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Pensiero creativo
La farfallina di Belen e la testa di Simone
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La farfallina di Belen e la testa di Simone
La farfallina di Belen e la testa di Simone


Il sogno di Simone Moro era la conquista d'inverno del Nanga Parbat, la montagna maledetta che tre estati fa ha inghiottito Karl Unterkircher. Sarebbe stata una conquista storica, la prima; invece dopo cinquantuno giorni di dedizione, pazienza e straordinaria forza di volontà (supportate dal silenzio totale di chi era tutt'intento ad immaginare il "delirio" di Sanremo) si sono dovuti arrendere per le condizioni proibitive della natura. Potevano "delirare", andare oltre il buon senso e rischiare: hanno preferito arrestarsi sul limite perché una mancata conquista "non deve essere considerata un fallimento – ha commentato Moro nel suo blog - ma solo un'esperienza che potrà servire come base per altri futuri progetti". C'è un limite e una misura nascosta in ogni cosa: arrestarsi un attimo prima o proseguire un attimo oltre a volte decreta la differenza tra la vita e la morte, l'intelligenza e la demenza, la nobiltà e il disgusto. E' stato forse per questo che l'informazione non ha seguito per come meritava questa spedizione: tutt'intenti a rincorrere il delirio dello scandalo e sposare ciò che supera il confine del buon senso, abbiamo smarrito la bellezza dell'intelligente normalità. Quella che distante dal clamore insegna come siano due i modi per uscire vittoriosi da un campo di battaglia, qualunque esso sia: il primo è mettere a segno l'ultimo punto o piantare la bandiera sulla cima di un monte; il secondo è dare il massimo delle proprie possibilità senza correre il rischio di uscire dal solco della ragione.
Denis Urubko, compagno di scalata di Simone Moro, scrive: "bella montagna e avventura intensa (...) Grazie a Dio siamo ancora qui, pronti per nuove sfide". Arrestarsi un attimo prima di delirare non è cosa da addebitare agli ignavi; domattina potrebbe mostrarsi come il credito di una nuova impresa nella quale avventurarsi: con buona pace degli anziani tribuni della plebe. E di chi accetta da loro qualsiasi delirio pur di tener nascosta l'epigrafe di ciò che, morto da tempo, si tenta invano di rianimare.










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