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L'Azione
28 Giugno 2010 17:05 | Vittorio Veneto
Il vescovo Flavio Roberto Carraro arriva all'auditorium Toniolo di Conegliano indossando l'immancabile saio da frate cappuccino sul quale spicca la croce pettorale. Don Marco Pozza, con i suoi trent'anni, arriva in jeans, camicia con le maniche rimboccate e scarpe sportive.
Il vescovo emerito di Verona racconta che quando ordina dei sacerdoti regala loro un asciugamano per ricordare che, come ha fatto Gesù, sono chiamati a servire. Don Marco è prete da nemmeno duemila giorni e dice che ogni mattina dalle 6 alle 8 è in chiesa per la riunione redazionale con il suo Imprenditore.
La saggezza di monsignor Carraro e l'effervescenza del giovane sacerdote danno vita a un confronto interessante in cui, con stili diversi, entrambi approdano a un punto comune: «Oggi è necessario riscrivere l'alfabeto con il quale testimoniare il Vangelo».
Invitati [il 4 giugno a Conegliano] da Centro Culturale Humanitas , forania di Conegliano e Pastorale giovanile foraniale a conclusione dell'Anno Sacerdotale per confrontarsi sulla figura del prete oggi, i due ospiti narrano della loro vita e del loro modo di intendere ed essere sacerdoti.
«Mia nonna - esprime don Marco - viveva con Dio, si alzava al mattino con Lui, andava a zappare le patate e si rivolgeva al Signore. Mia mamma è vissuta in un'epoca contro Dio. Io vivo in un'epoca senza Dio. Tornare minoranza ci costringe ad essere gente che ci mette passione».
E dunque questa passione va trasmessa, ma come? «Oggi - continua - la miglior forma di servizio è di raccontare ai ragazzi che questo mondo è un mondo di speranza. Bisogna farlo non rinchiusi in chiesa aspettando chi non viene, ma andando verso di loro». Magari partendo proprio dal mondo dello sport e dalla musica. «San Francesco - prosegue monsignor Carraro - faceva le prediche sotto gli alberi, parlando in volgare quando in chiesa le omelie venivano f atte in latino. Se ci aiutiamo forse qualche cambiamento riusciamo a farlo. Il mondo è un altro da quello che conosciamo noi, ci vogliono metodologie nuove. L'urgenza del cambiamento va colta con oggettività e onestà».
A conclusione di un anno speciale che il Papa ha voluto dedicare ai sacerdoti ecco i tre verbi del presbitero che tracciano la tela della serata: servire, guidare ed educare. E anche in questo caso con una marcia in più: servire da risorti, guidare con l'esempio, educare alla speranza.
Ad aprire la tavola rotonda, moderata dal giornalista Francesco Dal Mas, i Cantori di Sottoselva di Santa Lucia di Piave. E un pensiero speciale viene rivolto a due figure della forania, anch'esse a rappresentare la saggezza e la freschezza dell'essere prete oggi: don Mosè Furlan che festeggia i suoi 50 anni di ordinazione presbiterale e don Marco Favret che al momento dell'incontro è prete da cinque giorni.
(Gerda De Nardi)
Il vescovo emerito di Verona racconta che quando ordina dei sacerdoti regala loro un asciugamano per ricordare che, come ha fatto Gesù, sono chiamati a servire. Don Marco è prete da nemmeno duemila giorni e dice che ogni mattina dalle 6 alle 8 è in chiesa per la riunione redazionale con il suo Imprenditore.
La saggezza di monsignor Carraro e l'effervescenza del giovane sacerdote danno vita a un confronto interessante in cui, con stili diversi, entrambi approdano a un punto comune: «Oggi è necessario riscrivere l'alfabeto con il quale testimoniare il Vangelo».
Invitati [il 4 giugno a Conegliano] da Centro Culturale Humanitas , forania di Conegliano e Pastorale giovanile foraniale a conclusione dell'Anno Sacerdotale per confrontarsi sulla figura del prete oggi, i due ospiti narrano della loro vita e del loro modo di intendere ed essere sacerdoti.
«Mia nonna - esprime don Marco - viveva con Dio, si alzava al mattino con Lui, andava a zappare le patate e si rivolgeva al Signore. Mia mamma è vissuta in un'epoca contro Dio. Io vivo in un'epoca senza Dio. Tornare minoranza ci costringe ad essere gente che ci mette passione».
E dunque questa passione va trasmessa, ma come? «Oggi - continua - la miglior forma di servizio è di raccontare ai ragazzi che questo mondo è un mondo di speranza. Bisogna farlo non rinchiusi in chiesa aspettando chi non viene, ma andando verso di loro». Magari partendo proprio dal mondo dello sport e dalla musica. «San Francesco - prosegue monsignor Carraro - faceva le prediche sotto gli alberi, parlando in volgare quando in chiesa le omelie venivano f atte in latino. Se ci aiutiamo forse qualche cambiamento riusciamo a farlo. Il mondo è un altro da quello che conosciamo noi, ci vogliono metodologie nuove. L'urgenza del cambiamento va colta con oggettività e onestà».
A conclusione di un anno speciale che il Papa ha voluto dedicare ai sacerdoti ecco i tre verbi del presbitero che tracciano la tela della serata: servire, guidare ed educare. E anche in questo caso con una marcia in più: servire da risorti, guidare con l'esempio, educare alla speranza.
Ad aprire la tavola rotonda, moderata dal giornalista Francesco Dal Mas, i Cantori di Sottoselva di Santa Lucia di Piave. E un pensiero speciale viene rivolto a due figure della forania, anch'esse a rappresentare la saggezza e la freschezza dell'essere prete oggi: don Mosè Furlan che festeggia i suoi 50 anni di ordinazione presbiterale e don Marco Favret che al momento dell'incontro è prete da cinque giorni.
(Gerda De Nardi)
marcella77
23 Giugno 2010 22:47 | brescia
Scusate la domanda... oggi mi sono chiesta come mai la madonna nelle apparizioni una volta appare mora ed un'altra bionda.. ?..?..
Raffaele57
20 Giugno 2010 22:59 | Padova
Ciao don Marco.
Al termine di questa giornata segnata da, "fantasie" metereologiche degne di riflessione, mediocri prestazioni sportive povere d'entusiasmo e di convinzione, mi accingo a riposare. Mi rimane traccia invece di una affermazione e di un passaggio di un testo di una canzone che ho incrociato. Forte è il desiderio che mi spinge a chiedere un tua lettura che possa essere di chiarimento."Dire la verità a se stessi é pregare". Tratto da "Mentre dormi" di Max Gazzé: "Con speranza e devozione io ti vado a celebrare come un prete sull'altare,io ti voglio celebrare come un prete sull'altare"
Grazie.
Un abbraccio.
Raffaele
Al termine di questa giornata segnata da, "fantasie" metereologiche degne di riflessione, mediocri prestazioni sportive povere d'entusiasmo e di convinzione, mi accingo a riposare. Mi rimane traccia invece di una affermazione e di un passaggio di un testo di una canzone che ho incrociato. Forte è il desiderio che mi spinge a chiedere un tua lettura che possa essere di chiarimento."Dire la verità a se stessi é pregare". Tratto da "Mentre dormi" di Max Gazzé: "Con speranza e devozione io ti vado a celebrare come un prete sull'altare,io ti voglio celebrare come un prete sull'altare"
Grazie.
Un abbraccio.
Raffaele
ida antonietta ciani
11 Giugno 2010 19:41 | giovinazzo





Lucia Nardin
11 Giugno 2010 12:54 | Pordenone
(p. Scalia)
Grazie perchè con la tua vita dimostri che il "nuovo" è possibile e che il "nuovo" è bello!
Grazie perchè con la tua passione hai infiammato i nostri cuori e il nostro entusiasmo!
A presto!
Lucia
Grazie perchè con la tua vita dimostri che il "nuovo" è possibile e che il "nuovo" è bello!
Grazie perchè con la tua passione hai infiammato i nostri cuori e il nostro entusiasmo!
A presto!
Lucia
marcella77
10 Giugno 2010 13:32 | BRESCIA
Sono andata a leggere il cap. 24 del vangelo di Luca.
Ti ringrazio Don Marco, per aver soddisfatto la mia curiosità in merito al nome della parrocchia on-line.
Correggimi se sbaglio.. Siamo tutti invitati ad essere discepoli di Cristo, a riconoscerlo in ogni persona che incontriamo e a cercare la conversione nostra e del prossimo con i mezzi che DIO ci ha dato: " LA PREGHIERA, i SACRIFICI OFFERTI"
L'essere sulla strata di Emmaus è alla fine un'andare incontro a DIO e tornare a lui con gioia o continuare con lui il cammino verso la Gerusalemme promessa. Giusto? Grazie di tutto.
marcella.
Ti ringrazio Don Marco, per aver soddisfatto la mia curiosità in merito al nome della parrocchia on-line.
Correggimi se sbaglio.. Siamo tutti invitati ad essere discepoli di Cristo, a riconoscerlo in ogni persona che incontriamo e a cercare la conversione nostra e del prossimo con i mezzi che DIO ci ha dato: " LA PREGHIERA, i SACRIFICI OFFERTI"
L'essere sulla strata di Emmaus è alla fine un'andare incontro a DIO e tornare a lui con gioia o continuare con lui il cammino verso la Gerusalemme promessa. Giusto? Grazie di tutto.
marcella.
Raffaele57
09 Giugno 2010 23:38 | Padova
Caro don Marco,
la partecipazione alla Eucarestia ed al battesimo, da te celebrati domenica scorsa, mi stanno facendo ancora riflettere. E' uno dei periodi particolarmente difficili del mio viaggio. Una cosa è certa: quando lo Spirito ispira forte il desiderio di indirizzarmi in un luogo diverso per partecipare alla celebrazione della messa è perché li troverò i suggerimenti, le indicazioni che mi serviranno per vincere la debolezza e superare lo scoglio del momento. Ed è stato ancora una volta così ...ed i chilometri percorsi resi insignificanti dall'annullamento delle “distanze”.
In questo caso non sono state le parole, ascoltate anche in altre tre occasioni negli ultimi quattro anni, prima a Padova e poi nella chiesa di Calvene a settembre di due anni fa.
Non sono stati gli stimoli che ricevo numerosi dalla lettura dei tuoi interventi che ricevo ed invio a mezzo e-mail.
E' l'esperienza dell'amore condiviso che si è espresso attraverso i tuoi gesti, la grazia e la dolcezza del rito; da innamorato.
E' proprio vero che la prima sintonizzazione, in risposta ad una frequenza vibratoria percepita nel profondo, consente di comprendere.
E' il tuo essere stato sale e luce raggiante sostenuto dal carisma dello Spirito (....l'intuito che nella Scrittura Sacra...).
Sono gli effetti che continuo a ricevere per essere stato testimone della Gioia.
Sono proprio questi tempi di burrasca le condizioni propizie per mostrare l'arcobaleno che ognuno di noi porta a corredo nel suo cuore. Sono tornato a Padova con questo sentire. Il Signore che ci benedice, affinché possiamo sempre rialzarci per ricominciare, sia alimento al tuo entusiasmo per la Bellezza e la Verità e balsamo per le nostre fragilità.
Il nuovo parrocchiano di Cristo, Raffaele, aggiunge al ciao di domenica un poderoso e fraterno abbraccio.
la partecipazione alla Eucarestia ed al battesimo, da te celebrati domenica scorsa, mi stanno facendo ancora riflettere. E' uno dei periodi particolarmente difficili del mio viaggio. Una cosa è certa: quando lo Spirito ispira forte il desiderio di indirizzarmi in un luogo diverso per partecipare alla celebrazione della messa è perché li troverò i suggerimenti, le indicazioni che mi serviranno per vincere la debolezza e superare lo scoglio del momento. Ed è stato ancora una volta così ...ed i chilometri percorsi resi insignificanti dall'annullamento delle “distanze”.
In questo caso non sono state le parole, ascoltate anche in altre tre occasioni negli ultimi quattro anni, prima a Padova e poi nella chiesa di Calvene a settembre di due anni fa.
Non sono stati gli stimoli che ricevo numerosi dalla lettura dei tuoi interventi che ricevo ed invio a mezzo e-mail.
E' l'esperienza dell'amore condiviso che si è espresso attraverso i tuoi gesti, la grazia e la dolcezza del rito; da innamorato.
E' proprio vero che la prima sintonizzazione, in risposta ad una frequenza vibratoria percepita nel profondo, consente di comprendere.
E' il tuo essere stato sale e luce raggiante sostenuto dal carisma dello Spirito (....l'intuito che nella Scrittura Sacra...).
Sono gli effetti che continuo a ricevere per essere stato testimone della Gioia.
Sono proprio questi tempi di burrasca le condizioni propizie per mostrare l'arcobaleno che ognuno di noi porta a corredo nel suo cuore. Sono tornato a Padova con questo sentire. Il Signore che ci benedice, affinché possiamo sempre rialzarci per ricominciare, sia alimento al tuo entusiasmo per la Bellezza e la Verità e balsamo per le nostre fragilità.
Il nuovo parrocchiano di Cristo, Raffaele, aggiunge al ciao di domenica un poderoso e fraterno abbraccio.
Tiziana
09 Giugno 2010 15:43 | jesi





Complimenti per questo sito e soprattutto per il respiro che lo abita, respiro di Dio.
Ciao Tiziana
Ciao Tiziana
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Carissimo Raffaele, questi sono gli "scherzi" di Dio: preghiamo assieme attorno allo stesso altare pur non conoscendoci. E questo è il bello: quando sarà il momento giusto, lo Spirito provvederà anche a questo.
Io credo fortemente che è proprio nei tempi burrascosi che la storia della Salvezza ha piantato le radici che ancora la alimentano. D'altronde, nella Scrittura Sacra l'operazione preferita è "concentrazione per riduzione", fino ad arrivare ad un piccolo gregge dal quale riparte la speranza.
In questi giorni sto sperimentando l'assistenza dello Spirito quando c'è da promuovere l'inedito nella storia: le nostre umane aspettative sono spazzate via dalla velocità delle sue accelerazioni. E il bello è questo: che noi siamo nelle sue mani, siamo viaggiatori-protagonisti di una storia che ci ha fatto salire su "carrozze di prima classe in testa treno". E non possiamo tacere la Bellezza che ci ha salvato dalla disperazione.
Ciò che mi consola è che giorno dopo giorno al nostro entusiasmo si stanno aggregando tantissime persone: se qualche anno fa il mio entusiasmo poteva far paura perchè rischiava di apparire ingenuo, oggi la gente s'accorge che l'entusiasmo il più delle volte è la firma che Dio mette sui capolavori che lui custodisce. La tua storia e quella di altre persone che viaggiano su questo sito - e che come te lo stanno diffondendo a ragnatela - aiuta a distribuire la speranza laddove il Signore ci manda.
Grazie delle tue preghiere! Penso che con la collaborazione di un "esercito di soldati di Cristo" la sfida della nostra evangelizzazione non possa che essere fonte di appassionato coraggio. Senza soffrire la solitudine tra i sentieri del mondo.
Un abbraccio in Cristo
don Marco Pozza