- Chiesa in rovina? O in fase di restauro? (93)
- Figli di Peter Pan. Ma politicamente corretti (60)
- ''Il cristianesimo oggi: l'innamoramento'' (48)
- Economia e fede (46)
- Islam a scuola: reale soluzione? (46)
- Abbiamo bisogno di loro! (45)
- In bilico: tra ideologia e realtà (40)
- Andate nel web e predicate il mio Vangelo (29)
- La giovinezza a Wadowice - III (27)
- Federica: tre stelle e un fiore (23)
Sala dibattiti
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Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano, il 20 gennaio 1944 scrisse nel campo di concentramento nazista: “Dio e la sua eternità devono essere amati da noi pienamente. Ma questo amore non deve nuocere ad un amore terrestre, né affievolirlo”. Un anno dopo, all’alba del 9 febbraio 1945, Bonhoeffer venne impiccato a Flossemburg. Nella sua cella trovarono la Bibbia e Goethe: il massimo dei libri sacri e il massimo dei libri profani. Due simboli. L’uno, della passione per il cielo. L’altro, della passione per la terra. Fedeltà a Dio e fedeltà all’uomo. Già un altro teologo protestante, Karl Barth, aveva detto che il cristiano del XX secolo si caratterizza per il fatto che sulla scrivania ha da una parte la Bibbia e dall’altra il giornale. E un grande politico, Giorgio La Pira, ripeteva che il cristiano deve pregare contemplando il mappamondo sul comodino. Ogni settimana l'articolo più interessante della stampa verrà pubblicato nella sala dibattiti: se passi lascia in calce un post-it, una riflessione, una provocazione. Per leggere la storia dell'uomo con occhi protagonisti. |
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La forza della "Lettera ai cattolici di Irlanda" di Benedetto XVI, dello scorso 19 marzo, sta soprattutto nel suo spirito di autentico rinnovamento e riforma della chiesa. Il richiamo alla penitenza che costituisce il suo filo conduttore non è mai disgiunto dall'appello "agli ideali di santità, di carità e di sapienza trascendente", che nel passato resero grande l'Irlanda e l'Europa e che ancora oggi possono rifondarla (n. 3). Unico fondamento di questa ricostruzione è però Gesù Cristo "che è lo stesso ieri, oggi e sempre" (Ebrei 13, 8) (n. 9). Rivolgendosi a tutti i fedeli di Irlanda, il Papa li invita "ad aspirare ad alti ideali di santità, di carità e di verità e a trarre ispirazione dalle ricchezze di una grande tradizione religiosa e culturale" (n. 12). Questa tradizione non è tramontata, anche se a essa si è opposto "un rapidissimo cambiamento sociale, che spesso ha colpito con effetti avversi la tradizionale adesione del popolo all'insegnamento e ai valori cattolici" (n. 4).
Venerdì scorso abbiamo celebrato la festa del papà. Ed è abbastanza sorprendente che essa prenda spunto da uno – san Giuseppe – che papà lo è stato nel modo più strano immaginabile. Da secoli la tradizione cristiana del rosario fa meditare, come ultimo dei «misteri gaudiosi», l'apparentemente marginale episodio di Gesù dodicenne che rimane a Gerusalemme mentre i suoi genitori si avviano verso casa.
La questione dei preti e dei religiosi che hanno compiuto atti di violenza contro i minori sta occupando molte pagine di giornali. Giustamente ci si indigna di tale oscenità. Giustamente coloro che non hanno vigilato attentamente, andrebbero ugualmente puniti, con severità. Detto questo, sarebbe bene riportare la polemica nei giusti binari. E di evitare di utilizzare l'ennesimo fatto di cronaca per accusare il solito imputato: la chiesa. Partiamo dalla realtà e mettiamo da una parte l'ideologia. La pedofilia, purtroppo, è sempre esistita, come forma di perversione particolarmente attraente per certune persone molto "disturbate". Nel XV secolo, in Francia,vi fu la celebre vicenda di Gilles de Rais: questo nobile uomo, forte e inquieto, che aveva combattuto a fianco di Giovanna d'Arco, confessò di avere compiuto svariate violenze su molti bambini. Lo scrittore francese Joris-Karl Huysmans, nel suo "L'abisso", così ricostruisce i fatti: « Con voce sorda raccontò i ratti dei fanciulli, le orribili insidie, gli stimoli infernali, gli assassinii impetuosi, gli implacabili stupri. Ossessionato dalla visione delle sue vittime, descrisse minuziosamente le agonie lente o rapide, gli appelli e i rantoli, narrò di essersi avvoltolato nell'elastico tepore degli intestini, confessò di avere strappato cuori palpitanti da piaghe allargate, spaccate come frutti maturi. L'assemblea, atterrita, era immersa in un silenzio da incubo, rotto solo di tanto in tanto da un grido. Allora bisognava portare fuori di corsa donne svenute, folli di orrore.Gilles sembrava non sentire nulla, non vedere nulla, continuava a recitare la spaventosa litania dei propri delitti. Poi la voce gli si arrochì. Era arrivato alle effusioni macabre, a narrare il supplizio di quei bambini che vezzeggiava, per potere tagliare loro il collo durante un bacio. Si dilungò nei particolari, li enumerò tutti.Fu talmente terribile, talmente atroce, che anche i vescovi impallidirono sotto i copricapo d'oro». Gilles andò pentito, e contento, al patibolo. 
Di quanto la parola di un grandissimo autore qual è Chesterton sia ancora attualissima, nella sua lucidità di giudizio e nella sua ironica visione del mondo e della Chiesa, lo stanno a dimostrare alcuni scritti minori che ritornano in libreria, in nuove edizioni, dopo fugaci apparizioni in italiano di molti anni fa. Ora è la volta de «La Chiesa cattolica.