere con il pubblico che il vizio supremo non è ma il male bensì la superficialità. Dalla quale nasce poi ogni forma di male. Il pubblico era attonito: la faccia da seminarista del ragazzo, tante cose lasciava pensare ma non ad una ventina d’anni passati dentro la cella d’un carcere.
Mentre parla, l’uomo che gli era seduto accanto segue interessato. Lo vedo curioso, a volte ha gli occhi lucidi, io che conosco la sua professione per il fatto che me l’ha raccontata prima dell’incontro (e del ragazzo conosco la storia) mi godo la diretta di questa scena d’alta cinematografia: il brigante sul palco, il poliziotto in sala, la vita a dipanare la matassa. Immagino, penso, indovino. Non arrivo a prevedere che l’uomo in divisa sia il medesimo che, anni fa, ha suonato al campanello di casa di quel ragazzo per scortarlo in galera. Il ragazzo, invece, ricorda tutto. Ricorda così bene che, prima di scendere, chiude così il racconto: “Anni fa giuro che non l’avrei mai detta una cosa così: oggi ringrazio l’uomo seduto accanto a me in sala. L’ho riconosciuto anche senza divisa. Quella volta, arrestandomi, mi ha salvato. Mi sono serviti quindici anni per capirlo”.
Scende dal palco. Tempo d’avvicinarsi al suo posto e quell’uomo si alza, si abbracciano sotto lo sguardo di tutti: il poliziotto e il bandito. Pasqua è risurrezione: la fede che altri dedicano alla risurrezione dei morti, io (nell’attesa) la dedico alla risurrezione dei vivi. Le bassezze ci seducono soltanto quando ci si stanca delle altezze.
(da Specchio de La Stampa, 26 aprile 2026)

Una risposta
Penso sia um bellissimo libro ,di quelli chr lascoano il segno anche a te ,che ti rimane dentro alcuore e ti fa riflettere
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