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Il Vangelo della Domenica
Il Vangelo della Domenica
Il Vangelo della Domenica
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Nella lingua italiana credente si dice di colui che coltiva un discorso di fede. Non si dice “creduto” ma “credente”. Credente non è chi ha creduto una volta per tutte ma chi, in obbedienza fedele al participio presente, rinnova il suo credo continuamente. Ammette il dubbio, sperimenta il bilico, trema di fronte all’abisso. E ci sono giorni in cui un credente cede, poco o tanto, perché questa è la posta in gioco nella più difficile delle vocazioni umane. Quest'anno una volta al mese apriamo le porte di casa a gente che abita la Scrittura Sacra: gente che, pur additata come gigante, ha conosciuto il lato difficile della fede. La fede difficile, per l'appunto. Scendere nella notte oscura per dare del tu a Dio: perché è scritto che l’uomo è argilla opera di un artefice, che ne è causa e ne condivide le responsabilità. (I commenti al vangelo della domenica inizieranno la Ia Domenica d'Avvento. In queste domeniche presenteremo la "fede difficile" di alcuni personaggi della Scrittura Sacra). |
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Mite ma non debole, povero ma non pitocco, calmo e slanciato, franco e umile, disinvolto e saggio. Uomo di fuoco e di lacrime, uomo di adorazione e di azione, uomo di pani, di pesci e di alti pensieri. Affascinato dal cielo ma con gli occhi sulla terra, amava la parola e praticava il silenzio, accoglieva i bambini e frustrava i mercanti. Lineamenti da re e mani da servo per lavare i piedi ai discepoli.
Una crociera è da sogno nei depliant, ma per gustarla occorre compierla.
E’ facile essere generosi e disinteressati un giorno si e l’altro no. E’ facile essere schietti e leali qualche volta. E’ facile essere giusti a giorni alterni, o dove il rischio non è troppo alto. E’ facile perdonare quando non ce l’hanno fatta troppo grossa. E’ facile tifare per la pace quando nessuno ci da fastidio. Così come è facile studiare quando ce ne va, fare sportfinchè non diventa impegnativo, coltivare l’amicizia con le persone simpatiche. Ma non si diventa campioni allenandosi quando ce ne va, quando non si ha niente altro da fare. Così si diventa solo schiappe. “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio (...) Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio”. Almeno il cuore resti puro, visto che la carne tante volte si contamina facilmente passeggiando in questo mondo. Se Dio non lo potremo abbracciare perché le nostre mani non sono pure, almeno il cuore si salvi in una innocenza generosa per poter vedere il suo volto. Sono le persone leali, schiette, sincere, limpide. Sono quelli che non dicono una cosa e ne pensano un’altra. Quelli che non ti fanno lo sgambetto appena ti distrai, quelli che non ti fanno il sorrisetto davanti per pugnalarti alle spalle. E se vorremmo essere chiamati figli di Dio, allora dobbiamo arruolarci nell’esercito dei pacifici: che è una durissima milizia e tutto vuol dire fuorché vivere in pace e disertare la lotta, ma battersi con tutti gli Abele della storia. E “beati coloro che soffrono persecuzioni per la giustizia, perché di loro è il regno dei cieli (...) Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e vi perseguiteranno, e rigetteranno il vostro nome. E diranno ogni male di voi per causa mia”. E chi non soffre per l’ingiustizia? Eppure anche questi “beati”. Ma come, quando? Subito. Sempre. Già oggi, non domani. E’ un avvertimento, un incoraggiamento da parte di Gesù: guardate che se vi comportate così non avrete vita facile! Ma la vostra ricompensa è grande nei cieli. E’! Non: sarà. La vita di costoro è beata, bella, felice, costruttiva fin d’adesso. E se sarà splendida la loro eternità, di morire quasi quasi non s’accorgeranno. Quante volte ci siamo illusi pensando: “Copio gli altri e diventerò qualcuno anch’io”. Abbiamo copiato, scopiazzato, ricopiato e siamo s-coppiati! Ma non abbiamo imparato la lezione: copiamo, copiamo, copiamo e ci scopriamo mezze cartucce. E allora? “Perché vivere?” – ti chiedi? Sbagli, secondo me. Devi chiederti: “Per chi vivere!”. E’ meglio. Se vivo per qualcosa guardo sempre e solo a me. Se vivo per qualcuno esco da me. Ma allora viviamo per qualcuno o per Qualcuno? Con la lettera maiuscola o minuscola? Attenzione: perché la vita dipende da una maiuscola o da una minuscola. La stragrande maggioranza sceglie “qualcuno”. Sai perché? Perché “Qualcuno” con la Q maiuscola fa uscire dal branco, richiede coraggio per camminare da soli, per camminare contro utti, per incontrare, stringere, abbracciare.
E poi quei guai!
Pescare in alto mare di giorno è un po’ come accelerare quando vedi in fondo al rettilineo un telelaser della polizia. Non farti dare lo scontrino se vedi la finanza all’esterno del supermarket. Tentare di conquistare una ragazza quando la vedi baciarsi con il suo ragazzo. Tuffarti dallo scoglio quando vedi tantissima sabbia e nessuna goccia d’acqua. E’ un po’ come metterti gli sci quando c’è il sole e il grano è maturo. Aspettare l’apertura del bar nel suo giorno di chiusura. Chiedere ad un senza lavoro quanto guadagna al mese. Andare a registrare un esame il quindici di agosto. Correre per prendere l’autobus in un giorno di sciopero generale. E’ un po’ come pescare sulla riva del mare mentre tutti fanno il bagno e il sole brucia. A Chioggia i pescatori chiamerebbero Striscia la notizia!
Parla Simone, dichiaratosi capo-ciurma di quel manipolo di marinai: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla”. E’ lui, è Simone. Piano con le prese in giro! Uomo libero, vero, dà voce a quello che prova, fugge il rischio della mistificazione, possiede la capacità rarissima di dare alle cose il nome che hanno. Non ha paura a puntualizzare la situazione. Ma su questa barca chi se ne intende di pesca tra noi due sono io, non te. Caro Cristo, con calma e per favore! Non è forse di notte che si pesca? E’ vero, Simone: è stupido pescare di giorno, come sarà stupido evangelizzare dove non c’è nessuno. Uomo libero, Simone. Così libero da non azzardarsi a fingere che tutto funzioni alla grande: farla franca, per chi ha le reti vuote, è la pazzia più grande che il pescatore possa azzardarsi di compiere. Se la notte è stata inutile, se le reti son vuote, se il morale è a terra anche il rischio va bene per salvare la faccia! “Ma sulla tua parola getterò le reti”. Saggio, quel pescatore: lascia aperta la possibilità d’incontrare Qualcuno più sapiente di Lui nell’arte della pesca! Un artista dagli occhi profondi Pietro di Galilea. Buttare la rete dalla parte giusta è questione di fiducia. Si può anche ritornare sui propri passi, si può rimettere in discussione una notte di fatica, l’arte di un mestiere imparato in una vita intera, si può essere insultati nel ritornare a pescare in ore inopportune, ma se quella pesca ti disegna il miracolo di una vita nuova: “sulla tua parola getterò le reti”.