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Pensiero creativo
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"Memento mori" ("ricordati che devi morire") scrivevano i latini un po' ovunque. E' una massima che io volterei: "Memento vivere". Un'impresa che, giorno dopo giorno, si mostra sempre più ardita. Perché vivere non costa nulla, esistere è un imperativo per declinare il quale non basta una vita intera. |
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Siamo al cimitero di Ars, in Francia. I diavoli sono riuniti per un concorso importante. C'è in palio la prestigiosa carica di padre spirituale nel seminario dove i giovani si preparano a diventare diavoli. Ai numerosi concorrenti viene posta una domanda micidiale: "E' meglio corrompere i preti perché diano scandalo, o è meglio non farli diventare preti?" Gli aspiranti rispondono all'unisono: "Corrompere i preti perché la genti si allontani da Cristo". Il presidente del concorso, bocciandoli in massa, ribatte: "Bisogna fare il possibile perché nessuno diventi prete: il prete, anche se cattivo, ricorda a chi lo vede che c'è Dio, il nostro nemico".
I colori devono sempre essere chiari, in un arcobaleno tutto mio che spazia dal giallo all'arancione con larga presenza di bianco: perché quando gli occhi s'abbassano devono ricaricarsi alla loro luce. Le scarpe o della Mizuno o della Saucony: le prime perché mi forniscono la protezione negli allenamenti, le seconde per la leggerezza nell'ultima settimana e in gara. In quindici settimane d'allenamento ne ho distrutte quattro, più quella di domenica: faranno un viaggio-premio in lavatrice e per un anno ci camminerò, quando la tonaca me lo permetterà. Nell'archivio del mio Garmin 305 - l'orologio dei maratoneti - sono registrati oltre 1600 km per un consumo superiore alle 115mila calorie in 105 ore di corsa: ragione per cui a tavola nulla si sottrae alla libera concessione. Un piccolo occhio di riguardo all'abuso di dolci - quando manca, lo zucchero si fa sentire - ma quantità industriali di pastasciutta, di carne e di verdure. Con le mie immancabili arance in tutte le salse: spremute, a spicchi, intere, con la buccia ma sempre rigorosamente fredde. Degli alcolici non provo nostalgia o tentazione: il solo odore o profumo m'inebetisce la mente.
Meglio l'acqua fresca delle mie montagne o delle gradite fontanelle nascoste nel verde di Villa Pamphili a Roma. Ad ogni giorno la sua dose di km: dai 15 di base fino ai 38 dell'ultimo "lunghissimo" fatti in tutte le ricette: lenti, veloci, medi, ripetuti. Sotto la pioggia, la neve, il sole e la tempesta: ogni maratoneta sa la sorte alla quale va incontro. E sa anche quanto deve dormire, sei ore, nel mio caso: alle 6 e 30 le mie vecchiette intonano inflessibili il Salga a te, Signore che dà inizio all'eucaristia, primo allenamento di qualsiasi mia giornata.
Rigoroso, severo e caustico. Ricevendo il Pontificio Consiglio della Cultura l'8 marzo 2008, Benedetto XVI ha detto le cose come stanno. Poteva cavarsela con qualche banalità modernista e ingraziarsi il mondo dei dotti secolari. Ha preferito la verità affermando che la gente di mondo, più o meno, se n'infischia della fede cristiana. Nietzsche gli ha dato notizia della morte di Dio e loro hanno preso a guardarsi l'ombelico. Nell'ombelico hanno visto il tramonto del mondo borghese – cristiano, il trionfo della scienza e della tecnica, l'elogio dell'individuo fino a convincersi che "non c'è più bisogno di Dio, di pensare a Lui e di ritornare a Lui". Crollati i grandi sistemi storici, s'è però innalzato un potente totalitarismo della cultura che ha fatto di tutto per convincere la gente che non esista nulla di separato e di intoccabile. L'intoccabilità della chiesa di un tempo non si può ripristinare: per fortuna o purtroppo. Ma l'immunità culturale di cui gode oggi il pensiero dominante nutre la pretesa di segregare il fatto cristiano fino ad anestetizzarne il potere d'incidere nello spazio pubblico. E' questa la zona in cui il cristiano si trova a dover ballare coi lupi, perchè se il mondo si sente estraneo al cristianesimo, il cristianesimo non si sente estraneo al mondo: la sua missione in mezzo all'umanità è missione di amicizia, di incoraggiamento, di promozione, di elevazione dell'umano.
E anche l'iride s'infangò dell'infame sospetto del doping. Un'altra bufera s'abbatte nell'universo sportivo del ciclismo italiano gettando sotto i riflettori due apparenti gioielli dell'orgoglio nazionale: la maglia rosa di Damiano Cunego e quella iridata di Alessandro Ballan. L'ennesimo schiaffo inferto alle migliaia di tifosi che affollano e costeggiano i bordi delle strade dove transitano i corridori. Ultimi di un elenco sterminato di ferite recapitate alla memoria dello sport.
Intrigante come una donna e misteriosa come le cose che non passano. Non tieni i soldi del pallone, il rombo dei motori, la fantasmagoria dello sci. Ma ti fai forte di una costanza unica da chiedere ai tuoi amanti. Partono in tantissimi per rubarti lo scettro, ma pochi s'avvicinano alla bellezza di un traguardo che chiede mesi d'allenamento, di costante e meticolosa preparazione: colui che s'addentra tra le pieghe dei tuoi intrighi sa di mettersi in gioco come in poche altre discipline. Perchè all'atleta tu chiedi la testa per poterti stringere: altri chiedono la forza dei muscoli, lo spirito della squadra, la veemenza del gesto. Tu sei questo, ma anche molto di più: nel conto addebiti pure l'ordine e la compostezza di una mente da allineare.