Tempo che l’aereo atterri al centro di lei che Buenos Aires appare esattamente come la descrive suo figlio Jorge Luis Borges: «E adesso la città quasi è una mappa di tanti fallimenti e umiliazioni: da questa porta ho ammirato tramonti e davanti a questo marmo ho atteso invano». È la porticina d’ingresso del nostro viaggio, più pellegrinaggio che vagabondaggio: il cimitero della Recoleta pieno di tombe custodi di storie bisbetiche e profetiche; la chiesa del Pilar imbiancata a calce; la memoria di Evita Peron, le poesie di Borges, le lacrime delle madri di Plaza de Mayo che, ancor oggi, sfilano in piazza per chiedere lumi sul destino dei loro figli gettati dall’aereo nel Rio de la Plata. È ballo di tango, l’ultraterreno del Boca Junior, l’Asado, il bandoneòn. La patria di (di) Diego Maradona e di Quino, il papà artistico di Mafalda, bambina intelligentissima e preoccupata per il destino del mondo. Lacrime e poesie, una terra pregna del ricordo di un suo caro figlio nato come Jorge Mario e morto come Papa Francesco: la casa natale, la chiesa dov’è stato battezzato, quella nella quale riceve la Prima Comunione, dove diventa superiore del suo ordine. Quella, soprattutto, dove brilla al pari di una reliquia il confessionale che l’ha visto rialzarsi con una così forte bramosia di Dio da ammettere di aver sentito nascere lì la sua vocazione: «En este confesionario, el 21 de septiembre de 1953 Jorge Mario Bergoglio sigulò el llamado de Dios para ser sacerdote». Oggi la gente s’inginocchia, scrive bigliettini, strizza l’occhio a mò d’amicizia: ci sono dei luoghi che narrano una storia privata così divina da farla apparire come la storia di tutti. Collettiva. A Buenos Aires, Papa Francesco non è solo figlio, un Papa, un capitolo di storia: è la carezza di Dio sulle villas, è il ricordo di Romina che lo incrociava nella metro, il mistero di un uomo inclassificabile al pari degli artisti. Annusando la città, il pellegrino si sente a casa sua: «Mappa di tanti fallimenti e umiliazioni». Che l’artista tramuta in occasioni di tramonti. Quelli di Iguazù, con le sue famose cascate. Qui, davanti al Salto del Diavolo, il salmo lo si intona in HD, altissima definizione: «Se guardo il tuo cielo, che cos’è l’uomo perchè te ne ricordi e il figlio dell’uomo perchè te ne curi?» Aggiunge: «Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore tu lo hai coronato» (Sal 8). A Iguazù, schiacciati da milioni di metri cubi d’acqua che ogni secondo si scaraventano a valle, l’uomo si sente quasi nulla.
«Eppure», dice la Bibbia.
Avverbio di stupore.
Iguazù è anche la nostra porta di ingresso per entrare in Paraguay, terra di allegria e sofferenza, grandezza e miseria, illusioni e speranze che galleggiano nel vento delle praterie, nell’acqua delle foreste, nella luce che esercita la sua tormentosa fascinazione. Qui la pietra è segnaletica stradale, richiamo della più grande opera di evangelizzazione mai tentata: le “Riduzioni”, l’incontro spettacolare tra il popolo gesuita e gli indigeni guaranì. Una storia che sfiora l’incredibile, un capolavoro d’inculturazione ai più alti livelli d’intelligenza, non al ribasso come racconta una certa storiografia. Qui le pietre hanno voce e memoria, irradiano ricordi, partoriscono interrogativi: le pietre della Santissima Trinità di Paranà, di Jesus de Tavarangue, san Cosma e Damiano, sant’Ignazio Guatzù. Per noi, pellegrini dal cuore curioso, hanno avuto il valore di un fischio che attira l’attenzione dei passanti. Una storia di fede, di umanità, di avanguardia umana che nel Santuario di Caacupè mostra la radice del suo potere d’attrazione: qui abita la Madre del popolo del Paraguay, la “Virgencita” di Caacupé. Qui, pellegrino di pace, nel 2015 Papa Francesco definì la donna paraguaiana «la mas gloriosa de America»: anche la donna più indifferente, sentendo quest’espressione, ti regalerà un sorriso. Senza le donne, studiata bene la storia di questa nazione, questa nazione sarebbe scomparsa dalla geografia. Il pellegrinaggio termina ad Asunciòn, l’unica capitale al mondo il cui nome è dedicato all’Assunzione in cielo di Maria: nel nome c’è la storia, il destino, la profezia di questa città.
La sintesi del nostro viaggio: «Mappa di tanti fallimenti e umiliazioni».
Anche porta dalla quale abbiamo «ammirato tramonti».
***
Il viaggio/pellegrinaggio si è svolto dal 12 al 24 settembre 2025 in Argentina e Paraguay. E’ stato organizzato da don Marco Pozza in collaborazione con Opera Romana Pellegrinaggi.















2 risposte
E alla fine…rimane negli occhi tutto lo stupore di cui sono capace.
Stupore che sa di quel profumo tipico delle avventure che ti prendono poco a poco, solcando il limite solido del pregiudizio, atterrando nel luogo più vicino e intimo che ognuno conosce alla propria maniera: l’anima, che è l’aeroporto di Dio.
Grazie a tutti quelli che c’erano e che hanno contribuito a colorare questo quadro con i colorí più imbrattanti che io conosca: quelli della condivisione e della fede!
Grazie mille a te, Enrico, per aver accettato di fare parte di questa nostra avventura spirituale!
dm