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Messaggi nel Libro degli ospiti
mluisa brozzu
24 Luglio 2010 10:01 | cogoleto
ciao a tutti sono nuova della parrocchia ... volevo fare solo i complimenti a don Marco per il sito...e dire che adesso appartengo a due parrocchie... che bello!!!
MARCELLA CIRILLO
19 Luglio 2010 21:15 | SAREZZO
CIAO PIERLUIGI BENVENUTO.. ANCHE IO SONO FRESCA DI INGRESSO... ...
A TE FABIOLA VOLEVO DIRE CHE QUELLO CHE HAI SCRITTO E' UNA MERAVIGLIA... SI SENTE CHE VIEN DAL CUORE ED E' VERO CIO' CHE DICI ANCHE SE FINO A NON TANTO TEMPO FA VIVEVO LA MIA SPIRITUALITA' IN MODO DIVERSO NONOSTANTE LE TANTE CHIAMATE RICEVUTE. RINGRAZIO DIO PER LO SCROLLONE CHE MI HA DATO.... PER AVERMI PRESO PER LE SPALLINE DELLA MAGLIETTA ED AVERMI DETTO SIMBOLICAMENTE...:" MA INSOMMA QUANTE VOLTE DEVO CHIAMARTI A ME???..." ECCOMI SIGNORE... SO CHE HO MOLTA STRADA DA FARE ANCORA MA SO DI AVERTI ACCANTO... NON VOGLIO ALLONTANARMI DA TE.. MAI PIU' VOGLIO VIVERE LA MIA VITA COME PRIMA, CERTA SI DELLA TUA ESISTENZA MA UNA VITA ABBANDONATA ALLA VITA, NON UNA VITA ALLA RICERCA DI TE, DI UN INCONTRO CON TE, DI UN TUO SEGNO.. SIGNORE IO DESIDERO SEMPRE DI PIU' CONOSCERTI... RENDI COME VUOI IL MIO CAMMINO MA NON LASCIARMI SOLA UN SOLO ISTANTE. OGNI ATTIMO TI CERCO, OGNI ATTIMO E' BISOGNOSO DI TE... SE CASCHERO' IN QUALCOSA SIGNORE TU RIALZAMI E SE FARO' FATICA SIGNORE TU SORREGGIMI... SE SI AVVICINERA' UNA NUVOLA SIGNORE ALLONTANALA, NON VOGLIO PIU' RISCHIARE DI PERDERE DI VISTA IL SOLE COME UNICO VERSO PER ARRIVARE A SERA.... RISCHIARA IL MIO CAMMINO PERCHE' NOTTE E GIORNO SIGNORE I FACCIA LA TUA VOLONTA'. NON PERMETTERE CHE TI TRADISCA SIGNORE ED ABBI PIETA' DI ME. E NELLO STESSO MODO IN CUI TI STO CHIEDENTO QUESTO PER ME MIO DIO... ABBI PIETA' DI TUTTI NOI. DI TUTTI I TUOI FIGLI. QUELLI CHE TI AMANO E QUELLI CHE NON TI AMANO ANCORA. FA CHE SI SVEGLINO LE LORO ANIME SIGNORE E CHE TUTTI INSIEME SI LODI IL TUO NOME E POSSA VENIRE IL TUO REGNO.. DOVE NE' PIU' INVIDIA NE PIU' GELOSIE NE PIU' ODIO NE PIU' ORRORE.. SOLO PACE AMORE SERENITA'... QUELLA CHE IL SOLO IL TUO CUORE RICCO DI MISERICORDIA PUO' DARCI.
......
AMEN
A TE FABIOLA VOLEVO DIRE CHE QUELLO CHE HAI SCRITTO E' UNA MERAVIGLIA... SI SENTE CHE VIEN DAL CUORE ED E' VERO CIO' CHE DICI ANCHE SE FINO A NON TANTO TEMPO FA VIVEVO LA MIA SPIRITUALITA' IN MODO DIVERSO NONOSTANTE LE TANTE CHIAMATE RICEVUTE. RINGRAZIO DIO PER LO SCROLLONE CHE MI HA DATO.... PER AVERMI PRESO PER LE SPALLINE DELLA MAGLIETTA ED AVERMI DETTO SIMBOLICAMENTE...:" MA INSOMMA QUANTE VOLTE DEVO CHIAMARTI A ME???..." ECCOMI SIGNORE... SO CHE HO MOLTA STRADA DA FARE ANCORA MA SO DI AVERTI ACCANTO... NON VOGLIO ALLONTANARMI DA TE.. MAI PIU' VOGLIO VIVERE LA MIA VITA COME PRIMA, CERTA SI DELLA TUA ESISTENZA MA UNA VITA ABBANDONATA ALLA VITA, NON UNA VITA ALLA RICERCA DI TE, DI UN INCONTRO CON TE, DI UN TUO SEGNO.. SIGNORE IO DESIDERO SEMPRE DI PIU' CONOSCERTI... RENDI COME VUOI IL MIO CAMMINO MA NON LASCIARMI SOLA UN SOLO ISTANTE. OGNI ATTIMO TI CERCO, OGNI ATTIMO E' BISOGNOSO DI TE... SE CASCHERO' IN QUALCOSA SIGNORE TU RIALZAMI E SE FARO' FATICA SIGNORE TU SORREGGIMI... SE SI AVVICINERA' UNA NUVOLA SIGNORE ALLONTANALA, NON VOGLIO PIU' RISCHIARE DI PERDERE DI VISTA IL SOLE COME UNICO VERSO PER ARRIVARE A SERA.... RISCHIARA IL MIO CAMMINO PERCHE' NOTTE E GIORNO SIGNORE I FACCIA LA TUA VOLONTA'. NON PERMETTERE CHE TI TRADISCA SIGNORE ED ABBI PIETA' DI ME. E NELLO STESSO MODO IN CUI TI STO CHIEDENTO QUESTO PER ME MIO DIO... ABBI PIETA' DI TUTTI NOI. DI TUTTI I TUOI FIGLI. QUELLI CHE TI AMANO E QUELLI CHE NON TI AMANO ANCORA. FA CHE SI SVEGLINO LE LORO ANIME SIGNORE E CHE TUTTI INSIEME SI LODI IL TUO NOME E POSSA VENIRE IL TUO REGNO.. DOVE NE' PIU' INVIDIA NE PIU' GELOSIE NE PIU' ODIO NE PIU' ORRORE.. SOLO PACE AMORE SERENITA'... QUELLA CHE IL SOLO IL TUO CUORE RICCO DI MISERICORDIA PUO' DARCI.
......
AMEN
Pierluigi Brigo
09 Luglio 2010 17:59 | Anguillara Veneta
Ciao, sono un nuovo iscritto e volevo solo presentarmi per salutare tutti. Al momento non ho commenti o messaggi da lasciare però ho dato un'occhiatina veloce al sito e mi è piaciuto molto, complimenti! Un saluto ed un arrivederci a presto. Pierluigi
fabiola
06 Luglio 2010 21:12 | sassano
Don,mi colpiscono da sempre le tue riflessioni...la tua originalità,la tua freschezza,la tua semplicità...quando Lui entra nella nostra vita,stravolge un'esistenza...penetra nel profondo...e tutto cambia...quando poi ti accorgi che sei chiamata alla radicalità,quando Lui ti chiama a donarti per sempre a Lui,quando ti accorgi di esser Amata come nessun'altro,là davvero cambia tutto...senti il bisogno di amara,ma amare veramente...senti il bisogno di donare tutto di te stessa,il tuo cuore,la tua stessa vita...quando si è innamorati si è capaci di lasciare tutto...all'inizio con il volto rattristato del giovane ricco...poi c'è solo la gioia...la gioia di lasciare tutto,ma lasciare tutto per Te,Signore...senti il bisogno di volare Alto...pur rimanendo piccola,infinitamente piccola nelle Sue mani...e senti che Lui ti rapisce il cuore...non siete più due,ma Uno...Lui dentro di te,e tu dentro di Lui...e ti lasci invadere e inebriare dall'Infinito...ti auguro ogni bene...ti auguro di bruciare sempre...bruciare del Suo Amore...noi giovani abbiamo bisogno di voi,grandi Angeli!un abbraccio grande...
Raffaele57
30 Giugno 2010 22:58 | Padova
Consapevole anche del rischio di non essere compreso, alla luce degli ultimi eventi cronologici e della posizioni espresse in merito, fedele alla mia coscienza, ritengo questo il momento di rendere pubbliche la mie riflessioni del marzo scorso. Oggi trovo tempo da cassa integrato da casa, qualche mese fa in attesa di decisioni aziendali alla ricerca di serenità, da Caserta, sede di lavoro per oltre quattro anni.
O FEDELISSIMI DI DON PAOLO O FEDELISSIMI DELLA PAROLA.
O DISCEPOLI DELL'UOMO O DISCEPOLI DI CRISTO.
La mia necessità di esternare il mio sentire, spesso, nasce dal bisogno di ovattare il grido interiore, sofferenza di un anima ancora incapace di trasferire tutta l’energia affettiva nel presente della vita, ne da adepto tanto meno da componente di una setta, ma da cristiano, conscio di tutti i miei limiti, desidero espormi nella ennesima analisi accettandone il rischio. L’introduzione contempla alcuni passaggi scritti alcuni anni fa che servono per fotografare senza equivoci la mia esperienza.
“Accade nella vita anche di incrociare nel percorso un proprio simile entusiasta delle sue scelte, della vita in tutti i suoi aspetti, che si realizza come sacerdote, da innamorato della musica, del canto, ma sopra tutto di Dio Trinità, che rischia tutto se stesso nella chiarezza assoluta della Parola e si spende nell’indicare esattamente, come Gesù, l’unica strada vitale, quella che passa per l’amore incondizionato ed il perdono... Lo status di benessere che si respira nei suoi concerti si può riassumere negli effetti percepiti: cuore caldo, sensazione forte di fede nutrita da parole e suoni diretti all’anima, felicità nel lodare e ringraziare, unità nell’amore, stupore e ricettività in ricerca dello Spirito, solidarietà nella gioia collettiva. E’ il momento in cui ci si sente più liberi di apparire cristiani felici. Ci si può mostrare senza imbarazzo senza titubanze, anche questo permettono tali eventi; e non c’è età che impedisca di saltare, battere le mani, cantare, pregare, piangere di commozione senza nasconderlo. Quando riusciremo, dopo molti fallimenti, ad estendere questo status spirituale alla nostra famiglia, al nostro ambiente di lavoro, nelle relazioni con gli altri, con la stessa spontaneità, quando riusciremo a ricevere lo stesso benessere dall’azione concreta nelle nostre scelte, dal conforto del debole e del malato, dal soccorso al bisognoso, nello schierarsi a difesa del perseguitato, quando saremo riconosciuti per l’amore elargito gratuitamente cominciando dagli esclusi, saremo migliori e sarà un “concerto continuo”!... La conoscenza di quest'uomo e le mie scelte susseguenti ai messaggi recepiti, hanno prodotto in me un deciso cambiamento consentendo una rilettura della vita, della sacralità di se stessi, e per la prima volta, una visione nitida del progetto di amore di Dio per l'uomo. Il Gesù che mi è stato presentato prima che me lo facesse ri-conoscere era un Dio lontano non certo il Dio Padre, Madre, Fratello, Amico, Servo e Signore, l’Unico Salvatore, il Dio uomo per noi, con noi, in noi, nell’Unità dello Spirito Santo... La testimonianza, del suo essere innamorato di Dio è impressa indelebilmente nei suoi occhi. La cerco quella luce particolare, vera, bella, non fa differenza tanto li ritengo intercambiabili tali aggettivi; la osservo sempre, quando è possibile, perché la sento contagiosa. Certamente ha contribuito a risvegliare in me una nuova coscienza Trinitaria.”
Da oltre un anno e mezzo non è più così; in ripetuti incontri avvenuti in questo periodo,(gli ultimi a diretto contatto fisico) nessuna traccia della indimenticabile luce. La dimostrazione della mia condizione di contagiato è espressa dall’uso dell’avverbio indelebilmente. La dimostrazione che la realtà è mutevole e che di assoluto c’è solo l’Assoluto, risiede nel fatto che quella luce non era indelebilmente impressa nei suoi occhi ma era la realtà di quel presente. Non ha nessuna ragione vitale appellarsi a quanto ci è stato trasmesso e a quanto abbiamo ricevuto, così come ritengo deviante qualsiasi incontro mirato alla solidarietà, al sostegno. Solidarietà e sostegno che ben pochi elargiscono ad altri figli di Dio che subiscono la solitudine senza poterla scegliere. Che senso ha chiedersi come sarà domani? La Vita continuamente ci pone di fronte a prove di maturità senza esami di riparazione e conta solo la risposta o la non risposta data ora, adesso, nel momento presente. O si sceglie di aderire alla Legge dell’Amore sempre o può anche accadere di finire impantanati nel tentativo paradossale di ricondursi all’amore, per legge!
Chi ha scelto di frequentare don Paolo e di abbeverarsi alle fonti variegate che ha proposto e propone, celebrazione e predicazione, preghiera, canto, musica, scrittura, insegnamenti sulla comunicazione, può essere credente o non credente. Il mio intervento è particolarmente rivolto ai credenti intesi come coloro che si definiscono tali. In realtà sento che la distinzione non è così netta poiché, fin tanto che resta presente una percentuale variabile di dubbio, sia in un senso sia nell’altro, non si è attuata una scelta definitiva ed irreversibile, pertanto si è in uno stato di riserva che può persistere anche tutta la vita. Sciogliere la riserva è una scelta spirituale non religiosa in quanto passa attraverso l’accettazione dello Spirito che è presente nel divino che è in noi e non tra il legame umano/divino indotto, prima attraverso un insistente lavoro di ripetizione nozionistica e successivamente mediante operazioni di convincimento presenti, in genere e più spesso nel contesto religioso.
La divinizzazione e/o la mitizzazione della persona crea dipendenza e quindi l’opposto del messaggio salvifico della Parola, assolutamente incompatibile con l’essere cristiani e con la Verità liberante dello Spirito. Dio non chiede all’uomo dipendenza ma assoluta fedeltà al Suo Progetto. La versione di un Dio Egoico che, da una superficiale lettura dei testi biblici, potrebbe emergere o peggio ancora essere trasmessa, quasi come certezza per induzione, non è reale. Dio per molti aspetti incomprensibile ed insondabile si, Egoico mai; non ci sarebbe né Misericordia né Amore, solo annullamento del Divino. La creazione stessa da un Senso Superiore al Mistero di Dio. Se è vero che nella traduzione dall’ebraico antico la Genesi inizia con :”…in principio creò Dio…” invece che “…in principio Dio creò” non si può evitare di osservare che il creare è anteposto a Dio Stesso. Un Dio cosi Grande non mi sorprende se antepone il Suo Progetto a Se Stesso anche perché questa divisione grossolana è tipica della mente umana ed è pericolosa poiché innesca il concetto di separazione. Dio è l’Uno, l’Indiviso manifesto nel Tutto così come nel Mistero della Trinità Santissima quindi non può esistere distinzione tra Sé Eterno e le manifestazioni del Sé Eterno. Essendo Dio il Creatore, il Suo Operare è unicamente Divino: “Io sono Colui che tutto fa divenire”. Cosa diversa per le creature che possono, solo in determinate condizioni elevatissime di consapevolezza e sostegno dello Spirito, scegliere di operare con modalità divine. Ecco che molto spesso progetti umani sostenuti da intenti elevatissimi, concepiti ed alimentati con grande rigore spirituale e coscienza per lungo tempo, possono in determinate condizioni, in un attimo, perdere aderenza e coerenza con la Parola così tanto bene penetrata e facilmente trasmessa. Gesù è sempre la risposta a tutto. Se abbiamo sempre investito nella sabbia (uomo) il cedimento dell’uomo diventa destabilizzante e ci coinvolge nel fallimento per effetto domino. Se abbiamo investito nella roccia della Parola e nella roccia che è Cristo Gesù, qualsiasi cedimento umano nostro e/o delle nostre inevitabili “figure di riferimento” è superabile in pieno equilibrio. La libertà sta nel sentirsi uniti senza legami alla Matrice Generante, percepire questa Nostalgia d’Origine senza intermediari. L’unione coatta o prodotta da vincoli è schiavitù. Le nostre caratteristiche archetipe garantiscono in modo infallibile,anche se con difficoltà, di riconoscere la qualità assoluta di ciò che viene da Dio senza alcuna manipolazione. Messaggio e personaggio non possono convivere; il punto focale è proprio questo. L’invito è a scegliere ora, sempre nel presente.
GEREMIA 17,5-8
5 Così dice il Signore:
«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo
e che fa della carne il suo sostegno,
mentre il suo cuore si allontana dal Signore.
6 Egli è come un tamarisco nella steppa,
che non si accorge quando giunge la felicità,
ma abita tra le arsure del deserto,
in una terra salmastra e inospitale.
7 Benedetto l’uomo che confida nel Signore
ed è il Signore la sua speranza.
8 Egli sarà come un albero piantato presso l’acqua,
verso il ruscello spinge le sue radici;
non se ne accorge quando giunge il calore
e le sue foglie rimangono verdi;
perfino nell’anno di siccità non si preoccupa
e non cessa di produrre il suo frutto.
Raffaele
Caserta, 12.03.2010
O FEDELISSIMI DI DON PAOLO O FEDELISSIMI DELLA PAROLA.
O DISCEPOLI DELL'UOMO O DISCEPOLI DI CRISTO.
La mia necessità di esternare il mio sentire, spesso, nasce dal bisogno di ovattare il grido interiore, sofferenza di un anima ancora incapace di trasferire tutta l’energia affettiva nel presente della vita, ne da adepto tanto meno da componente di una setta, ma da cristiano, conscio di tutti i miei limiti, desidero espormi nella ennesima analisi accettandone il rischio. L’introduzione contempla alcuni passaggi scritti alcuni anni fa che servono per fotografare senza equivoci la mia esperienza.
“Accade nella vita anche di incrociare nel percorso un proprio simile entusiasta delle sue scelte, della vita in tutti i suoi aspetti, che si realizza come sacerdote, da innamorato della musica, del canto, ma sopra tutto di Dio Trinità, che rischia tutto se stesso nella chiarezza assoluta della Parola e si spende nell’indicare esattamente, come Gesù, l’unica strada vitale, quella che passa per l’amore incondizionato ed il perdono... Lo status di benessere che si respira nei suoi concerti si può riassumere negli effetti percepiti: cuore caldo, sensazione forte di fede nutrita da parole e suoni diretti all’anima, felicità nel lodare e ringraziare, unità nell’amore, stupore e ricettività in ricerca dello Spirito, solidarietà nella gioia collettiva. E’ il momento in cui ci si sente più liberi di apparire cristiani felici. Ci si può mostrare senza imbarazzo senza titubanze, anche questo permettono tali eventi; e non c’è età che impedisca di saltare, battere le mani, cantare, pregare, piangere di commozione senza nasconderlo. Quando riusciremo, dopo molti fallimenti, ad estendere questo status spirituale alla nostra famiglia, al nostro ambiente di lavoro, nelle relazioni con gli altri, con la stessa spontaneità, quando riusciremo a ricevere lo stesso benessere dall’azione concreta nelle nostre scelte, dal conforto del debole e del malato, dal soccorso al bisognoso, nello schierarsi a difesa del perseguitato, quando saremo riconosciuti per l’amore elargito gratuitamente cominciando dagli esclusi, saremo migliori e sarà un “concerto continuo”!... La conoscenza di quest'uomo e le mie scelte susseguenti ai messaggi recepiti, hanno prodotto in me un deciso cambiamento consentendo una rilettura della vita, della sacralità di se stessi, e per la prima volta, una visione nitida del progetto di amore di Dio per l'uomo. Il Gesù che mi è stato presentato prima che me lo facesse ri-conoscere era un Dio lontano non certo il Dio Padre, Madre, Fratello, Amico, Servo e Signore, l’Unico Salvatore, il Dio uomo per noi, con noi, in noi, nell’Unità dello Spirito Santo... La testimonianza, del suo essere innamorato di Dio è impressa indelebilmente nei suoi occhi. La cerco quella luce particolare, vera, bella, non fa differenza tanto li ritengo intercambiabili tali aggettivi; la osservo sempre, quando è possibile, perché la sento contagiosa. Certamente ha contribuito a risvegliare in me una nuova coscienza Trinitaria.”
Da oltre un anno e mezzo non è più così; in ripetuti incontri avvenuti in questo periodo,(gli ultimi a diretto contatto fisico) nessuna traccia della indimenticabile luce. La dimostrazione della mia condizione di contagiato è espressa dall’uso dell’avverbio indelebilmente. La dimostrazione che la realtà è mutevole e che di assoluto c’è solo l’Assoluto, risiede nel fatto che quella luce non era indelebilmente impressa nei suoi occhi ma era la realtà di quel presente. Non ha nessuna ragione vitale appellarsi a quanto ci è stato trasmesso e a quanto abbiamo ricevuto, così come ritengo deviante qualsiasi incontro mirato alla solidarietà, al sostegno. Solidarietà e sostegno che ben pochi elargiscono ad altri figli di Dio che subiscono la solitudine senza poterla scegliere. Che senso ha chiedersi come sarà domani? La Vita continuamente ci pone di fronte a prove di maturità senza esami di riparazione e conta solo la risposta o la non risposta data ora, adesso, nel momento presente. O si sceglie di aderire alla Legge dell’Amore sempre o può anche accadere di finire impantanati nel tentativo paradossale di ricondursi all’amore, per legge!
Chi ha scelto di frequentare don Paolo e di abbeverarsi alle fonti variegate che ha proposto e propone, celebrazione e predicazione, preghiera, canto, musica, scrittura, insegnamenti sulla comunicazione, può essere credente o non credente. Il mio intervento è particolarmente rivolto ai credenti intesi come coloro che si definiscono tali. In realtà sento che la distinzione non è così netta poiché, fin tanto che resta presente una percentuale variabile di dubbio, sia in un senso sia nell’altro, non si è attuata una scelta definitiva ed irreversibile, pertanto si è in uno stato di riserva che può persistere anche tutta la vita. Sciogliere la riserva è una scelta spirituale non religiosa in quanto passa attraverso l’accettazione dello Spirito che è presente nel divino che è in noi e non tra il legame umano/divino indotto, prima attraverso un insistente lavoro di ripetizione nozionistica e successivamente mediante operazioni di convincimento presenti, in genere e più spesso nel contesto religioso.
La divinizzazione e/o la mitizzazione della persona crea dipendenza e quindi l’opposto del messaggio salvifico della Parola, assolutamente incompatibile con l’essere cristiani e con la Verità liberante dello Spirito. Dio non chiede all’uomo dipendenza ma assoluta fedeltà al Suo Progetto. La versione di un Dio Egoico che, da una superficiale lettura dei testi biblici, potrebbe emergere o peggio ancora essere trasmessa, quasi come certezza per induzione, non è reale. Dio per molti aspetti incomprensibile ed insondabile si, Egoico mai; non ci sarebbe né Misericordia né Amore, solo annullamento del Divino. La creazione stessa da un Senso Superiore al Mistero di Dio. Se è vero che nella traduzione dall’ebraico antico la Genesi inizia con :”…in principio creò Dio…” invece che “…in principio Dio creò” non si può evitare di osservare che il creare è anteposto a Dio Stesso. Un Dio cosi Grande non mi sorprende se antepone il Suo Progetto a Se Stesso anche perché questa divisione grossolana è tipica della mente umana ed è pericolosa poiché innesca il concetto di separazione. Dio è l’Uno, l’Indiviso manifesto nel Tutto così come nel Mistero della Trinità Santissima quindi non può esistere distinzione tra Sé Eterno e le manifestazioni del Sé Eterno. Essendo Dio il Creatore, il Suo Operare è unicamente Divino: “Io sono Colui che tutto fa divenire”. Cosa diversa per le creature che possono, solo in determinate condizioni elevatissime di consapevolezza e sostegno dello Spirito, scegliere di operare con modalità divine. Ecco che molto spesso progetti umani sostenuti da intenti elevatissimi, concepiti ed alimentati con grande rigore spirituale e coscienza per lungo tempo, possono in determinate condizioni, in un attimo, perdere aderenza e coerenza con la Parola così tanto bene penetrata e facilmente trasmessa. Gesù è sempre la risposta a tutto. Se abbiamo sempre investito nella sabbia (uomo) il cedimento dell’uomo diventa destabilizzante e ci coinvolge nel fallimento per effetto domino. Se abbiamo investito nella roccia della Parola e nella roccia che è Cristo Gesù, qualsiasi cedimento umano nostro e/o delle nostre inevitabili “figure di riferimento” è superabile in pieno equilibrio. La libertà sta nel sentirsi uniti senza legami alla Matrice Generante, percepire questa Nostalgia d’Origine senza intermediari. L’unione coatta o prodotta da vincoli è schiavitù. Le nostre caratteristiche archetipe garantiscono in modo infallibile,anche se con difficoltà, di riconoscere la qualità assoluta di ciò che viene da Dio senza alcuna manipolazione. Messaggio e personaggio non possono convivere; il punto focale è proprio questo. L’invito è a scegliere ora, sempre nel presente.
GEREMIA 17,5-8
5 Così dice il Signore:
«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo
e che fa della carne il suo sostegno,
mentre il suo cuore si allontana dal Signore.
6 Egli è come un tamarisco nella steppa,
che non si accorge quando giunge la felicità,
ma abita tra le arsure del deserto,
in una terra salmastra e inospitale.
7 Benedetto l’uomo che confida nel Signore
ed è il Signore la sua speranza.
8 Egli sarà come un albero piantato presso l’acqua,
verso il ruscello spinge le sue radici;
non se ne accorge quando giunge il calore
e le sue foglie rimangono verdi;
perfino nell’anno di siccità non si preoccupa
e non cessa di produrre il suo frutto.
Raffaele
Caserta, 12.03.2010
L'Azione
28 Giugno 2010 17:05 | Vittorio Veneto
Il vescovo Flavio Roberto Carraro arriva all'auditorium Toniolo di Conegliano indossando l'immancabile saio da frate cappuccino sul quale spicca la croce pettorale. Don Marco Pozza, con i suoi trent'anni, arriva in jeans, camicia con le maniche rimboccate e scarpe sportive.
Il vescovo emerito di Verona racconta che quando ordina dei sacerdoti regala loro un asciugamano per ricordare che, come ha fatto Gesù, sono chiamati a servire. Don Marco è prete da nemmeno duemila giorni e dice che ogni mattina dalle 6 alle 8 è in chiesa per la riunione redazionale con il suo Imprenditore.
La saggezza di monsignor Carraro e l'effervescenza del giovane sacerdote danno vita a un confronto interessante in cui, con stili diversi, entrambi approdano a un punto comune: «Oggi è necessario riscrivere l'alfabeto con il quale testimoniare il Vangelo».
Invitati [il 4 giugno a Conegliano] da Centro Culturale Humanitas , forania di Conegliano e Pastorale giovanile foraniale a conclusione dell'Anno Sacerdotale per confrontarsi sulla figura del prete oggi, i due ospiti narrano della loro vita e del loro modo di intendere ed essere sacerdoti.
«Mia nonna - esprime don Marco - viveva con Dio, si alzava al mattino con Lui, andava a zappare le patate e si rivolgeva al Signore. Mia mamma è vissuta in un'epoca contro Dio. Io vivo in un'epoca senza Dio. Tornare minoranza ci costringe ad essere gente che ci mette passione».
E dunque questa passione va trasmessa, ma come? «Oggi - continua - la miglior forma di servizio è di raccontare ai ragazzi che questo mondo è un mondo di speranza. Bisogna farlo non rinchiusi in chiesa aspettando chi non viene, ma andando verso di loro». Magari partendo proprio dal mondo dello sport e dalla musica. «San Francesco - prosegue monsignor Carraro - faceva le prediche sotto gli alberi, parlando in volgare quando in chiesa le omelie venivano f atte in latino. Se ci aiutiamo forse qualche cambiamento riusciamo a farlo. Il mondo è un altro da quello che conosciamo noi, ci vogliono metodologie nuove. L'urgenza del cambiamento va colta con oggettività e onestà».
A conclusione di un anno speciale che il Papa ha voluto dedicare ai sacerdoti ecco i tre verbi del presbitero che tracciano la tela della serata: servire, guidare ed educare. E anche in questo caso con una marcia in più: servire da risorti, guidare con l'esempio, educare alla speranza.
Ad aprire la tavola rotonda, moderata dal giornalista Francesco Dal Mas, i Cantori di Sottoselva di Santa Lucia di Piave. E un pensiero speciale viene rivolto a due figure della forania, anch'esse a rappresentare la saggezza e la freschezza dell'essere prete oggi: don Mosè Furlan che festeggia i suoi 50 anni di ordinazione presbiterale e don Marco Favret che al momento dell'incontro è prete da cinque giorni.
(Gerda De Nardi)
Il vescovo emerito di Verona racconta che quando ordina dei sacerdoti regala loro un asciugamano per ricordare che, come ha fatto Gesù, sono chiamati a servire. Don Marco è prete da nemmeno duemila giorni e dice che ogni mattina dalle 6 alle 8 è in chiesa per la riunione redazionale con il suo Imprenditore.
La saggezza di monsignor Carraro e l'effervescenza del giovane sacerdote danno vita a un confronto interessante in cui, con stili diversi, entrambi approdano a un punto comune: «Oggi è necessario riscrivere l'alfabeto con il quale testimoniare il Vangelo».
Invitati [il 4 giugno a Conegliano] da Centro Culturale Humanitas , forania di Conegliano e Pastorale giovanile foraniale a conclusione dell'Anno Sacerdotale per confrontarsi sulla figura del prete oggi, i due ospiti narrano della loro vita e del loro modo di intendere ed essere sacerdoti.
«Mia nonna - esprime don Marco - viveva con Dio, si alzava al mattino con Lui, andava a zappare le patate e si rivolgeva al Signore. Mia mamma è vissuta in un'epoca contro Dio. Io vivo in un'epoca senza Dio. Tornare minoranza ci costringe ad essere gente che ci mette passione».
E dunque questa passione va trasmessa, ma come? «Oggi - continua - la miglior forma di servizio è di raccontare ai ragazzi che questo mondo è un mondo di speranza. Bisogna farlo non rinchiusi in chiesa aspettando chi non viene, ma andando verso di loro». Magari partendo proprio dal mondo dello sport e dalla musica. «San Francesco - prosegue monsignor Carraro - faceva le prediche sotto gli alberi, parlando in volgare quando in chiesa le omelie venivano f atte in latino. Se ci aiutiamo forse qualche cambiamento riusciamo a farlo. Il mondo è un altro da quello che conosciamo noi, ci vogliono metodologie nuove. L'urgenza del cambiamento va colta con oggettività e onestà».
A conclusione di un anno speciale che il Papa ha voluto dedicare ai sacerdoti ecco i tre verbi del presbitero che tracciano la tela della serata: servire, guidare ed educare. E anche in questo caso con una marcia in più: servire da risorti, guidare con l'esempio, educare alla speranza.
Ad aprire la tavola rotonda, moderata dal giornalista Francesco Dal Mas, i Cantori di Sottoselva di Santa Lucia di Piave. E un pensiero speciale viene rivolto a due figure della forania, anch'esse a rappresentare la saggezza e la freschezza dell'essere prete oggi: don Mosè Furlan che festeggia i suoi 50 anni di ordinazione presbiterale e don Marco Favret che al momento dell'incontro è prete da cinque giorni.
(Gerda De Nardi)
marcella77
23 Giugno 2010 22:47 | brescia
Scusate la domanda... oggi mi sono chiesta come mai la madonna nelle apparizioni una volta appare mora ed un'altra bionda.. ?..?..
Raffaele57
20 Giugno 2010 22:59 | Padova
Ciao don Marco.
Al termine di questa giornata segnata da, "fantasie" metereologiche degne di riflessione, mediocri prestazioni sportive povere d'entusiasmo e di convinzione, mi accingo a riposare. Mi rimane traccia invece di una affermazione e di un passaggio di un testo di una canzone che ho incrociato. Forte è il desiderio che mi spinge a chiedere un tua lettura che possa essere di chiarimento."Dire la verità a se stessi é pregare". Tratto da "Mentre dormi" di Max Gazzé: "Con speranza e devozione io ti vado a celebrare come un prete sull'altare,io ti voglio celebrare come un prete sull'altare"
Grazie.
Un abbraccio.
Raffaele
Al termine di questa giornata segnata da, "fantasie" metereologiche degne di riflessione, mediocri prestazioni sportive povere d'entusiasmo e di convinzione, mi accingo a riposare. Mi rimane traccia invece di una affermazione e di un passaggio di un testo di una canzone che ho incrociato. Forte è il desiderio che mi spinge a chiedere un tua lettura che possa essere di chiarimento."Dire la verità a se stessi é pregare". Tratto da "Mentre dormi" di Max Gazzé: "Con speranza e devozione io ti vado a celebrare come un prete sull'altare,io ti voglio celebrare come un prete sull'altare"
Grazie.
Un abbraccio.
Raffaele
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