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Il Vangelo della Domenica
Il Vangelo della Domenica
Il Vangelo della Domenica
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Nella lingua italiana credente si dice di colui che coltiva un discorso di fede. Non si dice “creduto” ma “credente”. Credente non è chi ha creduto una volta per tutte ma chi, in obbedienza fedele al participio presente, rinnova il suo credo continuamente. Ammette il dubbio, sperimenta il bilico, trema di fronte all’abisso. E ci sono giorni in cui un credente cede, poco o tanto, perché questa è la posta in gioco nella più difficile delle vocazioni umane. Quest'anno una volta al mese apriamo le porte di casa a gente che abita la Scrittura Sacra: gente che, pur additata come gigante, ha conosciuto il lato difficile della fede. La fede difficile, per l'appunto. Scendere nella notte oscura per dare del tu a Dio: perché è scritto che l’uomo è argilla opera di un artefice, che ne è causa e ne condivide le responsabilità. (I commenti al vangelo della domenica inizieranno la Ia Domenica d'Avvento. In queste domeniche presenteremo la "fede difficile" di alcuni personaggi della Scrittura Sacra). |
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Assaggi la minestra: manca il sale. Prendi il sale, lo getti nel cestino e ti arrabbi perché la minestra è ancora insipida. Ma se hai buttato il sale nel cestino! Sei a scuola. Prendi l’astuccio, lo getti nella spazzatura e ti arrabbi con la maestra perché tutti disegnano e tu no. Ma sei hai buttato i colori nella spazzatura! Sei in autostrada da dieci ore: caldo, traffico, multe, sorpassi, benzina. Non sai dove andare. T’arrabbi con il vigile perché la strada non finisce mai. Ma se non hai deciso la mèta! Hai 40 anni. Dormito, riposato, giocato, russato, mangiato, bevuto. Ti arrabbi con l’anziana madre perché i tuoi figli non ti abbracciano. Ma se non ti è mai passato per la testa l’idea di una famiglia! Accendi il telefonino: non s’accende. Tutto nervoso sferri un pugno al rivenditore. Ma se non hai inserito la batteria! L’auto è nuova. Non vuoi far benzina. Diventi furibondo perché non s’accende. Ma se non fai benzina!
I suoi paesani sono ingordi di miracoli. Vogliono il miracolo! Cavolo, una magia a casa sua la può concedere. Vogliono l’emozione, l’eccezione, la magia. Come a Cafarnao! Sono “raccomandati”, sono paesani di Gesù, è il figlio di Giuseppe! Ma dei miracoli, Cristo fu nemico. Quale più quale meno, tutti i miracoli sono strappati alla sua pietà, carpiti alla sua condiscendenza, persino rubati con l’astuzia. E ogni volta che ne concede uno, noi sappiamo che quel cieco che apre gli occhi, quello storpio che getta le grucce, quel morto che risuscita non è il vero miracolo. Se non per noi. Per Lui il miracolo è un altro, quello che dovrebbe sgorgare di conseguenza, per ottenere il quale ha ceduto a farsi mago e che invece gli riesce solo raramente: la fede. Vogliono il miracolo, ma Lui non lo compie perché manca la fede! E loro? “Furono pieni di sdegno, si levarono, lo cacciarono fuori dalla città e lo condussero fin sul ciglio del monte… per gettarlo giù dal precipizio”.
Insomma.
Quanto pagherei per poter incontrare delle persone! Per esempio. Le maestre delle elementari di Roberto Benigni. Lo hanno visto ripetere l’alfabeto, imparare le tabelline, scrivere i verbi, sbagliare le doppie. Adesso è un genio nel parlare. Cosa si prova a rivederlo? I catechisti di Joseph Ratzinger: lo hanno visto imparare i comandamenti, ripassare le virtù teologali, cardinali, i sette vizi capitali, le opere di misericordia, le giaculatorie. Adesso è papa. Cosa si prova a rivederlo? La mamma di Pippo Baudo. Gli ha insegnato lei ad accendere la televisione premendo il tasto. Adesso fa parte dell’arredamento: lo trovi su tutti i canali! Cosa si prova a rivederlo? I compagni di classe di Fabio Cannavaro: lo hanno visto piccolo, che dormiva sui banchi di scuola, che sognava gli scarpini dorati, che si arrabbiava. Poi lo trovano con la Coppa del Mondo. Cosa si prova a rivederlo? Partito scugnizzo, torna goleador!
Finchè si leggeva la Parola di Dio c’era chi sbadigliava, chi schiacciava un pisolino, chi scriveva un sms, chi allentava la cintura, chi si metteva le dita nel naso, chi scrutava la vicina, chi gettava gli occhi nel vuoto. Certo: chi ascoltava! Trattiamo così la Scrittura: capisci che delinquenti! Trattiamo da bestie un testo che dice con coraggio e senza indorare la pillola la nuda verità della vita e della morte, dell’eros e della violenza. L'incanto e il sapore di cenere, l'altezza cui possono arrivare gli uomini agganciati ad un Dio che li trascende, li sorregge, li annienta. La bassezza cui quegli stessi uomini possono giungere.
E’ questione di attimi, magari impercettibili, e la vita è rigirata. Nella natura è questione di attimi: la gemma si spacca e il bianco fiore di ciliegio inizia a fare capolino tra i rami. Nella storia è questione di attimi: l’intuito di una scoperta e l’umanità è pronta a voltar pagina. Nella vita è questione di istanti: basta un episodio e il bambino improvvisamente diventa – o è costretto a diventare – adulto. Il futuro di una persona regge su un istante: dopo anni di fatiche e di pensieri decidi che è giunto il momento di volare da solo e ci si sposa. Nel lavoro contano gli attimi: studi, apprendi, fai il garzone di qualcuno e poi avverti che è giunto il momento di mettersi in proprio. L’amore è questione di frammenti: ci pensi, magari provi e poi decidi che è il momento di legarti a quel viso. La vita intera è una somma di tanti attimi intrecciati assieme.
Sollecita il cambiamento! Vede un mondo che sta boccheggiando nella tristezza, nella solitudine, nell’affanno e invoca un nuovo corso della storia. Perchè Maria non rattoppa, travolge. A costo di accelerare la carriera del Figlio. Gioca d’anticipo perché la legge di Mosè non è più in grado di purificare nessuno, non rallegra più il cuore dell’uomo. Questa è Maria di Nazareth: non la bambinella, tutta casa e sinagoga che ci hanno tramandato generazioni di catechismo più o meno ortodosso. Maria è amante della giovinezza, amante del cambiamento. Maria trova il coraggio di rischiare con suo Figlio. E questo discorso, fatto ai giovani, li seduce. Perché anche lei, come noi giovani, non è soddisfatta delle cose come vanno, perché è proprio dell’animo giovane percepire l’usura di scheletri che non affascinano più e implorare bellezze che si ottengono solo rovesciando il fronte, non con impercettibili trucchi da laboratorio.