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Il guado di Yabbok
Il guado di Yabbok
Gustave Doré: La lotta di Giacobbe con l'angelo
Dio, che gli si fa prossimo, non rifiuta di incontrare l’uomo che ne brama la conoscenza. Nella foga, che rende incerta l’identificazione tra lotta e abbraccio, rimane un punto fermo: l’identità con se stessi, così come la diversità con l’altro sono strenuamente mantenuti. Dio ama l’uomo e ne riconosce l’umanità. L’uomo è chiamato ad amare Dio e riconoscerne la divinità. Nel dialogo che ne scaturisce, scandito di parole significative e di silenzi profondi, non c’è spazio solo per la banalità. Ogni arma è lecita, ogni domanda è accolta. Perché Dio accetta di scendere al livello dell’uomo, abbandona i suoi cieli, solo per guardarlo negli occhi e potergli ricordare la nostalgia di cielo che è dentro il suo cuore. Non disdegna neppure la lotta, se necessaria, quando anche quella diventa un modo per entrare in contatto con l’uomo. Ecco perché non c’è aspetto della vita quotidiana che non sia sotto gli occhi di Dio: Dio vuole prendere parte alla nostra storia, tra polvere, acqua, euforia, pane, stanchezza, fatica, gioia e ribellione. Perché non vuole perdersi nulla di noi. (cfr. Genesi 32, 23 -33) |
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È in tempi di crisi come questi che molti giovani della mia città vivono ansia, angosce, incertezze e più in generale sentimenti di pessimismo nei confronti del futuro. Che ci piaccia o no il mondo sta cambiando: grazie a computer e tastiera chiunque può in tempo reale collaborare con persone dall'altra parte del mondo; grazie ad un semplice clic, enormi somme di denaro possono essere trasferite da una nazione all'altra.
C’è una frase che ricorre spesso: «Siamo in una società liquida». Che è come a dire che l’incertezza regna sovrana e incontrastata, che la complessità è tale che non è possibile sbrogliare la matassa. Che tutto è considerato lecito e fattibile, in nome di una libertà individuale che diventa imposizione di massa. Perché quando la libertà individuale è una scelta egocentrica, al resto dell’umanità è preclusa la scelta garantita a un individuo. Ma non è neppure possibile affermarlo: non è che un’opinione, tra le tante. Non è che non abbia diritto di cittadinanza: ci mancherebbe, ce l’ha; solo che si perde, nella melma del relativismo.
Ricordo come brillavano gli occhi, in quel viso di cinque anni al proclamare: “Anche tu sei monella!”. Io mi volto in su, alla finestra a cui si era affacciato, mi sento presa in castagna, pur non avendo fatto nulla. Sorrido, e capisco il motivo della sua esultanza, intravvedo il pensiero che dev'essergli passato per la testolina: sapere che “anch'io” sono monella, lo fa sentire meno solo. Non riesco a contraddirlo: del resto chi, almeno una volta nella vita, non è stato un po' monello?
Come pioggia. Alle volte anche come grandine, a fine estate, quando ancora ti stai godendo il sole caldo e invece sei costretto a trovare riparo in fretta e furia, per via di un’abbondante scarica d’acqua ghiacciata che minaccia la tua incolumità.
Noi fedeli della diocesi di Milano siamo già da ora pieni di gioia per il grande evento di fede che coinvolgerà noi tutti tra qualche mese infatti c’è grande attesa per l’Incontro Mondiale delle Famiglie che si svolgerà nella nostra città dal 30 maggio al 3 giugno. L’evento ha una cadenza triennale ed è stato promosso per la prima volta dal Beato Giovanni Paolo II nel 1994 a Roma. Da lì l’appuntamento si è spostato nel 1997 a Rio de Janeiro (Brasile), nel 2000 di nuovo a Roma, nel 2003 a Manila (Filippine), nel 2006 a Valencia (Spagna) e nel 2009 a Città del Messico. Quella di Milano sarà dunque la settima edizione. Il tema scelto, in stretta continuità con il convegno ecclesiale di Verona del 2006, è “La famiglia: il lavoro e la festa”. La macchina organizzativa si è messa in moto da tempo, le prime iniziative sono partite lo scorso settembre e in questi mesi stiamo entrando nel vivo della fase preparatoria dell’incontro. Sulla base dei numeri registrati in occasione dei precedenti appuntamenti, gli organizzatori attendono fino a un milione di persone per la Messa di domenica 3 giugno alla presenza del Santo Padre. Circa la metà sono invece i partecipanti attesi alla festa di sabato 2 giugno, anch’essa alla presenza del Papa. Annunciando la sua partecipazione all’incontro con una lettera al cardinale Dionigi Tettamanzi, Benedetto XVI scriveva: “Occorre promuovere una riflessione e un impegno rivolti a conciliare le esigenze e i tempi del lavoro con quelli della famiglia e a recuperare il senso vero della festa, specialmente della domenica, pasqua settimanale, giorno del Signore e giorno dell’uomo, giorno della famiglia, della comunità e della solidarietà”. Proprio la quotidianità della vita familiare è al centro dell’attenzione, della riflessione e della preghiera, come occasione di cammino nella società e nel mondo. Il lavoro e la festa sono modalità privilegiate attraverso le quali la famiglia, luogo di relazioni, abita lo spazio sociale di vita e di lavoro e riesce a umanizzare il tempo in occasione della festa. Su questi binari scorre la strada per riscoprire la famiglia come “patrimonio di umanità” e riportarla al centro delle attenzioni non soltanto della Chiesa ma dell’intera società e, magari, della politica. Intenso il programma dell’Incontro. Martedì 29 maggio vi sarà l’accoglienza dei partecipanti. Mercoledì 30, giovedì 31 maggio e venerdì 1 giugno 2012: Congresso internazionale teologico-pastorale con relazioni e seminari sul tema “La Famiglia: il lavoro e la festa”, riflessioni sulle politiche per le famiglie, incontri con esperienze significative del territorio; eucaristie nelle parrocchie o per gruppi linguistici; festa nelle città e nelle parrocchie di riferimento. Venerdì 1° giugno è poi in programma una serata al Teatro alla Scala per le delegazioni provenienti dalle varie nazioni e un’adorazione eucaristica in Duomo. Sabato 2 giugno, festa delle testimonianze con la presenza di Benedetto XVI. Domenica 3 giugno, infine, la Santa Messa presieduta dal Papa.