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Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano, il 20 gennaio 1944 scrisse nel campo di concentramento nazista: “Dio e la sua eternità devono essere amati da noi pienamente. Ma questo amore non deve nuocere ad un amore terrestre, né affievolirlo”. Un anno dopo, all’alba del 9 febbraio 1945, Bonhoeffer venne impiccato a Flossemburg. Nella sua cella trovarono la Bibbia e Goethe: il massimo dei libri sacri e il massimo dei libri profani. Due simboli. L’uno, della passione per il cielo. L’altro, della passione per la terra. Fedeltà a Dio e fedeltà all’uomo. Già un altro teologo protestante, Karl Barth, aveva detto che il cristiano del XX secolo si caratterizza per il fatto che sulla scrivania ha da una parte la Bibbia e dall’altra il giornale. E un grande politico, Giorgio La Pira, ripeteva che il cristiano deve pregare contemplando il mappamondo sul comodino. Ogni settimana l'articolo più interessante della stampa verrà pubblicato nella sala dibattiti: se passi lascia in calce un post-it, una riflessione, una provocazione. Per leggere la storia dell'uomo con occhi protagonisti. |
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Qual è il segreto di una persona? Per scoprirlo bisogna innanzitutto credere che esista un segreto nascosto in ogni persona.
«Sì, se ne parla sempre, ho però l’impressione che si ripetano formule un po’ vuote». La parola magica è sempre quella, “integrazione”. Questa volta, in modo insolito, i dibattiti arrivano al momento giusto. Giovanni Sartori e Tito Boeri si scontrano sul Corriere, venerdì vi ritorna con un editoriale Angelo Panebianco. Intanto scoppiano violenti disordini a Rosarno, in Calabria, tra immigrati e popolazione locale. Ma Paolo Camiciotti, milanese, 28 anni, studi alla Cattolica, con gli immigrati fa i conti tutti i giorni. È il suo lavoro. Lo incontriamo sabato mattina. Oggi non dovrebbe andare al “Centro”, ma ha comunque dato appuntamento ad alcuni dei suoi ragazzi per riaccompagnarli a casa. «Lavoro come educatore in un centro diurno per minori - racconta Paolo al sussidiario.net -. Accogliamo ragazzi dai sei ai diciott’anni con disagio sociale. Molti di loro o perché non hanno i genitori, o perché questi lavorano, se non venissero da noi sarebbero in mezzo a una strada. A mandarli sono i servizi sociali del comune di Milano, le scuole, il Tribunale dei minori».
È giunto il tempo delle strenne natalizie. Quest’anno i londinesi, per la prima volta, potranno trovare sotto l’albero di Natale un nuovo regalo: un “divorce voucher”. Sì, avete capito bene, si tratta di un buono che consente di utilizzare una prestazione professionale legale in materia di divorzio: 125 sterline per 30 minuti e 250 sterline per un’ora di consulenza. Iva compresa.
C'era una volta la televisione di qualità che cercava di essere migliore del suo pubblico, di intrattenerlo, ma anche di elevarlo. E oggi? Con l'auditel che ha soppiantato gli indici di gradimento, i gusti dei telespettatori che cambiano, i reality show che si moltiplicano pensare a una funzione "educativa" del piccolo schermo è possibile? Secondo Ettore Bernabei, colonna istituzionale della storia televisiva italiana, la risposta alla domanda non è una filippica contro la tv spazzatura, ma l'osservazione di un dato molto chiaro: «Le persone hanno più voglia di realtà di quanto non si creda. Il telespettatore è più maturo di quel che immaginano i signori dei palinsesti». Alla testa della televisione di Stato dal 1961 al 1974, oggi Bernabei è presidente onorario di Lux Vide, casa di produzione che dal 1992 continua a sfornare fiction di successo. Produzioni storiche, in accordo con l'antico mito dell'edutainment, ma anche copioni come il fortunato Don Matteo (giunto alla sua settima stagione) e l'ultimo ambizioso remake di Pinocchio, il burattino di legno che ha battuto l'artiglieria pesante di Mediaset, in onda con la puntata del Grande Fratello in cui il tanto atteso trans entrava nella casa di Cinecittà. La favola di Collodi ha tenuto incollati al video 7.424.000 spettatori, contro i 5.535.000 fedelissimi del reality show condotto da Alessia Marcuzzi. Niente altro che la conferma di quel che Bernabei ama ripetere: «Il pubblico non è come vorrebbero far credere che sia. Cercano di renderlo malvagio e perverso. ma lui resiste».