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Laura
10 Dicembre 2009 11:59 | Roma





Caro don Marco,
ieri nella fretta... non ti abbiamo individuato per salutarti... e mi dispiace.
Ma so che tu guardi la sostanza e non la forma...
Per noi è stato molto bello poterci dedicare questi due giorni, così densi e intensi. Le Parole che tu ci suggerisci ogni volta sono ispirate dallo Spirito Santo, non c'è dubbio. Perchè altrimenti non si spiega l'affinità sconvolgente tra quello che tu suggerisci e la vita che noi sperimentiamo nel quotidiano.
Ieri hai dipinto nel mio cuore una stupenda immagine di Maria: la creatività con cui riesci a intepretare tutta la storia della salvezza è segno che quello che dici lo sperimenti nella tua vita, giorno per giorno. Ed è molto bello sapere che Dio si serve di persone forti, giovani e rivoluzionarie come te per scuotere le nostre abitudini e l'assopimento in cui rischiamo di rimanere.
Tu sei un autentico profeta: sono d'accordo con don Giovanni, sei chiamato sucuramente a grandi cose.
La cosa bella... è che le grandi meraviglie Lui le sta già realizzando attraverso di te... perchè i frutti più importanti sono quelli che poi rimangono nascosti nei cuori, e che solo Lui potrà vedere.
In questi giorni ho finito di leggere un libro molto bello: Lottare e amare, di Grun, sulle figure maschili della Bibbia.
Adesso inizio Regina e selvaggia, sulle figure femminili. Seguo con attenzione i tuoi inserti sui personaggi della Bibbia... chissà se una volta riesco a farti incontrare i Capi del nostro gruppo scout e possiamo inventarci, con la tua creatività, qualcosa che possa scuoterci, che possa trasmettere la passione di cui tu parli e che tu stesso vivi... se vuoi noi ci possiamo anche organizzare per fare un salto lì da te... magari una domenica pomeriggio.
Ti saluto, tutta la mia famiglia prega per te.
Laura
ieri nella fretta... non ti abbiamo individuato per salutarti... e mi dispiace.
Ma so che tu guardi la sostanza e non la forma...
Per noi è stato molto bello poterci dedicare questi due giorni, così densi e intensi. Le Parole che tu ci suggerisci ogni volta sono ispirate dallo Spirito Santo, non c'è dubbio. Perchè altrimenti non si spiega l'affinità sconvolgente tra quello che tu suggerisci e la vita che noi sperimentiamo nel quotidiano.
Ieri hai dipinto nel mio cuore una stupenda immagine di Maria: la creatività con cui riesci a intepretare tutta la storia della salvezza è segno che quello che dici lo sperimenti nella tua vita, giorno per giorno. Ed è molto bello sapere che Dio si serve di persone forti, giovani e rivoluzionarie come te per scuotere le nostre abitudini e l'assopimento in cui rischiamo di rimanere.
Tu sei un autentico profeta: sono d'accordo con don Giovanni, sei chiamato sucuramente a grandi cose.
La cosa bella... è che le grandi meraviglie Lui le sta già realizzando attraverso di te... perchè i frutti più importanti sono quelli che poi rimangono nascosti nei cuori, e che solo Lui potrà vedere.
In questi giorni ho finito di leggere un libro molto bello: Lottare e amare, di Grun, sulle figure maschili della Bibbia.
Adesso inizio Regina e selvaggia, sulle figure femminili. Seguo con attenzione i tuoi inserti sui personaggi della Bibbia... chissà se una volta riesco a farti incontrare i Capi del nostro gruppo scout e possiamo inventarci, con la tua creatività, qualcosa che possa scuoterci, che possa trasmettere la passione di cui tu parli e che tu stesso vivi... se vuoi noi ci possiamo anche organizzare per fare un salto lì da te... magari una domenica pomeriggio.
Ti saluto, tutta la mia famiglia prega per te.
Laura
On. Elena Donazzan
09 Dicembre 2009 14:30 | -
Parole. Alle volte sembrano solo vuoto riempito, senza significato né per chi le pronuncia né per chi le ascolta. Parole che hanno un senso solo se sono direttamente capaci di rappresentare l’essenza, il comportamento, la coerenza. Parole che troppo spesso ingannano, annullano, annacquano.
Penso a quante volte la politica non sa ascoltare, usa parole come fossero ovatta per attutire le emozioni o peggio sassi per riempire scatole vuote che diventano così pesanti. Penso a quante volte i politici hanno perso la loro credibilità perché incapaci di essere coerenti, conseguenti, leali.
Leggendo la profonda e complessa riflessione di don Marco mi pongo tante domande. Si sa, don Marco ha la forza grande di usare parole vere, che spaccano il silenzio e lo riempiono di significato, che sanno segnare e inquietare, che sanno affascinare e far dubitare, che tracciano un cammino che poi sta a noi seguire, che sembrano parlare proprio a noi.
Anche qui, con queste sue considerazioni parla a ciascuno per come può o vuole ascoltare. Ma in fondo è proprio quello che fa Cristo con i suoi discepoli e con ciascuno di noi ogni giorno: ci dà la grande libertà di scegliere mettendo a nostra disposizione tutta la verità, ci dà la possibilità di seguirlo oppure no, ci lascia liberi di capire o di negare.
Oggi ho sentito rivolgere anche a me queste riflessioni. Le sento per me, soprattutto in qualità di persona impegnata in politica e mi sento in particolare chiamata ad interrogarmi sul mio ruolo di giovane politico, con il compito straordinario e la grande responsabilità di parlare ai giovani.
Tra le tante deleghe, tutte bellissime, che mi sono state affidate in qualità di Assessore Regionale di questa meravigliosa terra veneta, certamente la più delicata è quella dell’istruzione o meglio dell’educazione.
Mi sono sempre rifiutata di parlare di istruzione, è un termine troppo tecnico e freddo che non lascia intendere quale compito vi sia ricompreso. Amo piuttosto parlare di educazione, dal latino educere, tirare fuori. Un significato quindi che lascia ben immaginare quale responsabilità, quale profondità e quale occasione di scoperta vi sia nell’affrontare questa scelta professionale che appare più una vocazione.
E quale paura debba prendere chi si pone con coscienza di fronte a questo compito.
Ma la scuola senza educazione che cos'è? Un nozionificio, un supermercato di materie, un sito internet, una catena di montaggio delle idee, una roulette russa delle teorie e del relativismo.
E lo studente senza educazione? Un individuo libero da condizionamenti o forse da principi? Una pagina bianca su qui scribacchiare, una cavia da laboratorio di teorici della società ambiziosi nel dimostrare la veridicità delle proprie convinzioni.
E il docente senza educazione? Un tecnico specialista, un arrogante imbonitore, un freddo valutatore, un abitudinario del mestiere, un insensibile computer.
Ecco che l’educazione è l’essenza stessa della scuola e di chi vi abita, della crescita di coloro che avranno un percorso di vita costruito su solide basi, che saranno certamente a conoscenza delle materie scientifiche o umanistiche, ma che soprattutto avranno come perno fondante la PERSONA.
Alla persona, all’insieme delle persone che formano la comunità dobbiamo pensare quando usiamo parole che scivolano via semplicemente perché le abbiamo slegate dal contesto, dal comportamento, dal significato o che sono lontane dalla emozione di una scoperta, dalla verità del significato.
Mi piacerebbe una scuola che ponesse realmente al centro la persona e la ricerca della verità, ma per fare questo dobbiamo ritrovare quella vocazione che spinge un docente ad essere educatore, che riporta ad uno stato di grande dignità il suo ruolo sociale, che concentra nella scuola le migliori energie ed intelligenze, capace di ritrovare un insieme di valori e di principi che sappiano legare insieme le generazioni. Una scuola che ritrovi studenti che siano allievi, che mostrino amore e rispetto per l’intelligenza e per l’insegnamento, che cerchino e non subiscano, che sognino e non sballino. Ma come fare? E’ questa la domanda che semplifico a me stessa dopo la lettura ripetuta del pensiero di don Marco attorno ai giovani.
L’educazione è esempio e l’esempio è educazione. E’ il titolo ed il significato che ho dato alla partecipazione della Regione del Veneto ad una manifestazione dedicata al mondo della scuola a cui avevo invitato a partecipare proprio il nostro don Marco.
Il mio problema era riuscire ad attirare l’attenzione dei ragazzi che vagavano come automi all’interno d questi grandi padiglioni della fiera di Verona. Ragazzi che parevano quasi indolenziti dal loro incedere senza meta, disinteressati da qualsiasi cosa, impermeabili agli stimoli che affannosamente gli adulti avevano cercato per loro. E così è arrivato don Marco a parlare direttamente a loro. L’ho visto incendiarsi, porre domande, usare termini forti, anche sconvolgenti, ma bucare quella noia. Non si trattava di forma, si trattava di sostanza, di verità, di emozioni, di riflessioni.
Quanto sia stata educativa quella giornata io lo ricordo perfettamente, quanto l’interesse da parte di quei giovani che fino a prima avevo visto annoiate lucertole in attesa del nulla e subito dopo avevano gli occhi accesi, l’attenzione vivida.
Cosa è stato? Io credo soprattutto l’esempio. Un giovane ragazzo che ha fatto una scelta forte, radicale, convinta e già questo è scioccante per un mondo capace solo di guardare indietro, tutto proteso alla comoda quotidianità, privo di domande, ma con tante risposte a scelta multipla. Un giovane uomo che parla di Dio e che lo ha seguito. E questo è quasi del tutto incredibile per una società che trova Dio scomodo, che lo vorrebbe espellere perché pone troppe domande, perché di propone tante scelte, tutte aperte, tutte libere, tutte faticose.
I giovani non fanno sconti nei propri giudizi, non tollerano l’ipocrisia che distrugge tutte le idealità e credo sappiano apprezzare la coerenza, la fedeltà, la forza quando gli viene proposta.
E’ quindi sull’esempio che noi riallacciamo l’attenzione della generazione dei più giovani, quella che ci appare la più difficile da contattare, tutta rivolta a mondi paralleli, virtuali e insensibili e la scuola, ma prima ancora la famiglia deve sapere che è sul comportamento, sulla correttezza, sulla coerenza che si ricostruisce il progetto educativo. Lì le parole ritroveranno il loro senso e sapranno scatenare fuoco e fiamme al solo essere pronunciate perché sia per chi le profferirà, sia per colui o coloro che le ascolteranno avranno il medesimo, profondo, vero significato.
On. Elena Donazzan - Regione Veneto
Assessorato Istruzione, Formazione, Lavoro,Protezione Civile e Antincendio boschivo, Caccia, Tutela del Consumatore
Penso a quante volte la politica non sa ascoltare, usa parole come fossero ovatta per attutire le emozioni o peggio sassi per riempire scatole vuote che diventano così pesanti. Penso a quante volte i politici hanno perso la loro credibilità perché incapaci di essere coerenti, conseguenti, leali.
Leggendo la profonda e complessa riflessione di don Marco mi pongo tante domande. Si sa, don Marco ha la forza grande di usare parole vere, che spaccano il silenzio e lo riempiono di significato, che sanno segnare e inquietare, che sanno affascinare e far dubitare, che tracciano un cammino che poi sta a noi seguire, che sembrano parlare proprio a noi.
Anche qui, con queste sue considerazioni parla a ciascuno per come può o vuole ascoltare. Ma in fondo è proprio quello che fa Cristo con i suoi discepoli e con ciascuno di noi ogni giorno: ci dà la grande libertà di scegliere mettendo a nostra disposizione tutta la verità, ci dà la possibilità di seguirlo oppure no, ci lascia liberi di capire o di negare.
Oggi ho sentito rivolgere anche a me queste riflessioni. Le sento per me, soprattutto in qualità di persona impegnata in politica e mi sento in particolare chiamata ad interrogarmi sul mio ruolo di giovane politico, con il compito straordinario e la grande responsabilità di parlare ai giovani.
Tra le tante deleghe, tutte bellissime, che mi sono state affidate in qualità di Assessore Regionale di questa meravigliosa terra veneta, certamente la più delicata è quella dell’istruzione o meglio dell’educazione.
Mi sono sempre rifiutata di parlare di istruzione, è un termine troppo tecnico e freddo che non lascia intendere quale compito vi sia ricompreso. Amo piuttosto parlare di educazione, dal latino educere, tirare fuori. Un significato quindi che lascia ben immaginare quale responsabilità, quale profondità e quale occasione di scoperta vi sia nell’affrontare questa scelta professionale che appare più una vocazione.
E quale paura debba prendere chi si pone con coscienza di fronte a questo compito.
Ma la scuola senza educazione che cos'è? Un nozionificio, un supermercato di materie, un sito internet, una catena di montaggio delle idee, una roulette russa delle teorie e del relativismo.
E lo studente senza educazione? Un individuo libero da condizionamenti o forse da principi? Una pagina bianca su qui scribacchiare, una cavia da laboratorio di teorici della società ambiziosi nel dimostrare la veridicità delle proprie convinzioni.
E il docente senza educazione? Un tecnico specialista, un arrogante imbonitore, un freddo valutatore, un abitudinario del mestiere, un insensibile computer.
Ecco che l’educazione è l’essenza stessa della scuola e di chi vi abita, della crescita di coloro che avranno un percorso di vita costruito su solide basi, che saranno certamente a conoscenza delle materie scientifiche o umanistiche, ma che soprattutto avranno come perno fondante la PERSONA.
Alla persona, all’insieme delle persone che formano la comunità dobbiamo pensare quando usiamo parole che scivolano via semplicemente perché le abbiamo slegate dal contesto, dal comportamento, dal significato o che sono lontane dalla emozione di una scoperta, dalla verità del significato.
Mi piacerebbe una scuola che ponesse realmente al centro la persona e la ricerca della verità, ma per fare questo dobbiamo ritrovare quella vocazione che spinge un docente ad essere educatore, che riporta ad uno stato di grande dignità il suo ruolo sociale, che concentra nella scuola le migliori energie ed intelligenze, capace di ritrovare un insieme di valori e di principi che sappiano legare insieme le generazioni. Una scuola che ritrovi studenti che siano allievi, che mostrino amore e rispetto per l’intelligenza e per l’insegnamento, che cerchino e non subiscano, che sognino e non sballino. Ma come fare? E’ questa la domanda che semplifico a me stessa dopo la lettura ripetuta del pensiero di don Marco attorno ai giovani.
L’educazione è esempio e l’esempio è educazione. E’ il titolo ed il significato che ho dato alla partecipazione della Regione del Veneto ad una manifestazione dedicata al mondo della scuola a cui avevo invitato a partecipare proprio il nostro don Marco.
Il mio problema era riuscire ad attirare l’attenzione dei ragazzi che vagavano come automi all’interno d questi grandi padiglioni della fiera di Verona. Ragazzi che parevano quasi indolenziti dal loro incedere senza meta, disinteressati da qualsiasi cosa, impermeabili agli stimoli che affannosamente gli adulti avevano cercato per loro. E così è arrivato don Marco a parlare direttamente a loro. L’ho visto incendiarsi, porre domande, usare termini forti, anche sconvolgenti, ma bucare quella noia. Non si trattava di forma, si trattava di sostanza, di verità, di emozioni, di riflessioni.
Quanto sia stata educativa quella giornata io lo ricordo perfettamente, quanto l’interesse da parte di quei giovani che fino a prima avevo visto annoiate lucertole in attesa del nulla e subito dopo avevano gli occhi accesi, l’attenzione vivida.
Cosa è stato? Io credo soprattutto l’esempio. Un giovane ragazzo che ha fatto una scelta forte, radicale, convinta e già questo è scioccante per un mondo capace solo di guardare indietro, tutto proteso alla comoda quotidianità, privo di domande, ma con tante risposte a scelta multipla. Un giovane uomo che parla di Dio e che lo ha seguito. E questo è quasi del tutto incredibile per una società che trova Dio scomodo, che lo vorrebbe espellere perché pone troppe domande, perché di propone tante scelte, tutte aperte, tutte libere, tutte faticose.
I giovani non fanno sconti nei propri giudizi, non tollerano l’ipocrisia che distrugge tutte le idealità e credo sappiano apprezzare la coerenza, la fedeltà, la forza quando gli viene proposta.
E’ quindi sull’esempio che noi riallacciamo l’attenzione della generazione dei più giovani, quella che ci appare la più difficile da contattare, tutta rivolta a mondi paralleli, virtuali e insensibili e la scuola, ma prima ancora la famiglia deve sapere che è sul comportamento, sulla correttezza, sulla coerenza che si ricostruisce il progetto educativo. Lì le parole ritroveranno il loro senso e sapranno scatenare fuoco e fiamme al solo essere pronunciate perché sia per chi le profferirà, sia per colui o coloro che le ascolteranno avranno il medesimo, profondo, vero significato.
On. Elena Donazzan - Regione Veneto
Assessorato Istruzione, Formazione, Lavoro,Protezione Civile e Antincendio boschivo, Caccia, Tutela del Consumatore
Diego e Emanuela
07 Dicembre 2009 12:01 | Melegnano
Ciao don Marco, scusami se ti disturbo, ieri avrai visto sicuramente i tg, e avrai sentito la notizia di quei quattro giovani morti a Lodi....2 di quelli erano dei ragazzi della mia Parrocchia, avevano 5-6 anni meno di me, li ho sempre visti in Oratorio, sin da quando erano piccoli, come loro animatore, che ultimamente come amici.... Erano dei ragazzi a posto, hanno avuto la sfortuna di finire in macchina con uno che non conoscevano.... loro erano prudenti, non bevevano se dovevano guidare, non andavano forte..... I loro coetanei sono distrutti, noi più grandi siamo scossi, perchè comunque erano persone che abbiamo visto crescere, con cui abbiamo condiviso momenti di riflessione, di preghiera, di gioco.... i loro amici intimi però sono distrutti. Uno dei ragazzi morti era il migliore amico del fratello della mia fidanzata. Lui è molto giù, noi cerchiamo di stargli vicino, ma come? Su quella macchina doveva andarci anche lui, solo per un caso fortuito è andato sull' altra...
Solitamente uno cerca di dare una spiegazione a tutto, ma ci sono casi in cui non ce la si fà, uno guarda tutti i campi, dai più razionali e quelli metafisici, guarda il vangelo....ma la spiegazione non la trova. Come fare?
L' unica speranza che abbiamo ora è che Matteo (anche lui del mio oratorio) che è grave, riesca a sopravvivere, anche per dare una voglia in più di andare avanti ai suoi amici più intimi, che ora sono degli stracci.
Non so che altro dire..... affido tutti anche alla tua preghiera
Solitamente uno cerca di dare una spiegazione a tutto, ma ci sono casi in cui non ce la si fà, uno guarda tutti i campi, dai più razionali e quelli metafisici, guarda il vangelo....ma la spiegazione non la trova. Come fare?
L' unica speranza che abbiamo ora è che Matteo (anche lui del mio oratorio) che è grave, riesca a sopravvivere, anche per dare una voglia in più di andare avanti ai suoi amici più intimi, che ora sono degli stracci.
Non so che altro dire..... affido tutti anche alla tua preghiera
Alessandro Gatto
04 Dicembre 2009 01:28 | Possagno (TV)
Ciao, Don Marco!
ho letto il tuo messaggio e ringraziamento.
Io e gli educatori del Cavanis dobbiamo ringraziarti per quello che fai per noi: per il sacrificio che ti comporta essere qui, per il bene che ci vuoi e soprattutto ai ragazzi, per la passione con cui dimostri di incontrarli e di parlare loro, proprio come se fossi uno di loro.
Ho letto nel sito www.sullastradadiemmaus.it le loro riflessioni e mi provocano una emozione incredibile, perché li riconosco come li immagino: bravi ragazzi, ma in attesa che qualcuno li sappia guidare, sappia indicare loro una meta, dimostri soprattutto di voler loro bene, in modo che si possano fidare.
Sono anche capaci di riflessioni davvero profonde e soprattutto sanno comunicare con immediatezza e spontaneità.
Quando non sono come noi li vorremmo, è sempre perché qualche adulto ha mancato loro di rispetto, o non è stato per loro buona guida, o li ha plagiati o a indicato loro una strada sbagliata o semplicemente non ha saputo rispondere alle loro domande.
Ti ringrazio dunque e ti prego di continuare con noi la strada che hai iniziato. Tanto meglio se potremo entrare ed essere parte del tuo progetto, ma certamente tu sei nel nostro.
Io sono troppo spesso impegnato fuori sede in questo periodo (ma oramai è sempre così): devo portare nelle varie sedi in cui mi trovo impegnato la rappresentanza della Scuola, ma sento che quando sono lontano ci penso di più alla nostra Scuola e me la sento dentro, nel cuore.
Solo così, se si vuol bene ai ragazzi, io penso, si sopporta anche quello che ci richiedono le istituzioni e che siamo chiamati a fare per chiedere (e dare) attenzione a diocesi, vescovi, Ministero, Regione, Associazioni, Provincia...
La verità è che nulla è così inappagabile come la emozione che ci restituisce il voler bene ai ragazzi. Capisco allora la soddisfazione profonda che ho provato nell'accoglierti di nuovo nel nostro istituto, come un ritorno a casa, come un ritrovarci fraterno. Tu devi stare qui e noi faremo con te e con l'aiuto di quelli che ci credono tutto quello che riterrai che noi possiamo fare, per il bene dei ragazzi.
Mi rendo dunque disponibile a quello che chiedi e a mia volta ti chiedo a nome di tutti di sostenerci.
Ti saluto di cuore
Alessandro Gatto, Preside dell'Istituto Cavanis di Possagno (TV)
ho letto il tuo messaggio e ringraziamento.
Io e gli educatori del Cavanis dobbiamo ringraziarti per quello che fai per noi: per il sacrificio che ti comporta essere qui, per il bene che ci vuoi e soprattutto ai ragazzi, per la passione con cui dimostri di incontrarli e di parlare loro, proprio come se fossi uno di loro.
Ho letto nel sito www.sullastradadiemmaus.it le loro riflessioni e mi provocano una emozione incredibile, perché li riconosco come li immagino: bravi ragazzi, ma in attesa che qualcuno li sappia guidare, sappia indicare loro una meta, dimostri soprattutto di voler loro bene, in modo che si possano fidare.
Sono anche capaci di riflessioni davvero profonde e soprattutto sanno comunicare con immediatezza e spontaneità.
Quando non sono come noi li vorremmo, è sempre perché qualche adulto ha mancato loro di rispetto, o non è stato per loro buona guida, o li ha plagiati o a indicato loro una strada sbagliata o semplicemente non ha saputo rispondere alle loro domande.
Ti ringrazio dunque e ti prego di continuare con noi la strada che hai iniziato. Tanto meglio se potremo entrare ed essere parte del tuo progetto, ma certamente tu sei nel nostro.
Io sono troppo spesso impegnato fuori sede in questo periodo (ma oramai è sempre così): devo portare nelle varie sedi in cui mi trovo impegnato la rappresentanza della Scuola, ma sento che quando sono lontano ci penso di più alla nostra Scuola e me la sento dentro, nel cuore.
Solo così, se si vuol bene ai ragazzi, io penso, si sopporta anche quello che ci richiedono le istituzioni e che siamo chiamati a fare per chiedere (e dare) attenzione a diocesi, vescovi, Ministero, Regione, Associazioni, Provincia...
La verità è che nulla è così inappagabile come la emozione che ci restituisce il voler bene ai ragazzi. Capisco allora la soddisfazione profonda che ho provato nell'accoglierti di nuovo nel nostro istituto, come un ritorno a casa, come un ritrovarci fraterno. Tu devi stare qui e noi faremo con te e con l'aiuto di quelli che ci credono tutto quello che riterrai che noi possiamo fare, per il bene dei ragazzi.
Mi rendo dunque disponibile a quello che chiedi e a mia volta ti chiedo a nome di tutti di sostenerci.
Ti saluto di cuore
Alessandro Gatto, Preside dell'Istituto Cavanis di Possagno (TV)
Antonio
04 Dicembre 2009 01:13 | Bari-S.Spirito
cara Diana...le mie erano solo provocazioni per stimolare i giovani e non al dibattito, certamente don Marco non scomunica nessuno... e mi scuso di aver omesso l'amico Paolo...
Antonio
03 Dicembre 2009 21:31 | Bari - S.Spirito
ciao Diana, non mi hai trovato nelle rubriche, perché mi firmo come "adsocrate" mi trovi dovunque, anche in briciole di terra nella sezione liturgia...
Ti aspetto e grz per la disponibilità
Ti aspetto e grz per la disponibilità
Diana Saccardo
02 Dicembre 2009 12:45 | Vicenza





Ciao Antonio, la tua nota mi dà spunto per alcune riflessioni:
”Mi domandavo che fine avessero fatto tutti gli iscritti al sito..., dato che non vedo nessuno intervenire nelle piste di discussione e di riflessione di Don Marco e di Maddalena”: mi pare invece che in alcune note le discussioni siano state anche forse troppo accese……
”Non riesco a scambiare delle idee con nessuno o quasi... Non abbiate paura di esporvi...Don Marco non vi scomunica se dite qualcosa che lui non condivide”: dopo questa affermazione ti ho cercato nelle varie discussioni ma non ti ho trovato. Forse non ho cercato abbastanza e mi riprometto di farlo con calma. Non credo proprio sia la paura della “scomunica” da parte di Don Marco a bloccare le persone dal fare interventi.
”Se ognuno resta arroccato nel proprio io o resta cristallizzato nelle proprie idee, non va molto lontano, nemmeno nella fede.
Si parla tanto di comunicazione e e poi si ha paura di parlare?
Sfruttiamo questo sito per arricchirci reciprocamente... è nella diversità che si cresce e ci si arricchisce”: sposo perfettamente questa tua affermazione ma ribadisco che non credo si tratti di “paura” di parlare. In fin dei conti un sito è sempre una cosa “virtuale” e come tale è in parte anonima.
”Don Marco e Maddalena ce la mettono tutta per dare spunti di riflessione e di commenti, ma vedo che troppo spesso cadono nel vuoto.... Io faccio di tutto per provocare reazioni... ma tranne la "povera" Maddalena e pochissimi altri, nessuno prende la parola.
Se lasciamo sempre che siano gli altri a pensare per noi, alla fine finiremo per essere sfruttati da tutti anche dagli imbecilli....” : anche qui hai perfettamente ragione, Don Marco, Maddalena e non dimentichiamoci di Paolo, sono i nostri “ispiratori” ma (e qui parlo esclusivamente a titolo personale) a volte gli argomenti sviluppati sono particolarmente difficili per cui richiedono attente conoscenze e relativi approfondimenti per non rischiare di cadere nel’inutilità del “fuori luogo”. A me personalmente spesso basta leggere i commenti di Don Marco, di Maddalena e di Paolo che mi danno spunto per pormi domande e cercare risposte, per ricercare verità perdute e per combattere la mia ignoranza.
”Spero che questo mio appello non cadi ancora una volta nel vuoto...” : come vedi da parte mia sicuramente non è caduto nel vuoto, anzi, sarò felice di confrontarmi con te ed aprire felici dialoghi costruttivi. Buona giornata Diana
”Mi domandavo che fine avessero fatto tutti gli iscritti al sito..., dato che non vedo nessuno intervenire nelle piste di discussione e di riflessione di Don Marco e di Maddalena”: mi pare invece che in alcune note le discussioni siano state anche forse troppo accese……
”Non riesco a scambiare delle idee con nessuno o quasi... Non abbiate paura di esporvi...Don Marco non vi scomunica se dite qualcosa che lui non condivide”: dopo questa affermazione ti ho cercato nelle varie discussioni ma non ti ho trovato. Forse non ho cercato abbastanza e mi riprometto di farlo con calma. Non credo proprio sia la paura della “scomunica” da parte di Don Marco a bloccare le persone dal fare interventi.
”Se ognuno resta arroccato nel proprio io o resta cristallizzato nelle proprie idee, non va molto lontano, nemmeno nella fede.
Si parla tanto di comunicazione e e poi si ha paura di parlare?
Sfruttiamo questo sito per arricchirci reciprocamente... è nella diversità che si cresce e ci si arricchisce”: sposo perfettamente questa tua affermazione ma ribadisco che non credo si tratti di “paura” di parlare. In fin dei conti un sito è sempre una cosa “virtuale” e come tale è in parte anonima.
”Don Marco e Maddalena ce la mettono tutta per dare spunti di riflessione e di commenti, ma vedo che troppo spesso cadono nel vuoto.... Io faccio di tutto per provocare reazioni... ma tranne la "povera" Maddalena e pochissimi altri, nessuno prende la parola.
Se lasciamo sempre che siano gli altri a pensare per noi, alla fine finiremo per essere sfruttati da tutti anche dagli imbecilli....” : anche qui hai perfettamente ragione, Don Marco, Maddalena e non dimentichiamoci di Paolo, sono i nostri “ispiratori” ma (e qui parlo esclusivamente a titolo personale) a volte gli argomenti sviluppati sono particolarmente difficili per cui richiedono attente conoscenze e relativi approfondimenti per non rischiare di cadere nel’inutilità del “fuori luogo”. A me personalmente spesso basta leggere i commenti di Don Marco, di Maddalena e di Paolo che mi danno spunto per pormi domande e cercare risposte, per ricercare verità perdute e per combattere la mia ignoranza.
”Spero che questo mio appello non cadi ancora una volta nel vuoto...” : come vedi da parte mia sicuramente non è caduto nel vuoto, anzi, sarò felice di confrontarmi con te ed aprire felici dialoghi costruttivi. Buona giornata Diana
Daniele
01 Dicembre 2009 19:37 | Possagno





Sono un ragazzo di quinta liceo scientifico,
ci tenevo a ringraziarla, visto che di persona non ho fatto a tempo, per l'intervento di sabato mattina.
L'ho trovato molto interessante e soprattutto utile, sia per noi ragazzi che per i nostri professori.
Ho visto molto partecipe anche tutta la mia classe, mi ha fatto molto piacere...e il merito va sicuramente a lei!
Nella speranza di un ritrovato splendore di noi "somari", e che presto anch'io possa abbozzare un primo volo...grazie.
Un saluto, Daniele
ci tenevo a ringraziarla, visto che di persona non ho fatto a tempo, per l'intervento di sabato mattina.
L'ho trovato molto interessante e soprattutto utile, sia per noi ragazzi che per i nostri professori.
Ho visto molto partecipe anche tutta la mia classe, mi ha fatto molto piacere...e il merito va sicuramente a lei!
Nella speranza di un ritrovato splendore di noi "somari", e che presto anch'io possa abbozzare un primo volo...grazie.
Un saluto, Daniele
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