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Pensiero creativo
I cento giorni di Napoleone Taricone
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I cento giorni di Napoleone Taricone
I cento giorni di Napoleone Taricone
Ma ogni storia necessita di una traduzione personalizzata. E pur restio a questa forma mediatica - che non informa perchè non riesce a tenere in forma lo spirito dell'uomo -, del Taricone nazionale mi piacque la sua follia di mettersi contro quel Maurizio Costanzo che dei personaggi sfrutta sempre l'eccesso per poi castigarli al loro inevitabile oblio. Si rifiutò di andarci e, probabilmente, pagò di persona l'essersi messo contro Maurizio Il Magno: ma non ne fece più di tanto menzione, rimanendo fedele a quella richiesta urlata in diretta il giorno in cui uscì dagli anfratti della casa di Cinecittà: "Ho fatto il macho, ma ora voglio riprendermi la vita". Poteva essere un'autostrada la sua vita: scelse d'arrestarsi nel pieno della gloria per inseguire quel sogno di diventare attore. Non facile spegnere le luci di una ribalta che velocemente acceca e conquista per rimettersi l'umile vestito di chi, sudando, cerca di conquistarsi il suo spazio, la sua dignità, la sua voglia matta di primeggiare in un mondo di fotocopiati Mantenendo quell'onestà tutta familiare che, in prossimità delle elezioni a cui lo volevano candidare, gli fece dire: "Ero nessuno. Dopo cento giorni che ho girato in mutande e sparato fesserie sono una celebrità". Questo è il Taricone che a dieci anni dalla sua improvvisata televisiva ci piace ancora ricordare.
Non è perchè un legno sta nell'acqua che diventa un coccodrillo, tramandano i vecchi africani come lezione di vita e dignità. Perchè se un giorno ci s'accorge che la piccola barchetta dell'esistenza è stata sballottata nel mezzo dell'oceano da una tv-titanic rimangono solo due possibilità: andare al Costanzo Show per ridere filosofando nell'attesa che la barchetta s'inabissi o arrestarsi e chiedersi come fare per ritornare a riva e riprendersi il timone dell'esistenza. Perchè c'è ancora qualcuno che al ruolo di marionetta televisiva antepone la sana arroganza di sentirsi capace d'essere molto di più. O almeno di tentarci.
Ma tutto questo in televisione sembra essere una favola degna delle migliori narrazioni di Fedro o di Esopo. Una favola che stavolta, però, non potrà avvalersi di un lieto fine. A meno che l'intrigo di una morte non riaccenda i flash sugli aspetti segreti del guerriero sorridente che in un mondo di pazzi raccomandati seppe tenere il senso della realtà.










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