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		<title>Sant'Antonio, centravanti di mestiere</title>
		<description>Discussione Sant'Antonio, centravanti di mestiere</description>
		<link>http://www.sullastradadiemmaus.it/pensiero-creativo/569-santantonio-centravanti-di-mestiere.html</link>
		<lastBuildDate>Fri, 10 Sep 2010 09:33:50 +0200</lastBuildDate>
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			<title>sant.Antonio...</title>
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			<description><![CDATA["tutta una vita in clausura, con la presunzione che questo sacrificio possa essere gradito a Dio ... non mi convince." ...ma ognuno ha la sua via per giungere gradito a Dio... Percorrevo a cammello la pista tra Geriville e El Abiod, ed ero diretto ad una zona desertica, per qualche giornata di solitudine.   Ad un certo punto della pista m'imbatto in un cantiere di lavoro. Una cinquantina di indigeni, guidati da un sottufficiale del genio, faticava a sistemare la strada rovinata dalle piogge invernali. Sotto il sole sahariano, non macchine, non tecnica: solo la fatica dell'uomo nel caldo e nella polvere a maneggiare per tutta la giornata la pala e il piccone.   Rimonto la fila del manovali disseminati sulla pista, rispondo al loro saluto, offro la mia "gherba" di 30 litri di acqua alla loro sete.   Ad un certo punto, tra le bocche che si avvicinano al collo della "gherba" per bere, vedo schiudersi un sorriso che non dimenticherò più.   Povero, stracciato, sudato, sporco: è frère Paul, un piccolo fratello che ha scelto quel cantiere per vivere il suo calvario e mescolarsi a quella pasta come lievito evangelico.   Nessuno avrebbe scoperto l'europeo sotto quegli abiti e quella barba e quel turbante ingiallito dalla polvere e dal sole.   Io conoscevo bene frère Paul, perché avevo fatto il noviziato assieme.   Ingegnere parigino, lavorava in una di quelle commissioni destinate a preparare la bomba atomica di Reganne, quando sentì la chiamata del Signore.   Lasciò ogni cosa e fu piccolo fratello.   Ora era lì; e nessuno sapeva che era un ingegnere: era un povero come gli altri.   Ricordo sua madre quando venne in occasione dei voti al noviziato.   "Mi aiuti, fratel Carlo, a capire la vocazione di mio figlio. Io l'ho fatto ingegnere, voi l'avete fatto manovale. Ma perché? O almeno vi serviste di mio figlio per quel che vale! No: dev'essere un manovale. Ma dite, alla Chiesa non ne verrebbe più decoro, più efficacia a farlo agire come intellettuale?".   "Signora, rispondevo io, ci sono cose che non si possono capire con l'intelligenza e il senso comune. Solo la fede ci può illuminare. Perché Gesù volle essere Lui povero? Perché volle nascondere la sua divinità e la sua potenza e vivere tra noi come ultimo? Perché, signora, la sconfitta della croce, lo scandalo del Calvario, l'ignominia della morte per Lui che era la Vita? No, signora; la Chiesa non ha bisogno di un ingegnere di più, ma ha bisogno di un chicco di grano di più da far morire nei suoi solchi. E più questo chicco è turgido di vita e sapido di cielo e di sole, e più sarà gradito alla terra che lo deve accogliere per la futura messe".   Quante cose non si possono capire su questa terra! Non è tutto un mistero ciò che ci circonda?   Che Paul sacrifichi se stesso, la sua cultura, la sua possibilità per amore di Dio e per amore dei suoi fratelli più abbandonati io lo capisco; ma capisco pure le reazioni di sua madre, e non solo di sua madre.   Quanti direbbero: peccato! una sì bella intelligenza, finire in un solco della pista sahariana. Avrebbe potuto costruire una rotativa per diffondere la buona stampa... E avrebbero anche ragione.   È difficile cogliere il punto giusto del mistero dell'uomo che è una parte del grande mistero di Dio. C'è chi sogna una Chiesa potente, ricca di mezzi e di possibilità, e c'è chi la vuole povera e debole; c'è chi dà vita e cultura e studio per arricchire di pensiero la filosofia cristiana, e c'è chi rinuncia anche a studiare per amore di Dio e del prossimo.   Mistero di fede!   A Paul non interessava "avere influenza" sugli uomini; gli bastava "pagare", "scomparire". Altri cercheranno altre vie e realizzeranno la loro santità in modo differente.   (Carlo Carretto)]]></description>
			<dc:creator>claudia</dc:creator>
			<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 19:27:22 +0200</pubDate>
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			<title>Un divino che non faccia fiorire l'umano? Non ci interessa...</title>
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			<description><![CDATA[La santità non consiste in un passione spenta, ma in una passione convertita. Dio non è presente dove è assente il cuore. E non ci interessa un divino che non faccia fiorire l'umano [...] La cosa più importante dell'esistenza restano i rapporti umani.[...] Smarrendo il cuore plurale, la vita spirituale vegeta come frutto di sottrazioni, si disidrata nell'illusione di amare Dio, perché non ama nessuno sulla terra! D'altra parte, si potrà perdere la polifonia dell'esistere anche coltivando soltanto rapporti umani; nell'ansia del riconoscimento e del significare tutto per l'altro, senza la luce dei grandi pensieri e di un grande amore, si corre il rischio di arrivare a un culto monotono dell'umano.[...] Il voto di celibato e di verginità comporta qualcosa della poligamia. Si tratta di mostrare che è possibile amare senza possedere. Il monaco non ha una donna, per poterne amare cento senza possederle. La monaca di clausura non ha un uomo, per poter essere amata da molti, ed essere a sua volta "amante universale". Se la verginità non produce poligamia, centuplo d'amicizia, è un segno spento. La verginità o è feconda o non è. Essere solo è essere di tutti. [...] Ermes Ronchi, I baci non dati]]></description>
			<dc:creator>Maddalena</dc:creator>
			<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 18:46:15 +0200</pubDate>
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			<title>RE: Sant'Antonio, centravanti di mestiere</title>
			<link>http://www.sullastradadiemmaus.it/pensiero-creativo/569-santantonio-centravanti-di-mestiere.html#comment-1474</link>
			<description><![CDATA[ Questa frase mi va venire in mente una mia considerazione sui religiosi che hanno fatto e fanno della clausura il loro stile di vita. De gustibus...., ma mi chiedo qual è il loro merito davanti a Dio? Un periodo di solitudine e di riflessione è auspicabile per tutti... (Gesù ha avuto bisogno di 40 giorni per ..schiarirsi le idee), ma passare tutta una vita in clausura, con la presunzione che questo sacrificio possa essere gradito a Dio ... non mi convince. Che la vita monastica o da eremita è un ottimo esercizio per fortificare lo spirito e per essere pronti ad affrontare la vita con più distacco, come i monaci buddisti,ma dedicare tutta la vita ad un esercizio che diventa fine a se stesso... mi da di vigliaccheria. Si è santi quando si resta tali in mezzo alla gente, come agnelli in mezzo ai lupi, come diceva Gesù, e non nascosti tra muri amici, rifuggendo le tentazioni, anziché affrontarle a viso aperto... Sono sicuro che pochi la pensano come me... ma mi piacerebbe sentire il parere del parroco o di chi ne sa più di me.]]></description>
			<dc:creator>adsocrate</dc:creator>
			<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 13:40:13 +0200</pubDate>
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