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		<title>L'uomo è un bambino sbadato (omelia)</title>
		<description>Discussione L'uomo è un bambino sbadato (omelia)</description>
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		<lastBuildDate>Mon, 06 Sep 2010 19:47:31 +0200</lastBuildDate>
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			<title>beatitudini</title>
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			<description><![CDATA[per me è un invito a cambiare prospettiva. Non fermiamoci al letterale ma proviamo a vedere queste indicazioni da altri punti di viata. E' una sfida anche per noi il guardare la nostra vita, le nostre azioni da una posizione diversa da quanto la nostra mente è allenata a proporci e troveremo sicuramente visuali diverse .... proviamoci ciao]]></description>
			<dc:creator>mauri_vall</dc:creator>
			<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 15:11:32 +0200</pubDate>
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			<title>RE: L'uomo è un bambino sbadato (omelia)</title>
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			<description><![CDATA[Il Vangelo di questa Domenica è il pezzo più difficile da interpretare... Io non mi ci sono mai soffermato troppo... e ho sempre rimandato l'approccio a quando avrei avuto più tempo per meditarlo... I commenti di Don Marco e di Diana sono belli sotto un certo aspetto, ma incompleti per potermi convincere... Non so cosa volesse dire Gesù e a che cosa si riferisse... Certamente non ai poveri e agli affamati nel senso tradizionale, altrimenti avremmo i 4/5 del pianeta felici e solo pochi ricchi infelici... Allora poveri di spirito... e cosa vuol dire? Il non avere sicurezza o fantasia non è un merito per essere ... beati. La cosa cozza con la parabola dei talenti.. dove ognuno è tenuto a sfruttare al massimo le proprie capacità, anche se minime, e non c'è posto per la "pigrizia" fisica e mentale. Le beatitudini, intese in un certo senso, sembrano un'elemosina e cozzano con la meritocrazia dei talenti... Ribadisco che non ho le idee chiare sul messaggio che Gesù ci ha voluto lanciare... ma sono convinto che la vera beatitudine è dentro noi stessi. Siamo noi beati o dannati a seconda del nostro atteggiamento nei confronti del creato (mondo, prossimo, calamità, provvidenza ...). Una bella frase diceva che "la felicità non consiste nell'avere ciò che si vuole, ma nel volere quello che si ha"... Abbiamo avuto la vita... e dovremmo essere già contenti di questo. Se abbiamo avuto il dono della vista... dovremmo ringraziare Dio che ci ha dato la possibilità di vedere tante cose belle, precluse a chi non vede.. Se abbiamo avuto il dono dell'udito... dovremmo essere contenti di poter udire tanti suoni meravigliosi che alcuni non hanno mai udito. Se abbiamo avuto il dono dell'olfatto, del gusto, se possiamo camminare, se possiamo muovere le dita, se siamo sani di mente e se non abbiamo grosse malattie... abbiamo ben oltre da essere felici, se le sappiamo apprezzare. Il di più, come la ricchezza, il successo, ecc... non sono cose negative in sé, dipende come li utilizziamo e che importanza diamo loro. L'aspirazione è leggittima, ma non dobbiamo mai dimenticare quello che abbiamo già e, se non dovessimo realizzare i nostri sogni, non dobbiamo disperarci e imprecare... abbiamo già avuto la nostra parte... il di più non è indispensabile per essere felici. Poi, se c'è un aldilà, è un ulteriore di più... il che non guasta.]]></description>
			<dc:creator>adsocrate</dc:creator>
			<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 17:29:08 +0200</pubDate>
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			<title>RE: L'uomo è un bambino sbadato (omelia)</title>
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			<description><![CDATA[È innato nel cuore dell’uomo il desiderio della felicità. Il vangelo parla di beatitudini e ciò ci trasferisce subito in una sfera non più solo umana. “Gesù dal monte detta la carta magna del cristianesimo”. Ci sconvolge, perché i motivi che egli pone come condizione della nostra possibile beatitudine contrastano radicalmente con la nostra mentalità. Egli comincia col proclamare beati i poveri. Noi, anche se in misura diversa, siamo invece affascinati dalla ricchezza. Accentua il contrasto quando Gesù dice che se abbiamo fame saremo beati, se piangiamo saremo consolati, se odiati e respinti dagli uomini saremo beati. A noi invece piace il benessere, la tranquillità, la gioia, il prestigio, gli onori e proclamiamo beati coloro che possono goderne. Tutto questo, tra l’altro, noi lo vorremmo tutto e subito. Gesù parla di una ricompensa che non è mai immediata, ma sempre da goderne in futuro, in uno stato di vita molto diverso da quello che conduciamo in questo mondo. Vuole dirci indirettamente che solo alla luce della fede vanno lette e vissute quelle beatitudini. Ci sollecita a scelte ardue e rischiose, ma anche ad un approdo finale di sicura ed eterna felicità. Ci invita a mettere a confronto valori diversi, alcuni visibili e fruibili immediatamente come il tempo, il denaro e tutte le umane sicurezze, altri nascosti ma splendidi per chi gode della certezza della fede come l’eternità, la gioia senza fine e le ricchezze che non consumano mai, ma crescono e diventano fonte inesauribile di beatitudine.]]></description>
			<dc:creator>Diana</dc:creator>
			<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 12:31:41 +0200</pubDate>
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