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Pensiero creativo
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"Memento mori" ("ricordati che devi morire") scrivevano i latini un po' ovunque. E' una massima che io volterei: "Memento vivere". Un'impresa che, giorno dopo giorno, si mostra sempre più ardita. Perché vivere non costa nulla, esistere è un imperativo per declinare il quale non basta una vita intera. |
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La diagnosi è stata sorprendente e per certi versi tenerissima: "il vero problema è che da due anni non riesco più a gioire". Ecco spiegato il vero motivo per cui, a 15 km dall'arrivo della 50 km di marcia agli Europei di Barcellona 2010, l'altoatesino Alex Schwazer ha ammainato la bandiera e si è ritirato. Dopo la medaglia d'argento nella 20 km di marcia, l'Italia dell'atletica s'era aggrappata alla tenacia sobria di questo ragazzo del profondo Nord per ripetere quella bellissima pagina di storia scritta a Pechino 2008 dove, dopo aver conquistato l'oro dell'olimpiade, se ne uscì con un'espressione degna della migliore prefazione a qualsiasi trattato di educazione sportiva: "non sono felice perchè ho vinto, ma ho vinto perchè sono felice". A distanza di due anni, invece, la sobrietà delle sue parole - asciutte come il fisico impeccabile - hanno dato ragione al rovescio della vittoria: la sconfitta come mancanza di gioia.
Sbagliando s'impara. Anzi: sbagliando si crea. Cosicchè d'ora in poi nessun apprendista - sia esso sui banchi di scuola, sul tavolo del carpentiere o in un summit di manager - avrà più il timore di sbagliare risposta. O di formulare una domanda inesatta. Perchè la storia racconta che tante scoperte sono nate grazie agli errori dei loro inventori. Come quella volta che Colombo, navigatore italiano, pensava di raggiungere le Indie e non s'accorse d'aver fatto emergere dall'anonimato l'America. O come la sorte capitata al grande Einstein: troppo spesso lodato e cantato nelle aule scolastiche, pochi docenti insegnano che quasi un quinto dei suoi articoli pubblicati contiene errori significativi. E' intrigante pensare che la genialità di tante scoperte si debba alla capacità di sbagliare di coloro che le hanno brevettate.
Un libro* nella borsa da spiaggia, dentro il trolley nella stiva di un aereo, sul sedile di un'auto in coda autostradale. O semplicemente a portata di mano, dal momento che all'estate ben s'addice la passione dell'uomo di leggere, d'inabissarsi nella letteratura, d'intraprendere un viaggio scortato da un autore a lui congeniale o tutt'al più simpatico. Legge il bambino e il ragazzo, l'adulto e il nonno, la massaia e la donna manager: perchè leggere è un po' come ripetere il mestiere del minatore: si scende nelle profondità di un testo, si battaglia con la difficoltà del lessico e del pensiero, si rimane accecati da una semplice frase - o magari solo da un verbo, da una parola colorata - e la si porta alla superficie per farsela compagna lungo la giornata. Alla fine del viaggio il libro potrà anche essere stato pesante e astruso il suo concetto, ma la leggerezza di quella scoperta ne avrà giustificato il tempo investito nella lettura.
Perchè gli asini sono necessari: fossero tutti dei geni la scuola non servirebbe a nulla. Ma se ad un asino dai in mano delle matite colorate, il rischio di contemplare un piccolo capolavoro è inversamente proporzionale alle aspettative: è molto alto. In una mattina d'autunno l'ennesima notizia: il tentato suicidio di un ragazzo. Trecento ragazzi la leggono: e un giovane prete assieme a loro. Quel ragazzo potrebbe benissimo essere uno di loro: giovane, avvenente, simpaticissimo. L'ennesimo ragazzo insospettabile. Dal fondo della classe si alza una voce: "Adesso basta!" E' il grido di un'anima giovane: non lo si può evitare, né tantomeno ignorare.
A chi è rivolto questo testo in particolare?
E' stato ancora una volta Facebook - ufficio stampa di milioni di comunicati giovani - a lanciare l'allarme: quest'anno le "vacanze col don" registrano un deficit pubblico a causa di una certa precauzione dovuta a fatti di cronaca. Da secoli anche d'estate il campanile continua a segnare i rintocchi del lavoro: anzi, proprio l'estate - laddove c'è un prete che serba nell'animo la passione pastorale - la parrocchia si rimbocca le maniche per tentare ancora una volta di organizzare la speranza e l'esistenza sopratutto nei cuori giovani. Eppure quest'anno qualcosa sembra vacillare: il parroco vede le iscrizioni diminuire, le esperienze si accorpano, le parrocchie si uniscono, la magia di un'esperienza che ha cresciuto generazioni di uomini e donne sembra pagare anch'essa lo scotto di un clima difficile da abitare in questo periodo di caccia al prete.