L’ho guardata a lungo: scrutato i lineamenti, vivisezionato il battito di ciglia, penetrato lo sguardo provando a calarmi dentro, come un palombaro. Ci ho provato, ma non ci sono riuscito. Volevo sbirciare dentro quello sguardo – lo sguardo di Antonia Salzano – per cercare di capire cosa passasse nel cuore di una madre mentre, assorta e devota, assisteva alla canonizzazione di suo figlio, Carlo Acutis, in Piazza San Pietro. Perchè la canonizzazione di un figlio (santo letteralmente) alla presenza della madre, era la prima volta che accadeva nella storia. Accade diversamente, purtroppo: una madre in vita con il suo figlio morto. O una madre in vita con un figlio famoso e osannato. Un figlio santo, invece, è un qualcosa di difficoltoso anche solo da immaginare. Non sono riuscito ad acciuffare l’intimo del suo cuore, ma ne è valsa la pena provarci: ci sono storie così incomprensibili che soltanto la Grazia di Dio potrà tentare d’inventare senza apparire mitomane.

Noi, i santi, ce li immaginiamo vecchi, imbalsamati dentro le teche di vetro, con una storia fatta di cose imponenti da farceli sentire impossibili: “Sì, va bene, ma io non sono mica un santo” diciamo. Pensando che diventare santo sia un qualcosa che spetta a pochissimi, magari eletti. Poi arriva una mamma, col suo bambino, e firmano un contrordine: la santità è un’avventura alla portata di tutti. Della serie: o si diventa santi o si è raggiunta solo parzialmente la sfida cristiana vissuta. Per diventarlo, poi, non occorrerà fare chissà cosa: «La conversione – diceva Carlo Acutis – è un processo di sottrazione: meno io per lasciare spazio a Dio». Quel Dio che lui ritrovava nella carne sofferente del povero e nel Pane quotidiano dell’Eucaristia. Ogni l’artista, a ben pensarci, lavora per sottrazione: se ad un legno togli le parti inutili, sboccerà il necessario di un’opera d’arte.

Guardando la madre in piazza, ho pensato al figlio in cielo. Ho ripensato a Giuda, l’apostolo del bacio: l’amarezza, alla fine, non fu il suo tradimento bensì il fatto che sarebbe potuto diventare san Giuda e non lo è diventato.

(da Specchio de La Stampa, 14 settembre 2025)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.