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COMUNICATI
Presentazione del nuovo lavoro di don Marco Pozza
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Presentazione del nuovo lavoro di don Marco Pozza
Presentazione del nuovo lavoro di don Marco Pozza
Titolo: "Dire Dio. Tra cocktail, graffiti e canto gregoriano"
Autore: Marco Pozza
Prefazione: Mons. GianCarlo Maria Bregantini, Arcivescovo Metropolita di Campobasso - Bojano
Pagine: 124
Costo: 9,50
Casa Editrice: ISG Edizioni
Uscita: ultima settimana di settembre 2010
(Presentazione a cura dell'autore)
Oggi non è facile dire Dio seduti in mezzo ad un pantheon di idoli dove sembra esserci posto per tutti e per nessuno: per chi uccide in nome di Dio, per chi vive etsi Deus non daretur, per chi si trastulla al tepore di una funesta indifferenza. Sopratutto se il destinatario della nostra predicazione è quel ragazzo che bivacca sui gradini della chiesa: tra cocktail, graffiti e canti gregoriani. Dio non è scomparso dalle loro menti: forse è stato semplicemente offuscato da cuori che sono specchi di biografie confuse e disordinate in un'epoca dove l'apostasia è l'allontanarsi dal Volto di Cristo, cessare un'appartenza, firmare una frattura. Per chi ancora abita le chiese, invece, il rischio è quello di vivere su di un'ambiguità: essere cristiani senza diventarlo, praticanti senza un cammino di fede, quasi turisti distratti saliti su un treno del quale s'ignora la provenienza e, forse, la destinazione. Ritrovare uno stile nuovo è la sfida che si pone innanzi a chiunque voglia addentrarsi da protagonista nell'avventura lacerante della fede.
Quello del nostro lavoro è un percorso che si snoda dal basso verso l'alto: dai gradini della Chiesa degli Artisti di Roma - emblema di mille altre chiese - alla Bellezza di un Uomo crocifisso per amore. Passando per una sfida culturale che - sollecitati dal magistero di Benedetto XVI - invita ad allargare l'immaginazione per tornare protagonisti dell'esistenza.
Il libro è suddiviso in un incipit, colorato coi colori di chi con i giovani condivide l'anagrafe e l'appartenenza, e quattro parti.
La prima parte - attraverso l'immagine familiare della soglia e dello sgabello - è un'incursione all'interno della cultura odierna dove Dio non è stato sfrattato ma semplicemente messo "tra virgolette" e l'identità del cristiano viaggia tra l'essere forestiero, esiliato o guerriero. Complice forse, quella specie di catechismo e di pastorale decomposta che tanto faceva intristire il curato di Bernanos. La sezione termina con l'analisi dell'episodio di Paolo sulla piazza di Atene: l'apostolo seppe cogliere il desiderio nascosto dietro l'apparente indifferenza, la poesia dietro la dialettica, la spiritualità dietro il paganesimo. Dimostrò capacità di orientamento in un difficile contesto culturale fino ad elaborare una sua teologia che non si limitò a rinnegare gli errori ma a far tesoro di quelle intuizioni presenti in quel mondo prima solamente foresto e pagano.
La seconda parte è un'introspezione diretta nel mondo giovanile, un teologare su quei gradini dove il Deus è diventato velocemente absconditus. Attraverso un'analisi del mondo delle emozioni e dei sentimenti, si andrà cercando uno stile ospitante che permetta di calarsi nell'anima giovane - convinti che «in interiore homine habitat veritas» - per accendere la curiosità verso l'Alto. La cultura e la chiesa per troppo tempo hanno firmato un mandato di cattura sulle emozioni: un problema da dominare piuttosto che una risorsa da accompagnare a pienezza. Eppure nei salmi i giovani sono «come frecce in mano ad un eroe» (Sal 127,3). Ma oggi le frecce sembrano spuntate, incapaci di centrare bersagli che procurino la soddisfazione e l'ordine del cuore oltrechè dell'immaginazione. Seduti sulla soglia del senso comune, lentamente assistiamo all'infiacchirsi di due dinamiche esistenziali fondanti e fondamentali. In primis per quanto riguarda la coscienza: una coscienza indifferenziata impedisce all'uomo la consapevolezza della sua dimensione interiore, l'esistenza cioè di quello stato dell'essere in cui l'uomo è pienamente presente a se stesso. E in seconda istanza s'addensano nubi minacciose sulla dimensione immaginativa della creatura: impoveriti e derubati delle immagini, ci scopriamo defraudati della chiave che regala la libera possibilità di frequentazione nelle strade del Vangelo. Immaginazione che nel nostro percorso potrebbe abitare la zona sinonimica del desiderio: sui gradini di quella chiesa un'immaginazione ferita diventa ben presto la traduzione affettiva di un desiderio ferito. E una coscienza poco formata ostacola la ricerca dei perchè capaci di significare l'esistenza. Del perchè su Dio.
La terza parte è un'elaborazione - umile nella sua appassionata ricerca - di incursioni atte a sorprendere e risvegliare l'immaginazione giovane. Intuire che la corretta forma di relazione non può che essere «uno stile di pastorale ospitante», profondamente rispettosa dell'identità altrui, e tesa come un giocatore di scacchi a indovinare la mossa che possa aiutare loro a semplificare la lettura della vita, accogliendo così quel grido che, «tacitamente ignorando, ci stanno lanciando con la loro apostasia silenziosa: liberateci!». Proprio su questo liberateci si apre una triplice strada creativa sul mondo giovane: liberare le parole, liberare i gesti, liberare il tempo. Per liberare la nostalgia di Dio.
La quarta funge da appendice. Ed è l'analisi di un parallelo tutto evangelico: dal lupo del bosco - «Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi» (Lc 10,3) - al pirata del mare, di cui il web è un prolungamento felice e provocante. E' un tentativo di analizzare come il Vangelo, nello scorrere del tempo, chieda creatività fedele nell'essere annunciato e annunciabile.
E' un lavoro si rivolge a coloro che hanno a cuore - per missione o per passione - il mondo della giovinezza. Potrebbe entrare nelle parrocchie come nelle aule di pastorale giovanile, laddove prima di elaborare qualche strategia pastorale s'avverta la delicata nostalgia di guardare il volto dei destinatari della pastorale.
Il testo, dunque, si mostra come un viaggio appassionante che unisce la riflessione, l'azione e la contemplazione di quel mondo che, pur
dis-affezionato a Dio, rimane pur sempre braccato dalla sua grazia.
Autore: Marco Pozza
Prefazione: Mons. GianCarlo Maria Bregantini, Arcivescovo Metropolita di Campobasso - Bojano
Pagine: 124
Costo: 9,50
Casa Editrice: ISG Edizioni
Uscita: ultima settimana di settembre 2010
(Presentazione a cura dell'autore)
Oggi non è facile dire Dio seduti in mezzo ad un pantheon di idoli dove sembra esserci posto per tutti e per nessuno: per chi uccide in nome di Dio, per chi vive etsi Deus non daretur, per chi si trastulla al tepore di una funesta indifferenza. Sopratutto se il destinatario della nostra predicazione è quel ragazzo che bivacca sui gradini della chiesa: tra cocktail, graffiti e canti gregoriani. Dio non è scomparso dalle loro menti: forse è stato semplicemente offuscato da cuori che sono specchi di biografie confuse e disordinate in un'epoca dove l'apostasia è l'allontanarsi dal Volto di Cristo, cessare un'appartenza, firmare una frattura. Per chi ancora abita le chiese, invece, il rischio è quello di vivere su di un'ambiguità: essere cristiani senza diventarlo, praticanti senza un cammino di fede, quasi turisti distratti saliti su un treno del quale s'ignora la provenienza e, forse, la destinazione. Ritrovare uno stile nuovo è la sfida che si pone innanzi a chiunque voglia addentrarsi da protagonista nell'avventura lacerante della fede.Quello del nostro lavoro è un percorso che si snoda dal basso verso l'alto: dai gradini della Chiesa degli Artisti di Roma - emblema di mille altre chiese - alla Bellezza di un Uomo crocifisso per amore. Passando per una sfida culturale che - sollecitati dal magistero di Benedetto XVI - invita ad allargare l'immaginazione per tornare protagonisti dell'esistenza.
Il libro è suddiviso in un incipit, colorato coi colori di chi con i giovani condivide l'anagrafe e l'appartenenza, e quattro parti.
La prima parte - attraverso l'immagine familiare della soglia e dello sgabello - è un'incursione all'interno della cultura odierna dove Dio non è stato sfrattato ma semplicemente messo "tra virgolette" e l'identità del cristiano viaggia tra l'essere forestiero, esiliato o guerriero. Complice forse, quella specie di catechismo e di pastorale decomposta che tanto faceva intristire il curato di Bernanos. La sezione termina con l'analisi dell'episodio di Paolo sulla piazza di Atene: l'apostolo seppe cogliere il desiderio nascosto dietro l'apparente indifferenza, la poesia dietro la dialettica, la spiritualità dietro il paganesimo. Dimostrò capacità di orientamento in un difficile contesto culturale fino ad elaborare una sua teologia che non si limitò a rinnegare gli errori ma a far tesoro di quelle intuizioni presenti in quel mondo prima solamente foresto e pagano.
La seconda parte è un'introspezione diretta nel mondo giovanile, un teologare su quei gradini dove il Deus è diventato velocemente absconditus. Attraverso un'analisi del mondo delle emozioni e dei sentimenti, si andrà cercando uno stile ospitante che permetta di calarsi nell'anima giovane - convinti che «in interiore homine habitat veritas» - per accendere la curiosità verso l'Alto. La cultura e la chiesa per troppo tempo hanno firmato un mandato di cattura sulle emozioni: un problema da dominare piuttosto che una risorsa da accompagnare a pienezza. Eppure nei salmi i giovani sono «come frecce in mano ad un eroe» (Sal 127,3). Ma oggi le frecce sembrano spuntate, incapaci di centrare bersagli che procurino la soddisfazione e l'ordine del cuore oltrechè dell'immaginazione. Seduti sulla soglia del senso comune, lentamente assistiamo all'infiacchirsi di due dinamiche esistenziali fondanti e fondamentali. In primis per quanto riguarda la coscienza: una coscienza indifferenziata impedisce all'uomo la consapevolezza della sua dimensione interiore, l'esistenza cioè di quello stato dell'essere in cui l'uomo è pienamente presente a se stesso. E in seconda istanza s'addensano nubi minacciose sulla dimensione immaginativa della creatura: impoveriti e derubati delle immagini, ci scopriamo defraudati della chiave che regala la libera possibilità di frequentazione nelle strade del Vangelo. Immaginazione che nel nostro percorso potrebbe abitare la zona sinonimica del desiderio: sui gradini di quella chiesa un'immaginazione ferita diventa ben presto la traduzione affettiva di un desiderio ferito. E una coscienza poco formata ostacola la ricerca dei perchè capaci di significare l'esistenza. Del perchè su Dio.
La terza parte è un'elaborazione - umile nella sua appassionata ricerca - di incursioni atte a sorprendere e risvegliare l'immaginazione giovane. Intuire che la corretta forma di relazione non può che essere «uno stile di pastorale ospitante», profondamente rispettosa dell'identità altrui, e tesa come un giocatore di scacchi a indovinare la mossa che possa aiutare loro a semplificare la lettura della vita, accogliendo così quel grido che, «tacitamente ignorando, ci stanno lanciando con la loro apostasia silenziosa: liberateci!». Proprio su questo liberateci si apre una triplice strada creativa sul mondo giovane: liberare le parole, liberare i gesti, liberare il tempo. Per liberare la nostalgia di Dio.La quarta funge da appendice. Ed è l'analisi di un parallelo tutto evangelico: dal lupo del bosco - «Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi» (Lc 10,3) - al pirata del mare, di cui il web è un prolungamento felice e provocante. E' un tentativo di analizzare come il Vangelo, nello scorrere del tempo, chieda creatività fedele nell'essere annunciato e annunciabile.
E' un lavoro si rivolge a coloro che hanno a cuore - per missione o per passione - il mondo della giovinezza. Potrebbe entrare nelle parrocchie come nelle aule di pastorale giovanile, laddove prima di elaborare qualche strategia pastorale s'avverta la delicata nostalgia di guardare il volto dei destinatari della pastorale.
Il testo, dunque, si mostra come un viaggio appassionante che unisce la riflessione, l'azione e la contemplazione di quel mondo che, pur
dis-affezionato a Dio, rimane pur sempre braccato dalla sua grazia.










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